Nel Golfo di Trieste cresce la rete che misura rumore, correnti e impatti del porto
Sensori acustici, drifter e dati ambientali affiancano lo sviluppo portuale: cosa viene misurato, perché i controlli sono diversi e quali effetti possono avere per la costa e le imprese.
TRIESTE — Nel Golfo di Trieste il monitoraggio del mare sta diventando una rete di strumenti diversi, ciascuno utile a rispondere a una domanda precisa. C'è chi ascolta il rumore sotto la superficie, chi segue le correnti con piccoli galleggianti satellitari e chi mette i dati ambientali attorno al porto in relazione con le opere e con le attività dello scalo. Il cambiamento non è la comparsa di un unico apparecchio risolutivo: è l'integrazione fra misure che fino a pochi anni fa restavano più separate.
Per residenti, operatori portuali, pescatori, diportisti e imprese della costa questo non è un tema astratto. Il Golfo è un tratto di mare ristretto, poco profondo e molto utilizzato: vi convivono navigazione commerciale e passeggeri, attività nautiche, aree costiere, infrastrutture e habitat marini. Sapere come si muove l'acqua, quale rumore arriva sul fondale e quali pressioni vengono osservate serve a impostare valutazioni tecniche e, quando necessarie, misure di mitigazione. Non equivale a certificare automaticamente che un'opera sia sostenibile o che non abbia impatti: significa avere basi misurabili per decidere e verificare.
Tre misure diverse, una fotografia più completa del Golfo
Il primo tassello è il clima acustico subacqueo. Arpa FVG lo monitora nel Golfo da oltre dieci anni: i dati vengono raccolti una volta al mese in 13 stazioni. Come spiega l'Agenzia nel suo approfondimento su come si ascolta il mare, gli idrofoni possono essere calati da un'imbarcazione oppure lasciati sul fondale per registrazioni lunghe. Le tracce audio non sono una curiosità: vengono analizzate per intensità, frequenze, sorgenti e andamento nel tempo.
Nel mare davanti a Trieste il rumore di fondo può provenire da vento, pioggia e moto ondoso, ma anche da motori ed eliche di navi, traghetti, pescherecci e mezzi da diporto. In area portuale o di cantiere si aggiungono suoni impulsivi, collegati per esempio a costruzioni, manutenzioni o installazioni in mare. La ragione del controllo è documentata: molte specie usano il suono per orientarsi, comunicare, cercare prede o partner; un rumore intenso o persistente può alterare questi comportamenti. La raccolta dei dati, però, non consente di attribuire automaticamente ogni variazione a una sola attività: per questo i risultati acustici vanno letti insieme a condizioni del mare, traffico e dati biologici.
Il secondo tassello è quello delle correnti superficiali. Arpa FVG e OGS hanno avviato nel 2026 il secondo anno di sperimentazione con i drifter: strumenti passivi dotati di localizzazione satellitare che seguono il movimento dell'acqua. Nel 2025 sono stati effettuati cinque rilasci di 48 ore, in differenti condizioni meteo-marine; le traiettorie sono state confrontate con i modelli previsionali e con le osservazioni dei radar ad alta frequenza installati nel Golfo.
Non tutti i drifter raccontano lo stesso fenomeno. Quello denominato Code, con struttura a croce e vela, risente soprattutto della corrente; lo Stokes, a disco, è influenzato contemporaneamente da corrente, vento e onde. Già nelle prime 24 ore le due traiettorie possono divergere. È un risultato importante perché evita una semplificazione frequente: seguire un galleggiante non basta da solo a dire dove andrà qualunque sostanza o materiale in acqua. Gli strumenti sono complementari e servono proprio a validare e migliorare i modelli di previsione.
Il programma ufficiale prevede altri cinque rilasci bimestrali, con conclusione entro dicembre 2026. La nota tecnica di Arpa FVG chiarisce l'obiettivo: ampliare la base dati e rendere più affidabile la validazione numerica, anche a supporto della tutela ambientale marina. È la prosecuzione del lavoro raccontato da Nordest24 sui drifter impiegati nel Golfo, ma con un ciclo di osservazioni più esteso.
Il porto entra nel monitoraggio prima delle decisioni
Il terzo elemento riguarda il rapporto fra misure ambientali e pianificazione portuale. A luglio Arpa FVG e Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico orientale hanno sottoscritto un accordo valido fino al 31 dicembre 2030. L'intesa non crea un'autorizzazione generale per opere future: disciplina piuttosto il supporto tecnico-scientifico, il monitoraggio e le valutazioni preventive con cui accompagnare sviluppo e trasformazioni dello scalo.
