Nova Gorica, a Kromberk inaugura “Fine del confine”: land art in quattro parchi
Alle 18.30 nel parco del Castello di Kromberk apre il progetto transfrontaliero con artisti da Italia, Slovenia, Messico e Argentina.
NOVA GORICA - Sabato 12 settembre 2026 alle 18.30 il parco del Castello di Kromberk ospita l’inaugurazione di “Fine del confine / Kromberk 2026”, progetto multimediale e transfrontaliero di land art che mette in rete quattro parchi tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia. Il percorso coinvolge Adventure Park Trieste a Ceroglie, nel comune di Duino Aurisina, il Parco San Giovanni di Trieste, il Parco Basaglia di Gorizia e il parco del Castello di Kromberk a Nova Gorica.
Curato da Katarina Brešan, il progetto porta a Kromberk le opere di Manolo Cocho (Messico), Alfred de Locatelli (Slovenia), Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz (Italia), Fabiola Faidiga (Italia), Guillermo Giampietro (Argentina), Peter Mignozzi e Matej Avbar (Slovenia). L’iniziativa nasce in collaborazione con Goriški muzej - Kromberk, Casa C.A.V.E. per L’Energia dei Luoghi, Gruppo78 con Past Future e M-ArTe con Pianeti Invisibili.
L’idea è quella di trasformare il parco di Kromberk in uno spazio senza confini, dove opere, immagini e suoni si inseriscono nel paesaggio naturale e costruiscono un dialogo tra segni, simboli e geometrie. Il progetto mette insieme installazioni nella natura, fusioni sonore, videoproiezioni e le azioni performative di Lara Baracetti, presenza che accompagna l’intero percorso artistico.
Le opere e i linguaggi del progetto
Le videoproiezioni sono curate da Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz con il contributo dell’artista visivo, musicista e ingegnere Max Jurcev, autore della lingua artificiale MUPLO. La riflessione, spiegano gli ideatori, ruota attorno al superamento dei confini geopolitici ma anche di quelli tra ragione e follia, tra vita e morte, tra veglia e sogno, tra esterno e interno.
Tra gli interventi annunciati c’è “Contro corrente” di Peter Mignozzi e Matej Avbar: una struttura amorfa costruita con strisce di bambù che lavora sull’architettura di una torretta in pietra e rovescia il rapporto tra uomo e natura, con la vegetazione che si riappropria degli spazi. I due artisti, già impegnati insieme in un precedente progetto di land art, tornano a collaborare proprio nel parco del castello.
Alfred de Locatelli presenta invece “Harpy”, opera che prende la forma di un’entità astratta, quasi un corpo in volo, realizzata con materiali riciclati. Il lavoro si muove tra astrazione e figurazione e richiama il tema del distacco dal proprio elemento originario, tra improvvisazione, inconscio e mistero dell’esistere.
Da Trieste a Gorizia, il filo transfrontaliero
“Brillantezza” di Fabiola Faidiga mette al centro rami spezzati e materiali lucenti che simulano un risarcimento impossibile alla natura ferita dall’azione umana. L’artista costruisce così un kintsugi simbolico che, invece di sanare davvero la frattura, ne evidenzia l’artificialità.
Con “Cerchio”, Manolo Cocho lavora sul simbolo dell’infinito e sull’idea di un viaggio senza inizio né fine. La sua ricerca attraversa pittura, video, fotografia e installazioni, con un’attenzione costante alla natura e ai suoi ritmi, tema che torna spesso anche nelle esperienze di land art.
Collaborazioni e inaugurazione
“Fine del confine” è promosso da L’Energia dei Luoghi Festival del vento e della pietra ed è stato ideato da Fabiola Faidiga insieme a Guillermo Giampietro, Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz e Manolo Cocho. La tappa di Kromberk si presenta come uno dei momenti centrali del progetto, costruito su un intreccio di arti visive, suono, installazione e performance.
A Kromberk, però, il formato resta quello della land art diffusa: un’esperienza all’aperto, nel parco del castello, dove le opere di Manolo Cocho, Alfred de Locatelli, Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz, Fabiola Faidiga, Guillermo Giampietro, Peter Mignozzi e Matej Avbar dialogano con il paesaggio naturale e con il tema del confine.