Electrolux, tavolo al Mimit senza svolta: il Friuli Venezia Giulia chiede stop agli atti unilaterali

Rosolen e Bini dopo il quarto confronto al ministero: nessun ritiro del piano, dubbi su esuberi, ricerca e possibili delocalizzazioni.

21 luglio 2026 18:00
Electrolux, tavolo al Mimit senza svolta: il Friuli Venezia Giulia chiede stop agli atti unilaterali -
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PORDENONE - Nessuna svolta sulla vertenza Electrolux dopo il quarto tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Per la Regione Friuli Venezia Giulia l'incontro di oggi, 21 luglio 2026, resta interlocutorio: l'azienda parla di possibili aumenti dei volumi produttivi legati a sostegni nazionali ed europei, ma non ha ritirato il piano sul tavolo e continua a non escludere ristrutturazioni finalizzate alla vendita e ipotesi di delocalizzazione.

A dirlo, al termine della riunione al Mimit, sono stati gli assessori regionali Alessia Rosolen, delegata al Lavoro, e Sergio Emidio Bini, assessore alle Attività produttive. Tra i nodi ancora aperti, la Regione segnala l'assenza di indicazioni su una riduzione delle eccedenze operaie, la mancanza di elementi certi sugli esuberi tra gli impiegati e i chiarimenti ancora attesi sulla futura organizzazione delle attività di ricerca e sviluppo.

I punti ancora aperti dopo il confronto a Roma

Secondo la valutazione della Regione, il confronto con la multinazionale svedese non ha ancora prodotto garanzie sufficienti per i siti italiani. Il tema centrale resta la tutela dell'occupazione e della capacità produttiva, in un quadro in cui l'azienda continua a collegare eventuali incrementi dei volumi a sostegni pubblici nazionali ed europei.

Rosolen e Bini hanno indicato tre punti ritenuti essenziali. Il primo riguarda il livello della trattativa: la vertenza, spiegano, deve rimanere nazionale e continuare a essere coordinata dal ministero, così da mantenere un'interlocuzione adeguata con un gruppo multinazionale come Electrolux. Il riferimento è al tavolo istituzionale aperto dopo settimane di confronto e alla necessità di evitare una gestione frammentata sito per sito. Sul tema del lavoro industriale in Friuli Venezia Giulia, nelle ultime settimane si è discusso anche della crisi Electrolux.

La richiesta: nessuna decisione unilaterale nei siti

Il secondo punto sollevato dalla Regione riguarda il metodo. Gli assessori sostengono che per arrivare a una soluzione condivisa serva tempo, ma che questo tempo debba essere gestito nel rispetto delle istituzioni e dei lavoratori. Per questo chiedono che l'azienda non assuma iniziative unilaterali sull'organizzazione del lavoro, sulle attività e sui volumi produttivi.

Secondo quanto riferito dagli esponenti regionali, segnali in questa direzione risulterebbero già presenti in alcuni stabilimenti. Da qui la richiesta di congelare scelte autonome dell'azienda mentre il confronto ministeriale è ancora aperto.

Electrolux, tavolo al Mimit senza svolta: il Friuli Venezia Giulia chiede stop agli atti
Electrolux, tavolo al Mimit senza svolta: il Friuli Venezia Giulia chiede stop agli atti

Chi ha partecipato al quarto tavolo Electrolux

Alla riunione plenaria convocata dal Mimit hanno partecipato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, le organizzazioni sindacali, i vertici italiani di Electrolux, i rappresentanti di Confindustria, le Regioni e i Comuni in cui si trovano gli stabilimenti della multinazionale scandinava, oltre a una delegazione di parlamentari.

L'incontro arriva dopo tre confronti tecnici bilaterali tra azienda e sindacati svolti tra giugno e luglio. Per la Regione, però, il passaggio odierno non ha ancora sciolto i nodi più pesanti: esuberi, tenuta dei volumi produttivi, prospettive industriali dei siti italiani e futuro della ricerca e sviluppo.

La posizione della Regione sui prossimi passi

Il terzo punto messo sul tavolo da Rosolen e Bini riguarda il ruolo delle Regioni. Il Friuli Venezia Giulia si dice disponibile a fare la propria parte insieme al ministero e alle parti sociali, ma solo dentro un vero piano industriale.

Per la Giunta regionale questo piano deve garantire la salvaguardia degli stabilimenti, dell'occupazione e dei volumi produttivi, accompagnando il sistema con un percorso concreto di rafforzamento dell'efficienza e della competitività dei siti italiani. Un'impostazione che richiama altre vertenze manifatturiere del territorio, come il caso Kito Chain Fusine, dove il nodo centrale resta quello della tenuta industriale e occupazionale.

Per ora, dalla riunione al ministero non è arrivato il ritiro del piano aziendale, né un chiarimento definitivo sugli esuberi del personale impiegatizio e sulla riorganizzazione della ricerca e sviluppo.

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