Friuli Venezia Giulia, il 116117 cambia l’accesso alle cure non urgenti

Dopo l’estensione regionale di aprile, il numero per le richieste non urgenti ha gestito oltre 30mila contatti nel primo mese. Ora il raccordo con le Case della comunità porta il cambiamento dentro i territori.

30 ottobre 2026 11:09
Friuli Venezia Giulia, il 116117 cambia l’accesso alle cure non urgenti -
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FRIULI VENEZIA GIULIA – Per chi ha un bisogno sanitario che non è un’emergenza, il primo cambiamento non è un nuovo sportello ma un numero: 116117. Dal 13 aprile 2026 il Numero europeo armonizzato per le cure mediche non urgenti è attivo 24 ore su 24 in tutto il Friuli Venezia Giulia. La novità, però, non si esaurisce nella sostituzione della vecchia abitudine di cercare la guardia medica: il sistema sta diventando il punto di orientamento verso continuità assistenziale e servizi territoriali, comprese le Case della comunità.

È un passaggio rilevante in una regione nella quale le distanze, soprattutto nelle aree montane e nei comuni piccoli, pesano sull’accesso ai servizi. Per i residenti il risultato atteso è semplice da descrivere, ma più complesso da costruire: una richiesta non urgente dovrebbe arrivare al servizio adatto senza trasformarsi in un giro di telefonate, in un accesso improprio o in uno spostamento non necessario. I dati disponibili e gli ultimi passaggi organizzativi raccontano che il cambiamento è avviato; non autorizzano però a dire che tutte le Case della comunità offrano già ovunque gli stessi servizi o gli stessi orari.

Un numero regionale, non una nuova emergenza

Il 116117 è gratuito e non è il numero da usare quando c’è pericolo immediato o una situazione di emergenza: per quello resta il 112. La Regione Friuli Venezia Giulia lo definisce il contatto per attivare la continuità assistenziale, l’ex guardia medica, e per ricevere informazioni o essere indirizzati alla rete sanitaria e sociosanitaria territoriale. Non è invece un canale per prenotare una visita specialistica né sostituisce il medico di famiglia quando l’ambulatorio è aperto.

L’estensione regionale ha chiuso una fase a due velocità. La sperimentazione era partita nei territori di Gorizia e Trieste; dall’aprile scorso il servizio copre anche Udine e Pordenone. La scelta di una centrale unica serve a dare una risposta uniforme a chi chiama da un comune della Carnia, dal Friuli occidentale o dall’area giuliano-isontina, lasciando poi al sistema locale la presa in carico o l’indicazione concreta.

Il confine pratico resta fondamentale: il 116117 aiuta a capire dove rivolgersi per un problema non urgente che non può attendere; non effettua diagnosi a distanza e non è un filtro da attraversare prima di chiamare i soccorsi. Per orientarsi nei casi più comuni resta utile la guida di Nordest24 sulla differenza tra guardia medica, 116117 e pronto soccorso. La distinzione non è un dettaglio: usare il canale giusto riduce attese e passaggi inutili, senza ritardare l’aiuto quando serve una risposta di emergenza.

I numeri del primo mese: 30.844 chiamate e risposta immediata nell’86% dei casi

La prima fotografia completa è quella resa nota dalla Regione il 25 maggio. Dal 13 aprile al 12 maggio la centrale ha gestito 30.844 chiamate, circa mille al giorno. L’aggiornamento regionale indica una risposta immediata al primo contatto nell’86% dei casi e un’attesa media di circa 90 secondi.

Non sono dati che misurano da soli la qualità clinica dell’intero percorso, né dimostrano che ogni chiamata si sia conclusa con una visita evitata. Dicono però due cose concrete: il servizio viene usato e riesce a intercettare un volume molto ampio di domande. La provenienza mostra inoltre un fenomeno diffuso: la provincia di Udine rappresentava il 34% delle chiamate, Pordenone il 21% e Trieste il 20%. È la ragione per cui il 116117 non può essere letto soltanto come il numero della continuità assistenziale notturna o festiva: è una porta d’accesso regionale a una rete che ha nodi diversi da territorio a territorio.