Le matrici indicate sono ampie: acqua e ambiente marino, suolo e sottosuolo, sedimenti, qualità dell'aria e rumore. L'Autorità portuale si impegna a condividere le strategie di sviluppo; Arpa mette a disposizione competenze, analisi e valutazioni sugli effetti potenziali. Nel precedente approfondimento sull'accordo sui monitoraggi del porto di Trieste Nordest24 aveva evidenziato proprio questo passaggio: i controlli devono poter entrare nella fase in cui si esaminano le scelte, non limitarsi a fotografare la situazione dopo.
Per le imprese il punto concreto è la prevedibilità. Un porto competitivo richiede banchine, collegamenti, cantieri e servizi; una costa abitata richiede che le pressioni siano misurate con criteri trasparenti. In questo quadro, la rete non sostituisce le autorizzazioni ambientali né le singole prescrizioni: fornisce dati a chi le istruisce e a chi deve rispettarle. È una distinzione essenziale anche nel dibattito sulle tecnologie subacquee e sulle infrastrutture energetiche: il monitoraggio può rilevare parametri e cambiamenti, ma non elimina la necessità di progetti, valutazioni e atti pubblici specifici.
Perché rumore, correnti e qualità dell'acqua non sono sinonimi
Il rischio, quando si parla genericamente di “controllo del mare”, è confondere indicatori che rispondono a problemi diversi. Il rumore subacqueo misura una pressione fisica sull'ecosistema; i drifter descrivono il trasporto superficiale dell'acqua in condizioni determinate; i campionamenti chimici e biologici verificano invece parametri di qualità delle acque e dello stato ecologico. Anche i sedimenti, l'aria e il suolo portuale hanno metodi e tempi propri.
Questa separazione rende più utile il dato pubblico. Un bollettino oceanografico non può sostituire un'idrofono, così come una registrazione acustica non indica da sola la traiettoria di una corrente. Arpa FVG pubblica periodicamente il bollettino sullo stato oceanografico ed ecologico del Golfo: è il riferimento corretto per dati aggiornati su parametri marini, mentre il sito dell'Agenzia raccoglie le informazioni dedicate ai progetti acustici e ai drifter.
Il vantaggio pratico è soprattutto per chi deve valutare informazioni che circolano attorno a lavori, traffico nautico o nuovi servizi: prima di trarre conclusioni, è necessario chiedersi quale indicatore è stato misurato, in quale periodo e per quale finalità. Un singolo valore, isolato dal contesto, raramente descrive lo stato del Golfo.
La scala del problema è locale ma non finisce al confine
Il Golfo di Trieste è locale per chi vive sulla costa, ma l'Adriatico non ha barriere amministrative sott'acqua. Per questo il monitoraggio acustico rientra anche nella cooperazione transfrontaliera del progetto Undersea fra Italia e Croazia. La Direttiva quadro sulla strategia marina riconosce il rumore subacqueo come pressione da monitorare e gestire; mettere a confronto metodi e dati su scala di bacino rende le osservazioni più confrontabili.
Ci sono inoltre segnali di investimento che spiegano perché queste attività non restano solo sperimentali. A settembre la Regione ha destinato un milione di euro al progetto IHUB FVG-PNS, per nuovi progetti, la prosecuzione di Taras e uno studio di fattibilità geodetica, geofisica e ambientale sulle aree dell'Area Test Subacquei. La delibera non anticipa risultati né localizza automaticamente nuove opere: certifica però che la Regione finanzia una fase di ricerca, test e valutazione sulle tecnologie del settore.
Cosa cambia per la costa nel 2026
Il cambiamento verificabile è quindi organizzativo e conoscitivo. Entro fine anno i drifter aggiungeranno cinque campagne alla sperimentazione; la rete acustica continua a raccogliere dati mensili nelle 13 stazioni; l'accordo con l'Autorità portuale fissa fino al 2030 un canale stabile per mettere analisi ambientali e sviluppo dello scalo nello stesso percorso tecnico. Sono tre scale temporali diverse, ma convergenti.
Per cittadini e imprese la conseguenza più concreta è poter distinguere fra annuncio tecnologico e dato disponibile. I risultati da seguire sono quelli pubblicati da Arpa FVG, OGS, Regione e Autorità portuale, con località, periodo e metodo dichiarati. Le tecnologie subacquee possono aiutare a osservare meglio il Golfo; ciò che conta, per una costa che vive di porto e di mare, è che le misure diventino confrontabili nel tempo e utilizzabili nelle decisioni che la riguardano.