Fotovoltaico sui campi agricoli, la Consulta conferma il divieto dei pannelli a terra

La sentenza n. 127 del 16 luglio 2026 conferma il divieto nelle aree agricole per gli impianti che impediscono la coltivazione e lascia.

21 luglio 2026 10:24
Fotovoltaico sui campi agricoli, la Consulta conferma il divieto dei pannelli a terra -
Condividi

TRIESTE - La Corte costituzionale ha confermato la legittimità del divieto di installare impianti fotovoltaici con pannelli collocati direttamente a terra nelle aree agricole. La decisione, contenuta nella sentenza n. 127/2026 depositata il 16 luglio, respinge le questioni di incostituzionalità sollevate dal Tar del Lazio e fissa un principio destinato a incidere anche sul dibattito in Friuli Venezia Giulia: la tutela del suolo agricolo può prevalere sulla produzione energetica quando gli impianti impediscono la coltivazione.

Per il cittadino e per il territorio il punto pratico è questo: non viene bloccato tutto il fotovoltaico in agricoltura, ma solo quello realizzato con moduli appoggiati direttamente sul terreno, tali da sottrarre i campi alla loro funzione produttiva. Restano invece consentiti gli impianti agrivoltaici, progettati per permettere la prosecuzione dell’attività agricola o pastorale sotto o tra i pannelli.

Cosa dice la Corte costituzionale

Secondo la Consulta, il legislatore ha perseguito in modo legittimo un interesse pubblico preciso: evitare il consumo di suolo agricolo e preservarne la funzione produttiva, senza però compromettere del tutto lo sviluppo delle energie rinnovabili. La Corte ha quindi ritenuto ragionevole una disciplina che distingue tra campi fotovoltaici tradizionali a terra e sistemi compatibili con l’uso agricolo dei terreni.

Il principio indicato dalla sentenza è quello del bilanciamento tra obiettivi diversi ma tutti rilevanti sul piano costituzionale: la transizione energetica resta una priorità, ma deve convivere con la tutela del paesaggio, dell’ambiente e dell’agricoltura. In questo quadro, viene favorito l’agrivoltaico rispetto agli impianti che occupano stabilmente il suolo agricolo e ne impediscono la coltivazione.

Cosa cambia per i terreni agricoli

La decisione chiarisce un punto che negli ultimi mesi era al centro del confronto tra enti locali, imprese e proprietari: nelle aree agricole la produzione di energia solare rimane possibile, ma deve avvenire con soluzioni che non cancellino l’attività primaria. In sostanza, no ai pannelli posati direttamente a terra se trasformano i campi in superfici esclusivamente energetiche; sì invece a impianti che consentano di continuare a coltivare o a svolgere attività pastorali.

La sentenza offre anche un indirizzo più ampio sulle aree da privilegiare per il fotovoltaico: tetti, superfici già urbanizzate e sistemi agrivoltaici ritenuti compatibili con la produzione agricola. È proprio su questo punto che la decisione viene letta come un elemento di maggiore certezza normativa.

La posizione di Ape Fvg

Ape Fvg condivide l’impostazione della Corte e sostiene che sia necessario tutelare la vocazione produttiva dei suoli agricoli. Secondo l’Agenzia per l’energia del Friuli Venezia Giulia, sacrificare la produzione agricola in favore di quella energetica sarebbe incoerente, soprattutto in territori dove negli ultimi anni il tema dell’installazione di grandi impianti sui campi ha acceso il confronto tra Comuni, comunità locali e operatori del settore.

L’agenzia evidenzia che la pronuncia conferma una linea sostenuta da tempo nel lavoro di accompagnamento ai Comuni della regione verso una transizione energetica considerata corretta e rispettosa dei territori. L’obiettivo, viene ribadito, resta l’aumento della capacità rinnovabile installata, ma senza estendere gli impianti "a ogni costo e dovunque".

Il punto per il Friuli Venezia Giulia

Per il Friuli Venezia Giulia la sentenza rappresenta quindi un riferimento chiaro nel rapporto tra sviluppo delle rinnovabili e difesa del suolo agricolo. Il principio confermato dalla Consulta è che la diffusione dell’energia solare non giustifica una trasformazione indiscriminata dei terreni produttivi in campi fotovoltaici.

Resta invece aperta la strada dell’agrivoltaico, indicato come la soluzione compatibile con la prosecuzione dell’attività agricola o pastorale, mentre il divieto continua a riguardare gli impianti con pannelli posati direttamente sul suolo agricolo che ne impediscono la coltivazione.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail