Tasse, il conto “invisibile” delle famiglie FVG: 20.600 euro l’anno tra busta paga e consumi
CGIA: una famiglia tipo in FVG paga circa 20.600 euro l’anno tra imposte e contributi. Il 95,7% è trattenuto o incluso nei prezzi.
FRIULI VENEZIA GIULIA. Circa 20.600 euro all’anno, equivalenti a oltre 1.700 euro al mese, tra imposte, contributi e altri prelievi. È il conto elaborato dall’Ufficio studi della CGIA per una famiglia tipo del Friuli Venezia Giulia composta da due lavoratori dipendenti e un figlio a carico.
Ma il dato che colpisce di più è un altro: secondo l’elaborazione, il 95,7% del prelievo complessivo non viene materialmente pagato dalla famiglia attraverso un bonifico, un versamento o uno sportello. Arriva allo Stato attraverso trattenute effettuate direttamente sullo stipendio oppure attraverso imposte già incorporate nei prezzi dei beni e dei servizi acquistati.
Soltanto 887 euro all’anno, pari al 4,3% del totale, vengono invece versati direttamente dal nucleo preso come riferimento.
È questa la ragione per cui la CGIA parla di una sorta di “invisibilità” del prelievo fiscale, molto più marcata per i lavoratori dipendenti rispetto agli autonomi.
Quanto paga la famiglia presa come esempio
La cifra di circa 20.600 euro all’anno non rappresenta la spesa fiscale identica per tutte le famiglie friulane, ma deriva da una simulazione costruita dalla CGIA su un nucleo con caratteristiche precise.
L’ipotesi riguarda due genitori entrambi lavoratori dipendenti e un figlio fiscalmente a carico.
La famiglia possiede inoltre due automobili, ciascuna delle quali percorre circa 15mila chilometri all’anno, vive in un’abitazione di proprietà di 126 metri quadrati, dispone di circa 30mila euro di risparmi e presenta un Isee stimato in 23.232 euro.
Per le addizionali Irpef è stata utilizzata l’aliquota media regionale.
È quindi su questo profilo, e non sulla totalità indistinta delle famiglie del Friuli Venezia Giulia, che viene calcolato il conto finale.
Più di 13mila euro vengono trattenuti alla fonte
La parte più consistente del prelievo non passa mai materialmente dalle mani del contribuente.
Secondo l’elaborazione della CGIA, le imposte e i contributi trattenuti alla fonte valgono 13.030 euro all’anno, pari al 63,3% del totale.
Rientrano in questa voce, per esempio, le ritenute Irpef e i contributi previdenziali.
Il meccanismo è quello noto ai lavoratori dipendenti: il datore di lavoro agisce come sostituto d’imposta, calcola le somme dovute e le trattiene direttamente dalla retribuzione.
Il dipendente riceve quindi sul conto corrente lo stipendio netto, mentre una parte della retribuzione è già stata destinata a imposte e contributi.
Altri 6.676 euro sono dentro ciò che compriamo
C’è poi una seconda componente che la CGIA definisce delle tasse “nascoste”, non perché non siano previste dalla legge, ma perché il consumatore non deve effettuare un pagamento separato.
Il loro valore, nella simulazione, raggiunge 6.676 euro all’anno, pari al 32,4% del prelievo complessivo.
Dentro questa cifra rientrano l’Iva pagata sugli acquisti, le accise sui carburanti, il contributo al Servizio sanitario nazionale compreso nell’assicurazione Rc auto, l’imposta sulla stessa Rc auto e il canone Rai, oltre ad altre voci.
Quando si acquista un prodotto da 100 euro, insomma, il consumatore paga il prezzo finale senza dover versare separatamente l’Iva allo Stato. Lo stesso principio vale, con meccanismi diversi, per carburanti e numerosi altri beni e servizi.
Il 95,7% del prelievo arriva senza un pagamento diretto
Sommando i 13.030 euro trattenuti alla fonte ai 6.676 euro di imposte incorporate nei consumi, si arriva a 19.706 euro.
La cifra rappresenta il 95,7% del carico fiscale e contributivo stimato dalla CGIA per la famiglia presa come riferimento.
In altre parole, su circa 20.600 euro complessivi, quasi 20mila vengono prelevati o pagati senza che il contribuente debba compiere un atto materiale di versamento.
Ed è proprio questo elemento a spingere l’associazione degli artigiani di Mestre a parlare di una minore percezione del peso fiscale da parte dei lavoratori dipendenti.
Solo 887 euro vengono versati direttamente
Il quadro cambia quando si guarda alle imposte per le quali arriva concretamente una richiesta di pagamento.
Nel caso analizzato dalla CGIA si tratta principalmente di Tari e bollo automobilistico.
La famiglia versa direttamente 887 euro all’anno, appena il 4,3% dell’intero prelievo.
Questa è la parte del fisco che il contribuente percepisce maggiormente perché richiede un’azione concreta: aprire un avviso, accedere a un servizio online, effettuare un pagamento oppure recarsi fisicamente allo sportello.
La sproporzione tra i 19.706 euro trattenuti o incorporati nei prezzi e gli 887 pagati direttamente è alla base dell’analisi della CGIA.
Dipendenti e autonomi, due percezioni completamente diverse
Secondo l’Ufficio studi, questo meccanismo contribuisce anche a spiegare la diversa percezione del fisco tra lavoratori dipendenti e autonomi.
Per il dipendente una parte importante delle imposte viene gestita dal datore di lavoro.
