Che cosa fanno i droni VEDRÒ in Veneto e come vengono tutelate le persone riprese?

Il progetto regionale usa 35 velivoli e un team specializzato per monitorare territorio e infrastrutture. Funzioni, limiti e regole sulla privacy per i cittadini.

27 ottobre 2026 07:16
Che cosa fanno i droni VEDRÒ in Veneto e come vengono tutelate le persone riprese? -
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VENETO – I droni del progetto VEDRÒ non sono un servizio da chiamare né una flotta che sorveglia in modo continuo le persone. Sono strumenti della Regione del Veneto, sviluppati con ARPAV, per raccogliere dati tecnici sul territorio, aiutare le verifiche degli uffici e affiancare la Protezione civile nelle fasi di prevenzione, valutazione e documentazione. La risposta pratica per chi vede un velivolo regionale al lavoro è quindi semplice: non deve fare una richiesta o cambiare comportamento; può però sapere che le missioni hanno finalità istituzionali dichiarate e che le eventuali immagini di persone sono considerate accidentali, non l’obiettivo del volo.

L’aggiornamento è concreto. Il 24 ottobre la Regione ha comunicato che VEDRÒ, presentato al Festival delle Regioni di Firenze, conta 35 droni, oltre cento missioni in due anni e un team qualificato. Il progetto non introduce una nuova procedura per i cittadini e non sostituisce i canali ordinari per segnalazioni o richieste di aiuto. Serve piuttosto a rendere più rapido e preciso il lavoro pubblico su argini, corsi d’acqua, boschi, infrastrutture e altre aree che richiedono rilievi dall’alto.

La risposta breve: a cosa serve VEDRÒ

VEDRÒ – Veneto Droni nasce nell’Area Tutela e Sicurezza del Territorio della Regione, in collaborazione con ARPAV. La sua funzione è integrare i rilievi sul campo, le immagini satellitari e gli altri dati disponibili: un drone può osservare dall’alto una zona estesa, produrre immagini e misurazioni georeferenziate e consentire ai tecnici di valutare un punto senza dedurre informazioni da fotografie amatoriali o da una sola osservazione a terra.

Le finalità pubblicate dalla Regione sono molto specifiche. Riguardano il monitoraggio ambientale e territoriale; il supporto alle attività di Protezione civile connesse ai rischi idraulico, idrogeologico, meteorologico e sismico; le analisi termiche e multispettrali di edifici, vegetazione, aree naturali e infrastrutture; la produzione di ortofoto, modelli tridimensionali e dati topografici; la documentazione tecnica per opere pubbliche come ponti, argini, canali e interventi idraulico-forestali. Sono utilizzi diversi fra loro, ma hanno un punto comune: il drone è uno strumento di rilievo, non un servizio al pubblico da prenotare.

Questa distinzione evita equivoci. Un cittadino che nota un drone sopra un argine non deve pensare che sia in corso una verifica sulla propria abitazione o che si tratti automaticamente di un controllo individuale. Gli uffici regionali possono impiegare il mezzo in una missione programmata sull’area, per raccogliere elementi utili a una pratica, a un progetto o a un monitoraggio. Il dettaglio che rende utile VEDRÒ non è il semplice sorvolo: è la possibilità di produrre dati tecnici che poi devono essere letti da personale competente.

Che cosa cambia, e che cosa non cambia, per i cittadini

Per chi vive vicino a un corso d’acqua, a una zona boscata o a un’infrastruttura, la novità è una capacità operativa aggiuntiva della pubblica amministrazione. La Regione dichiara che l’impiego può sostenere controlli e attività istruttorie nelle materie di propria competenza, oltre alla pianificazione e alla documentazione delle opere. Non è però un nuovo sportello: VEDRÒ non sostituisce il Comune, il Genio civile, ARPAV, la Protezione civile locale o i canali già previsti per segnalare un problema.

Chi deve comunicare una situazione che richiede l’intervento degli enti non deve aspettare il passaggio di un drone, né inviare una segnalazione al progetto immaginando di attivare automaticamente un volo. Va usato il canale competente indicato dall’ente interessato. Allo stesso modo, vedere un drone in attività non autorizza ad avvicinarsi al punto di decollo, a ostacolare gli operatori o a lanciare il proprio apparecchio per riprendere la stessa area. Le missioni sono affidate a personale formato e inserite in procedure tecniche.

È utile anche non confondere VEDRÒ con altri progetti che hanno obiettivi diversi. I droni di soccorso sulle coste venete, per esempio, sono parte di un progetto transfrontaliero ancora in sviluppo e non sono un servizio già operativo per bagnanti o diportisti. Diverso ancora è il monitoraggio delle valli da pesca di Grado, legato a rilievi e ambiente lagunare. La parola “drone” non basta dunque a definire funzioni, competenze o modalità di utilizzo.

