Il ghiacciaio del Montasio resiste al clima che cambia: spessore neve a 4 metri

Le misure di primavera sul ghiacciaio occidentale del Montasio mostrano una resilienza rara, nonostante un inverno povero di neve.

29 maggio 2026 22:11
Il ghiacciaio del Montasio resiste al clima che cambia: spessore neve a 4 metri -
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Tarvisio - Il ghiacciaio occidentale del Montasio continua a distinguersi nel panorama alpino orientale: nonostante il cambiamento climatico e un inverno con nevicate scarse e arrivate tardi, il piccolo corpo glaciale monitorato nelle scorse settimane mostra ancora una capacità di resistenza considerata singolare rispetto alla rapida riduzione osservata su molti altri ghiacciai.

Il monitoraggio primaverile ha riguardato uno degli ultimi ghiacciai sopravvissuti nell’arco alpino orientale. I rilievi vengono portati avanti da oltre 15 anni con due campagne ogni anno, in primavera e in autunno, per seguire l’evoluzione della massa glaciale e dell’accumulo nevoso.

Il dato preliminare più immediato emerso dalla misura di fine maggio riguarda lo spessore del manto nevoso nel punto in cui viene effettuata la misura di densità in trincea: nel 2026 sono stati rilevati 400 centimetri. Il dato va però letto tenendo conto che la misurazione è stata anticipata di circa dieci giorni rispetto al periodo abituale. Per questo motivo il valore viene considerato comunque in linea con il record negativo del 2022, quando erano stati misurati 310 centimetri, in un contesto segnato anche allora da un innevamento molto debole.

La serie storica disponibile dal 2009 aiuta a inquadrare meglio l’andamento: il valore massimo registrato è stato di 740 centimetri nel 2011, mentre il minimo resta quello del 2022. La misura di primavera serve a calcolare il volume di accumulo della neve invernale, uno degli elementi chiave per valutare il bilancio di massa annuale del ghiacciaio.

Perché il Montasio è un caso particolare

Il ghiacciaio del Montasio rappresenta un’eccezione per diversi motivi. Si trova infatti a una quota compresa tra 1.860 e 2.050 metri, caratteristica che lo rende il ghiacciaio posto più in basso di tutto l’arco alpino. Nonostante questo, nel tempo ha mostrato una resilienza superiore a quella di molti altri corpi glaciali.

A favorirne la tenuta concorrono diversi fattori: l’esposizione a nord, che lo protegge maggiormente dalla radiazione solare diretta; la posizione in una nicchia riparata; l’alimentazione continua da parte delle valanghe provenienti dai versanti soprastanti; e la presenza di detriti rocciosi in superficie, che contribuiscono a isolare il ghiaccio sottostante e a rallentare la perdita di massa dovuta alla fusione.

Il ghiacciaio del Montasio resiste al clima che cambia: spessore neve a 4 metri
Il ghiacciaio del Montasio resiste al clima che cambia: spessore neve a 4 metri

Il ghiacciaio ha un’estensione di circa sette ettari e viene osservato nell’ambito del monitoraggio nivologico e glaciale dei ghiacciai alpini, attività ritenuta essenziale sia per comprendere con maggiore precisione i cambiamenti climatici in atto sia per contribuire alla mitigazione dei rischi idrogeologici.

Come vengono effettuati i rilievi

Lo studio è condotto dall’Università di Udine, con l’equipe del professor Federico Cazorzi, in collaborazione con il personale della Struttura stabile centrale per l’attività di monitoraggio del manto nevoso e del rilievo dei fenomeni valanghivi del Corpo forestale regionale e con la Stazione forestale di Tarvisio. Il supporto logistico è garantito dalla Protezione civile regionale.

Le misurazioni vengono oggi eseguite con un approccio integrato. Accanto alle misure dirette sul campo, ai sondaggi di spessore e alle misure di densità, che permettono anche il confronto con le serie storiche, vengono utilizzati rilievi satellitari e scansioni laser LiDAR da drone. Questi strumenti consentono di ricostruire con altissima precisione la topografia della superficie glaciale.

I dati raccolti sul Montasio, come sugli altri ghiacciai monitorati, sono finalizzati al calcolo dei bilanci di massa annuali. L’incrocio con le informazioni meteorologiche permette di ottenere un quadro molto preciso dell’evoluzione dei corpi glaciali e del clima nelle aree alpine.

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