Lo stipendio lordo e quello netto sono riportati in busta paga, ma il lavoratore non riceve materialmente le somme destinate al fisco per poi doverle versare.
Il professionista o il piccolo imprenditore, al contrario, deve normalmente provvedere in prima persona ai versamenti fiscali e previdenziali.
Il denaro entra quindi nella sua disponibilità e successivamente deve essere utilizzato per pagare imposte e contributi.
Secondo la CGIA questa differenza rende il peso fiscale molto più immediatamente percepibile per le partite Iva.
Il meccanismo degli acconti per gli autonomi
L’elaborazione mette sotto osservazione anche il sistema degli acconti Irpef.
Per lavoratori autonomi e professionisti il pagamento può infatti comprendere non soltanto il saldo relativo al periodo precedente, ma anche l’acconto per l’anno in corso.
Secondo la CGIA questo meccanismo può rendere più difficile percepire quale sia l’effettivo carico fiscale riferibile a un singolo anno.
L’associazione sottolinea inoltre come il sistema possa risultare particolarmente pesante nei periodi nei quali il reddito cambia significativamente.
Quasi un milione di contribuenti Irpef in FVG
Il Friuli Venezia Giulia conta, secondo i dati riportati nell’elaborazione, 960.295 contribuenti Irpef.
La componente numericamente più consistente è rappresentata dai lavoratori dipendenti: 538.796 persone.
Seguono 354.426 pensionati e 30.584 lavoratori autonomi. Vengono inoltre indicati 34.563 percettori di altre tipologie di reddito, come affitti, terreni o rendite finanziarie.
A questi numeri la CGIA affianca altri 36.910 soggetti che rientrano nel regime dei minimi, i quali non sono sottoposti al pagamento dell’Irpef secondo il regime ordinario considerato nell’elaborazione.
Udine concentra oltre 417mila contribuenti
È la provincia di Udine a presentare il numero più elevato di contribuenti Irpef del Friuli Venezia Giulia.
Sono 417.611, dei quali 14.264 lavoratori autonomi.
Al secondo posto si trova Pordenone, con 245.146 contribuenti, tra cui 7.802 autonomi.
Segue Trieste, dove vengono censiti 185.153 contribuenti Irpef, di cui 5.577 autonomi.
Chiude Gorizia, con 112.385 contribuenti, tra i quali 2.941 lavoratori autonomi.
Il quadro conferma il peso molto rilevante del lavoro dipendente e delle pensioni sulla platea fiscale regionale, pur in un territorio caratterizzato storicamente anche da una presenza consistente di piccole attività e partite Iva.
L’Irpef vale circa il 30% delle entrate fiscali
Un altro passaggio dell’analisi riguarda il tema dell’evasione.
La CGIA osserva che il confronto tra lavoratori dipendenti e autonomi non può essere limitato esclusivamente all’Irpef.
Quest’ultima è l’imposta che assicura il maggiore gettito individuale allo Stato, ma rappresenterebbe circa il 30% delle entrate fiscali complessive.
Resta dunque un ulteriore 70% di gettito proveniente da altre imposte.
Secondo l’associazione, per questo motivo il fenomeno dell’evasione non può essere attribuito esclusivamente al lavoro autonomo: il perimetro comprende una platea molto più vasta, che può includere società, lavoro nero e grandi gruppi economici, oltre ai singoli contribuenti.
Italia quinta nell’Ue per pressione fiscale
Il confronto europeo rafforza il quadro tracciato dalla CGIA.
Nel 2025, secondo i dati richiamati nell’analisi, la pressione fiscale italiana si è attestata al 43,1% del Pil, collocando il Paese al quinto posto tra i 27 Stati dell’Unione europea.
Davanti all’Italia vengono indicate Francia con il 46,1%, Danimarca con il 45,5%, Belgio con il 44,2% e Austria con il 44,1%.
La media europea è del 40,7%, quindi 2,4 punti percentuali più bassa di quella italiana.
Tra i principali partner economici dell’Italia, la Germania è al 41,8%, 1,3 punti sotto il nostro Paese, mentre la Spagna si ferma al 38,1%, cinque punti percentuali in meno.
Il vero nodo è quanto ci accorgiamo di pagare
L’analisi non sostiene che il 95,7% delle imposte non venga effettivamente pagato. Al contrario: quelle somme vengono incassate attraverso meccanismi che riducono il momento del pagamento diretto da parte del contribuente.
È quindi soprattutto una questione di percezione.
Per una famiglia di lavoratori dipendenti, il prelievo fiscale e contributivo avviene ogni mese attraverso la busta paga e ogni giorno attraverso consumi, carburanti, assicurazioni e acquisti.
Alla fine dell’anno, secondo il modello della CGIA, il conto arriva a circa 20.600 euro, ma soltanto 887 sono accompagnati da un pagamento effettuato direttamente dalla famiglia.
Un tema che si intreccia inevitabilmente con il potere d’acquisto dei nuclei familiari. Nel Nordest stanno emergendo segnali di difficoltà economica anche sul fronte dei consumi essenziali: a Padova, ad esempio, nei primi sette mesi del 2026 è aumentato del 17% il numero delle famiglie che chiedono pane attraverso la rete di assistenza.
La fotografia della CGIA riporta quindi l’attenzione non soltanto su quanto paghiamo, ma anche su come lo paghiamo e quanto siamo realmente consapevoli del peso complessivo di imposte e contributi sul bilancio familiare.