Se una persona compare nelle immagini: le regole sulla privacy

La parte più importante per un residente riguarda i dati personali. L’informativa regionale dedicata a VEDRÒ chiarisce che il trattamento non ha come finalità diretta la sorveglianza sistematica, il controllo delle persone o il monitoraggio dei loro comportamenti. Se in una fotografia o in un video compaiono una persona, una targa o una porzione di proprietà privata, la ripresa è descritta come accidentale e limitata a ciò che serve alla documentazione dell’attività, salvo i casi in cui l’acquisizione sia strettamente necessaria per accertamenti nelle materie regionali.

Non si tratta di una formula generica: la Regione indica anche le informazioni che possono essere prodotte durante le missioni. Le immagini RGB possono contenere incidentalmente volti, sagome, targhe o pertinenze; i dati termici non identificano le persone e non sono dati sanitari; quelli multispettrali riguardano riflettanza, vegetazione, stress idrico e indici agronomici; i dati geospaziali comprendono, fra l’altro, ortomosaici, nuvole di punti e modelli tridimensionali. La differenza conta perché una mappa del terreno e una ripresa ravvicinata non sono lo stesso tipo di dato né rispondono allo stesso scopo.

Le operazioni devono rispettare i principi di minimizzazione e necessità del GDPR. Nelle aree di decollo e atterraggio l’informativa prevede un avviso di primo livello, tramite cartellonistica o comunicazione verbale, con QR code. Chi desidera capire il trattamento, verificare i riferimenti del titolare o esercitare i propri diritti può consultare l’informativa privacy pubblicata dalla Regione, che riporta anche i contatti dell’Area Tutela e Sicurezza del Territorio e del responsabile della protezione dei dati.

Quali sono i limiti del progetto

Un drone migliora la qualità e la velocità di un rilievo, ma non prende decisioni amministrative da solo. Un’immagine dall’alto può orientare un sopralluogo, documentare lo stato di un’opera o rendere più leggibile un’area; non sostituisce la valutazione dei tecnici, gli atti degli enti competenti né le verifiche necessarie per un intervento. Per questo non è corretto presentare VEDRÒ come un sistema che “risolve” ogni criticità territoriale o che interviene autonomamente in qualsiasi punto del Veneto.

Il progetto non modifica neppure le regole per chi possiede un drone privato. La normativa italiana segue il quadro europeo: ENAC ricorda che dal 31 dicembre 2020 è applicabile il regolamento europeo sulle operazioni UAS, affiancato in Italia dal Regolamento UAS-IT per gli aspetti di competenza nazionale. Chi vola per hobby o lavoro deve quindi verificare categoria dell’operazione, zone geografiche, requisiti del pilota e dell’operatore: non può considerare un’iniziativa pubblica come un’autorizzazione implicita a volare nella stessa area. Le indicazioni aggiornate sono nella sezione Droni di ENAC.

La cautela vale anche per le aspettative sui risultati. La Regione parla di integrazione con dati satellitari e osservazione della Terra, non di una rete di velivoli sempre in aria. I numeri resi noti – 35 droni e più di cento missioni in due anni – mostrano una struttura organizzata, ma non indicano una copertura continua di ogni Comune o la disponibilità immediata di un mezzo per ogni richiesta. Ogni impiego dipende da competenze, priorità, condizioni operative e procedure dell’ente.

Perché questo progetto interessa anche chi non usa un drone

Il valore per la vita quotidiana sta nella qualità delle informazioni con cui vengono programmati controlli, manutenzioni e interventi pubblici. In un territorio segnato da fiumi, argini, pianura urbanizzata, aree agricole e rilievi, disporre di mappe aggiornate e misure dall’alto può rendere più mirata l’attività dei tecnici. È una tecnologia meno visibile di un cantiere, ma può incidere sulla fase che precede molte decisioni: capire dove osservare meglio, quali dati mancano e come documentare un’opera.

Il Nordest offre esempi di monitoraggio con finalità differenti. Nel Friuli Venezia Giulia, la rete di monitoraggi marini nel golfo di Trieste riguarda rumore e correnti nell’area portuale, non le missioni dei droni regionali veneti. Il confronto aiuta però a leggere il punto essenziale: tecnologie e sensori sono utili quando hanno una funzione definita, dati leggibili e responsabilità chiare, non perché sono semplicemente nuovi.

Che cosa conviene controllare nei prossimi aggiornamenti

Per il lettore, le informazioni davvero utili saranno quelle puntuali: nuove missioni pubblicate con una finalità specifica, progetti di rilievo legati a un’opera, aggiornamenti dell’informativa privacy o indicazioni operative degli enti. Conviene distinguere queste comunicazioni verificabili da video non contestualizzati sui social o da immagini riprese da lontano, che non permettono di sapere chi stia volando, per quale scopo e con quale autorizzazione.

In sintesi, VEDRÒ è già operativo come capacità della Regione e non come servizio a richiesta. I suoi droni servono a osservare e misurare il territorio, affiancando tecnici e Protezione civile; non sono pensati per la sorveglianza delle persone. Per chi viene ripreso incidentalmente esistono una finalità istituzionale dichiarata, misure di minimizzazione e un’informativa consultabile. È questa la domanda utile da farsi quando un drone compare sopra un’area veneta: non “posso chiamarlo?”, ma “quale attività pubblica sta supportando e quali regole proteggono i dati raccolti?”.

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