Fabio Mauri a Trieste: la mostra da vedere in autunno, orari e guida alla visita

Dal 2 ottobre al 19 dicembre allo Studio Tommaseo, fotografie, documenti e materiali d’archivio sulle performance dell’artista nel centenario della nascita.

22 settembre 2026 15:11
Fabio Mauri a Trieste: la mostra da vedere in autunno, orari e guida alla visita -
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TRIESTE — Non è una retrospettiva costruita per accumulo, né una mostra che si esaurisce davanti a una fila di opere da riconoscere. Fabio Mauri. A occhi non socchiusi, in programma allo Studio Tommaseo dal 2 ottobre al 19 dicembre 2026, mette al centro le performance con cui l’artista romano ha interrogato schermo, ideologia, memoria e storia. Per chi vive a Trieste o arriva in città nel fine settimana, è un appuntamento da segnare per tempo: l’inaugurazione è venerdì 2 ottobre alle 18 e la sede osserva il consueto orario dal martedì al venerdì, dalle 17 alle 20.

La mostra è proposta da Ephemera Festival in coproduzione con Trieste Contemporanea / Studio Tommaseo, curata da Sara Codutti e realizzata con lo Studio Fabio Mauri di Roma. Le date, l’indirizzo e l’orario di apertura sono indicati nella scheda ufficiale di Trieste Contemporanea: prima di organizzare una visita fuori dalla fascia ordinaria o in occasione dell’apertura, è sensato verificare sul canale dell’ente eventuali aggiornamenti. Al momento non è pubblicato un costo d’ingresso né una procedura di prenotazione; non sarebbe corretto indicare gratuità o biglietti senza una conferma diretta.

Le informazioni pratiche: quando, dove e cosa verificare

Il luogo è lo Studio Tommaseo, via del Monte 2/1, 34122 Trieste, nel centro cittadino. L’apertura della mostra è fissata per venerdì 2 ottobre alle 18; l’esposizione prosegue fino a sabato 19 dicembre. L’orario comunicato dalla sede è da martedì a venerdì, 17-20. Il riferimento telefonico pubblicato è 040 639187; è disponibile anche l’indirizzo e-mail [email protected]. Sono dati più utili di un itinerario improvvisato, soprattutto per chi pensa a una visita il sabato o vuole chiedere informazioni su accessibilità, gruppi e aperture eccezionali.

Il primo consiglio pratico è quindi semplice: non considerare il sabato incluso nell’orario ordinario. La durata dell’iniziativa permette di scegliere un pomeriggio in settimana, ma gli orari serali rendono la mostra adatta anche dopo il lavoro o come tappa conclusiva di una giornata in centro. Chi parte da fuori città può incrociarla con altri appuntamenti del periodo, tenendo distinti sede, calendario e modalità di accesso: dal 25 al 27 settembre il centro ospita Trieste Next con incontri diffusi e gratuiti, mentre il calendario di Mauri comincia la settimana successiva.

Che cosa si vedrà: non solo fotografie, ma la traccia delle azioni

Il progetto parte da un punto preciso: le performance di Fabio Mauri negli anni Settanta. In galleria non arrivano soltanto immagini in bianco e nero, ma anche documenti, appunti, lettere, bozzetti, inviti e materiali effimeri dell’archivio. È una scelta che cambia il modo di guardare la mostra. Una performance, per definizione, avviene in un tempo e in un luogo e non può essere semplicemente trasportata in una sala anni dopo; fotografie e carte non sono quindi un corredo secondario, ma gli strumenti per ricostruirne condizioni, idee e conseguenze.

Le immagini sono firmate, tra gli altri, da Elisabetta Catalano, Claudio Abate, Massimo Piersanti, Antonio Masotti e Maria Mulas. Il percorso è organizzato in sequenza cronologica e segue le diverse forme del lavoro di Mauri: azioni, proiezioni sui corpi, uso dello schermo, rapporto tra parola e gesto. Il visitatore non deve aspettarsi un’esposizione didascalica su un solo tema, né una raccolta di cimeli. Il filo è la domanda su come un’immagine, un corpo o un dispositivo tecnico possano rendere visibili le idee che attraversano una società.

Il punto d’ingresso è Il televisore che piange, happening televisivo del 1972. Mauri interruppe la normale programmazione RAI lasciando in onda un televisore bianco accompagnato dal lamento di una voce. Il gesto è essenziale, ma aiuta a capire perché la mostra parli anche al presente: invece di usare lo schermo per moltiplicare le immagini, l’artista lo trasforma nel soggetto stesso dell’attenzione. Non serve forzare un paragone con le abitudini digitali di oggi per coglierne la forza; basta osservare quanto resti attuale la domanda su ciò che guardiamo, su chi decide il flusso e su come un mezzo tecnico modella l’esperienza.

Memoria e ideologia: il tema richiede tempo, non consumo veloce

Nel percorso compaiono documentazioni di lavori come Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale von Hussel di passaggio per Roma (1971), Ebrea (1971), Ideologia e natura (1973), Oscuramento (1975), Intellettuale (1975), Dramophone (1976), Senza ideologia (1975 e 1978) e Europa Bombardata (1978). Sono titoli che rimandano a pagine e linguaggi difficili del Novecento. La mostra non chiede al pubblico di risolverli in una formula: invita piuttosto a guardare il modo in cui Mauri costruiva immagini e situazioni capaci di rendere inquieti, anziché rassicurare.

