Fvg, approvata la riforma del territorio: stop al Purg e nuove funzioni alle Province

La legge ridefinisce la pianificazione regionale e comunale, limita il consumo di suolo e fissa tempi e risorse per l’adeguamento dei piani.

01 ottobre 2026 20:50
Fvg, approvata la riforma del territorio: stop al Purg e nuove funzioni alle Province -
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TRIESTE - Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato il disegno di legge 90 sulla riforma del governo del territorio: una norma che manda in archivio il Piano urbanistico regionale generale, in vigore da quasi cinquant’anni, e introduce nuove regole per pianificazione urbanistica, rigenerazione urbana e tutela del suolo. Tra i punti più concreti per Comuni e cittadini ci sono il principio del saldo zero nel consumo di suolo, il nuovo ruolo delle Province e uno stanziamento di 3 milioni di euro per accompagnare gli enti locali nell’adeguamento dei piani.

La riforma ridisegna i livelli della pianificazione regionale, inserendo un livello intermedio di area vasta accanto a quello regionale e comunale. Al centro della legge ci sono il recupero del patrimonio esistente, la riduzione del consumo di nuovo suolo e strumenti più operativi per gli interventi di rigenerazione.

Il testo approvato si inserisce nel quadro della riforma urbanistica Fvg, che punta a rafforzare il recupero edilizio e a contenere l’espansione urbanistica non necessaria.

Consumo di suolo, rigenerazione urbana e nuovi ambiti

Uno dei cardini della legge è il consumo di suolo consentito soltanto in presenza di fabbisogni effettivi che non possano essere soddisfatti con la riqualificazione dell’esistente. La norma introduce il bilancio di consumo di suolo a saldo zero: ogni nuova trasformazione dovrà essere compensata da un recupero equivalente.

Sul fronte della rigenerazione urbana, la pianificazione viene orientata alla riqualificazione e rifunzionalizzazione degli edifici e delle aree già esistenti, con attenzione anche all’efficienza energetica e alla sicurezza sismica. Per i Comuni arriva un nuovo strumento, il Piano operativo, pensato per accelerare gli interventi di recupero urbano.

La legge interviene anche sul concetto di città pubblica, introducendo un insieme di dotazioni urbanistiche per riprogettare gli spazi urbani in chiave di rigenerazione. Entra inoltre in modo trasversale nella pianificazione il sistema verde e blu, indicato come leva per la resilienza climatica, la conservazione dei suoli permeabili e la gestione integrata dei rischi idrogeologici, sismici e antropici.

Cambia anche l’impostazione urbanistica tradizionale: la vecchia zonizzazione viene superata e sostituita dagli ambiti fisico-funzionali. Tra quelli previsti ci sono l’ambito residenziale misto, quello delle attività industriali, l’ambito delle attività commerciali e quello della rigenerazione urbana.

I nuovi livelli di pianificazione e il ruolo delle Province

La riforma individua come soggetti della pianificazione la Regione, i Comuni, le Province, i Consorzi di sviluppo economico locale e l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale.

I livelli previsti sono tre. A livello regionale il nuovo riferimento sarà il Piano di governo del territorio, che definirà l’assetto strutturale e strategico del Friuli Venezia Giulia, con obiettivi e indirizzi per lo sviluppo sostenibile. Questo strumento resterà distinto ma complementare al Piano paesaggistico regionale. Sempre nel livello regionale rientrano i Piani territoriali infraregionali dei Consorzi di sviluppo economico.

Nel livello intermedio entrano in campo le Province e i Sistemi territoriali locali, cioè raggruppamenti di Comuni che operano come sedi di concertazione e condivisione degli elementi strutturali e strategici attraverso accordi di copianificazione attivati dai Comuni. Sul tema resta aperto anche il confronto sul ddl 90, in particolare sul rapporto tra area vasta, Comuni e tempi di attuazione.

Per la pianificazione comunale vengono confermati i Piani regolatori comunali, che dovranno adeguarsi al nuovo Piano di governo del territorio dopo la sua approvazione, e i Piani attuativi comunali, che potranno essere proposti anche da privati. A questi si aggiunge il nuovo Programma operativo, pensato per rendere più agevoli gli interventi di rigenerazione urbana.

Cosa cambia per Province, mobilità e aree porto-città

L’articolo 14 assegna alle nuove Province funzioni precise: analisi delle dinamiche demografiche e della struttura socioeconomica del territorio per supportare la pianificazione, attuazione del Piano di gestione del rischio alluvioni e recepimento degli studi di microzonizzazione sismica, manutenzione delle strade di competenza, attuazione della rete ecologica locale e predisposizione dei Piani urbanistici della mobilità sostenibile.

Un capitolo specifico riguarda il rapporto porto-città. La Regione promuove l’intesa di pianificazione per le aree di interazione tra porto e tessuto urbano e per i collegamenti infrastrutturali di ultimo miglio. In questo ambito la competenza spetta ai Comuni tramite il Prc e alla Regione attraverso il Pti, previo parere dell’Autorità di sistema portuale.

La legge disciplina anche perequazione e compensazione, meccanismi pensati per riequilibrare gli effetti ambientali, economici e territoriali tra i Comuni di area vasta. Gli strumenti potranno essere utilizzati anche per trasferimenti di diritti edificatori, con l’istituzione di un registro pubblico dei diritti volumetrici.

Vas, banca dati unica e tempi di adeguamento dei Comuni

Alla Valutazione ambientale strategica viene attribuito un ruolo sostanziale nella verifica degli effetti cumulativi delle trasformazioni. Per i Comuni la procedura viene resa più semplice, integrata e operativa, grazie alla possibilità di utilizzare indicatori, dati e cartografie ambientali già elaborati dalla Regione e dai livelli intermedi.

Tra le novità c’è anche una banca dati territoriale regionale unica, un’infrastruttura informatica a supporto di tutti i livelli della pianificazione, e un Osservatorio regionale con compiti di monitoraggio e analisi dell’applicazione della riforma.

La disciplina tecnica di dettaglio sarà demandata a un regolamento di attuazione da emanare entro 180 giorni dalla pubblicazione della legge, previo parere della Commissione consiliare competente.

Quanto alle disposizioni transitorie, la legge entrerà in applicazione dalla data di entrata in vigore della Variante al Piano di governo del territorio, attualmente in fase di adozione. Da quel momento i Comuni avranno 3 anni per adeguare i propri piani regolatori al nuovo Pgt, che diventano 4 anni in caso di gestione associata. Il ddl 90 autorizza infine una spesa di 3 milioni di euro per sostenere i Comuni in questa fase di adeguamento.

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