Dalla telefonata ai servizi vicini: la rete delle Case della comunità

Il collegamento tra centrale e strutture di prossimità è oggi il punto più importante della riorganizzazione. A settembre, durante l’incontro con i sindaci del Tarcentino, la Regione ha chiarito che 116117 e Case della comunità lavorano nello stesso sistema: il primo orienta la domanda, le seconde sono uno dei luoghi nei quali la risposta può essere trovata. A fine settembre la Giunta ha parlato di circa trenta Case della comunità in rete con il 116117.

La rete non va confusa con un elenco di edifici identici. Le sedi hanno funzioni, tempi di attivazione e dotazioni che dipendono dall’azienda sanitaria e dal territorio. Il quadro Pnrr regionale prevede 23 strutture, alle quali la Regione ha scelto di aggiungerne nove con risorse proprie: una copertura più ampia, ma anche un cantiere organizzativo che richiede personale, raccordo con i medici di medicina generale e informazione chiara agli utenti.

Gli esempi locali aiutano a capire la scala del cambiamento. A Tolmezzo la Casa della comunità inaugurata ad agosto è destinata a servire 28 Comuni e oltre 35mila residenti della Carnia: un presidio pensato per un’area montana vasta, dove l’orientamento prima dello spostamento ha un peso particolare. Nel Friuli occidentale sono state attivate cinque sedi Pnrr – Sacile, Maniago, Cordenons, San Vito al Tagliamento e Spilimbergo – mentre Azzano Decimo è attesa entro la fine del 2026: qui il dettaglio sulle Case della comunità già operative nel Pordenonese.

Il nodo dei medici e perché conta per i cittadini

La parte meno visibile, ma decisiva, è l’integrazione con la medicina generale. Le Case della comunità possono dare una risposta di prossimità soltanto se professionisti, continuità assistenziale, infermieri e servizi sociali lavorano con percorsi riconoscibili. A Tarcento l’assessore regionale alla Salute ha indicato proprio questo come il passaggio ancora da definire: conciliare la presenza dei medici nelle Case con l’attività che continuano a svolgere nei loro ambulatori.

Per chi chiama non cambia il dovere di descrivere con precisione il bisogno, né spariscono i normali rapporti con il proprio medico. Cambia però il fatto che un operatore può indirizzare verso il nodo più appropriato della rete anziché lasciare il cittadino a cercarlo da solo. Questo è utile anche per l’assistenza programmata: il 116117 può orientare, ma l’attivazione dell’assistenza domiciliare segue una valutazione sanitaria e sociale dedicata. Nordest24 ha spiegato come viene avviato il percorso per l’assistenza domiciliare in Friuli Venezia Giulia e perché non è una prestazione da richiedere in urgenza.

Che cosa conviene ricordare

Il dato più utile non è soltanto il totale delle chiamate. È il cambio di percorso: una domanda sanitaria non urgente, in qualunque provincia del Friuli Venezia Giulia, può partire dal 116117 e arrivare a continuità assistenziale o servizi territoriali senza che il cittadino debba conoscere in anticipo tutta la mappa sanitaria. Il numero è disponibile giorno e notte; per emergenze o pericolo immediato resta il 112.

Il prossimo banco di prova sarà rendere questa rete comprensibile e concreta nei singoli territori. Le sedi di comunità sono in crescita e il collegamento con il numero unico è già indicato dalla Regione come parte del modello. Restano da verificare, sede per sede, servizi effettivamente offerti, orari e presenza dei professionisti. È la cautela necessaria per non trasformare una riorganizzazione in uno slogan: per residenti e famiglie conta sapere non solo che esiste una rete, ma quale risposta può dare vicino a casa.

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