Questo è il motivo per cui la visita merita un po’ di tempo e non soltanto una sosta di pochi minuti. Le carte e le fotografie consentono di leggere le opere in più direzioni: come pratica artistica, come riflessione sui mezzi di comunicazione, come lavoro sulla memoria individuale e collettiva. L’ultima tappa, Ricostruzione della memoria a percezione spenta del 1988, è una conferenza-performance che intreccia parola e azione. È una chiusura significativa perché evita l’idea di memoria come archivio immobile: ricordare, nel lavoro di Mauri, è un atto che richiede attenzione, confronto e consapevolezza del linguaggio usato.

Per chi non conosce l’artista, è utile arrivare senza l’ansia di dover decifrare ogni riferimento storico. La presentazione dello Studio Fabio Mauri mette a disposizione biografia, selezione delle opere e catalogo generale online: una lettura prima o dopo la visita può aiutare, ma non è un requisito. Mauri, nato a Roma nel 1926 e morto nel 2009, è stato artista, autore, editore e intellettuale; lo Studio segnala fra i nuclei della sua ricerca disegni, schermi, collage, performance, proiezioni e installazioni. La pluralità dei mezzi è già una chiave per orientarsi davanti ai materiali esposti a Trieste.

Perché questa mostra trova un contesto naturale a Trieste

Trieste ha una relazione particolare con le mostre che usano documenti, archivi e linguaggi diversi per leggere il Novecento. Non è una ragione per sovrapporre esperienze differenti, ma spiega perché una mostra di questo tipo possa interessare anche chi non frequenta abitualmente l’arte contemporanea. Nelle stesse settimane, per esempio, la Biblioteca Stelio Crise ospita fino al 2 ottobre la mostra bilingue dedicata a Ubald Vrabec, costruita anch’essa attraverso materiali documentari; è un altro progetto, con un altro autore e un’altra sede, ma mostra quanto la città continui a proporre percorsi basati sul rapporto fra opere, biografie e archivi.

La scelta dello Studio Tommaseo, spazio raccolto e centrale, favorisce inoltre una fruizione diversa da quella dei grandi musei: non una maratona fra sale, ma un incontro concentrato con una ricerca. Chi desidera organizzare una giornata culturale può tenere presente anche che l’esposizione EXPOSURE a ITS Arcademy resta visitabile fino al 3 gennaio 2027, con orari e biglietto propri. L’accostamento può funzionare per contrasto — moda, immagine pubblica e creatività contemporanea da una parte; performance, schermo e memoria dall’altra — ma non va pianificato nella stessa fascia oraria senza verificare l’apertura delle due sedi.

Come preparare una visita che abbia senso

Un modo concreto per affrontare A occhi non socchiusi è scegliere due o tre domande, non cercare una risposta definitiva. Per esempio: che cosa cambia quando uno schermo smette di mostrare immagini? Che cosa resta di un’azione quando restano solo fotografie e documenti? In che modo un artista può parlare di ideologia senza trasformare una mostra in una lezione? I materiali dell’archivio servono proprio a far lavorare queste domande, non a consegnare uno slogan.

Può essere utile anche lasciare il telefono in tasca per una parte della visita e tornare su un’immagine che colpisce invece di fotografare tutto. È una raccomandazione pratica, non morale: il percorso riflette sullo statuto delle immagini e sull’attenzione dello spettatore. Guardare con calma una fotografia, leggere un appunto o mettere in relazione due documenti aiuta a cogliere la precisione con cui Mauri disponeva ogni elemento delle sue azioni.

Per famiglie e insegnanti, le fonti pubbliche consultate non annunciano al momento laboratori, visite guidate o attività specifiche. Chi desidera portare una classe o un gruppo di adolescenti dovrebbe quindi chiedere direttamente alla sede se siano previste proposte dedicate, senza assumere che l’inaugurazione o l’orario ordinario equivalgano a una visita organizzata. Anche sul prezzo, sulla prenotazione e su eventuali aperture fuori calendario la via corretta resta il contatto con Trieste Contemporanea.

La data da segnare e l’ultima verifica

La notizia concreta è questa: venerdì 2 ottobre, alle 18, si apre a Trieste una mostra che porta nella città il centenario di Fabio Mauri attraverso un nucleo focalizzato e raro, quello delle sue performance e delle loro tracce. Resterà aperta fino al 19 dicembre, dal martedì al venerdì fra le 17 e le 20 secondo l’orario pubblicato. È un’opportunità per chi cerca un appuntamento culturale non ridotto alla semplice novità del weekend e per chi vuole entrare nell’autunno triestino con una visita che mette alla prova lo sguardo.

Prima di partire, controllare nuovamente la pagina della mostra, annotare l’indirizzo esatto e verificare direttamente con la sede i dettagli non pubblicati è l’unico modo per evitare equivoci. Il resto può essere lasciato alla visita: davanti ai lavori di Mauri, l’esperienza più utile non è arrivare con una soluzione pronta, ma concedersi il tempo di guardare senza gli occhi socchiusi.

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