Gemona, chiuso il raduno della Protezione civile del Nord Italia nel segno del sisma del 1976
Alla caserma Goi-Pantanali la giornata conclusiva del raduno del Nord Italia. Al centro memoria del 1976 e ruolo dei volontari.
GEMONA DEL FRIULI - Si è chiuso oggi, 4 ottobre 2026, a Gemona del Friuli il Raduno interregionale del volontariato di Protezione civile del Nord Italia, appuntamento conclusivo di una due giorni che ha riportato al centro il valore del volontariato e la memoria del terremoto del 1976, nel cinquantesimo anniversario del sisma friulano.
La giornata si è aperta con la sfilata delle delegazioni partecipanti per le vie della città e si è conclusa alla caserma Goi-Pantanali, alla presenza del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, del governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e dell'assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità con delega alla Protezione civile Riccardo Riccardi.
Il cuore del messaggio istituzionale è stato il riconoscimento ai volontari, indicati dalla Regione come una componente decisiva del sistema nato dopo il terremoto. Fedriga e Riccardi hanno definito il volontariato un patrimonio del Friuli Venezia Giulia e un elemento fondamentale di una struttura che, dall'esperienza del 1976, si è progressivamente evoluta fino a diventare un riferimento anche oltre i confini regionali.
La chiusura del raduno arriva nelle stesse ore in cui in Friuli si è acceso il confronto sul futuro del sistema di Protezione civile, tra nuove emergenze, logistica e coordinamento tra istituzioni e volontari.
Il richiamo al modello Friuli
Nel suo intervento, Musumeci ha richiamato il "modello Friuli", nato dopo il sisma e basato sulla sussidiarietà. Secondo il ministro, proprio in questo territorio ha preso forma un sistema di cooperazione tra diverse componenti operative che ha contribuito all'evoluzione della Protezione civile italiana.
Fedriga e Riccardi hanno ricordato come, nei giorni più drammatici del terremoto, il Friuli abbia reagito costruendo un modello fondato sulla responsabilità dei territori e sulla collaborazione tra istituzioni. Un'impostazione che, nelle parole dei due esponenti regionali, mantiene ancora oggi il proprio valore e trova concretezza nella preparazione delle strutture e nell'impegno di chi sceglie di mettere tempo e competenze al servizio delle comunità.
Goi-Pantanali e la memoria del 1976
Uno dei passaggi più significativi della cerimonia ha riguardato il luogo scelto per la conclusione del raduno. Riccardi ha ricordato che la Goi-Pantanali è stata individuata tra i principali spazi del ricordo dei cinquant'anni dal terremoto e che proprio lì, nella tragedia del 1976, persero la vita anche 29 alpini.
Per l'assessore, ritrovarsi oggi in quel luogo restituisce il senso di una memoria che appartiene non solo alla storia del Friuli, ma all'intero Paese. Nel suo intervento ha ripercorso anche la fase successiva alla scossa del 6 maggio 1976, quando alla ricostruzione si accompagnò un progetto di sviluppo costruito sulla cooperazione tra Stato, Regione e Comuni.
Riccardi ha richiamato in questo quadro la linea seguita allora per mantenere vive le comunità locali, a partire dal lavoro, così da permettere alle persone di continuare a vivere nei propri paesi. Ha citato anche il ruolo dell'allora presidente della Regione Fvg Antonio Comelli e del ministro friulano Mario Toros, collegando quella stagione allo sviluppo delle infrastrutture e alla nascita dell'Università di Udine.
Dal terremoto alle emergenze di oggi
Nel suo intervento, Riccardi ha sottolineato che dalla grande macchina dei soccorsi attivata nel 1976 prese forma una visione che Giuseppe Zamberletti trasformò nel moderno sistema di Protezione civile, nel quale il volontariato continua a essere una componente essenziale, organizzata e integrata con le istituzioni.
L'assessore ha ricordato anche l'ampliamento delle attività affrontate negli anni dal sistema regionale: dall'accoglienza delle persone in fuga dalla guerra in Ucraina agli aiuti inviati in Turchia dopo il terremoto, fino all'esperienza della pandemia. Un quadro che, secondo la Regione, mostra come le esigenze operative siano cambiate nel tempo e richiedano oggi cooperazione e investimenti sul capitale umano, insieme alla valorizzazione delle competenze professionali e della disponibilità dei volontari.
Il raduno interregionale si era sviluppato tra Venzone, Gemona e altri comuni del territorio, con il coinvolgimento di centinaia di operatori: una mobilitazione raccontata anche nel servizio dedicato ai 400 volontari in Friuli impegnati tra esercitazioni, assistenza sanitaria e tutela dei beni culturali.
Il nodo delle responsabilità in emergenza
Nel corso della cerimonia, Riccardi ha dedicato un passaggio anche al provvedimento attualmente all'esame del Parlamento, pensato per chiarire le responsabilità di volontari e sindaci nelle situazioni di emergenza.
L'assessore ha spiegato che non si può chiedere disponibilità e generosità a chi opera per le comunità esponendolo a responsabilità non proporzionate o al rischio sul piano patrimoniale personale. Da qui il riferimento al confronto aperto con il Governo e il Parlamento e al ruolo del ministro Musumeci nell'aver raccolto le istanze delle Regioni.
La giornata di Gemona si è chiusa con il ringraziamento rivolto ai volontari della Protezione civile, indicati dalla Regione come uno dei lasciti più solidi del dopo terremoto e come una risorsa tuttora centrale nella risposta alle emergenze.