Gilberto Zorat a Nordest24: lo sport che racconta vite, sogni e seconde partenze | VIDEO

Gilberto Zorat ospite a Nordest24: sport, storie, solidarietà e il nuovo spettacolo CrossRoads a Pozzuolo.

09 giugno 2026 22:20
Gilberto Zorat a Nordest24: lo sport che racconta vite, sogni e seconde partenze | VIDEO -
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Lo sport come racconto, la fatica come linguaggio universale, il microfono come responsabilità. Oggi, martedì 9 giugno 2026, alle 12.00, Gilberto Zorat è stato ospite di Roberto Mattiussi su Nordest24, in una diretta trasmessa sulla web tv, sul sito e sui canali social della testata.

Un incontro che non è stato soltanto la presentazione di un appuntamento teatrale. È stato un viaggio dentro il senso più autentico dello sport: quello che non si misura solo con il cronometro, con il risultato o con la classifica, ma con la capacità di raccontare le persone, ascoltarle, riconoscerne la fatica e trasformare ogni esperienza in una storia capace di lasciare qualcosa.

Gilberto Zorat, speaker, conduttore radiofonico e televisivo, presentatore di eventi sportivi e culturali, ha raccontato il percorso che lo ha portato dalle prime esperienze con il microfono fino al progetto CrossRoads, lo spettacolo che porterà in scena giovedì sera a Pozzuolo del Friuli, alle 20.00, all’Auditorium IPA.

Il ritorno davanti alle telecamere di Nordest24

La diretta si è aperta con un clima di familiarità. Per Gilberto Zorat, tornare davanti alle telecamere insieme a Roberto Mattiussi ha significato anche ritrovare un pezzo di strada già condivisa. Non un semplice passaggio promozionale, ma un incontro tra due modi simili di intendere la comunicazione: cercare storie vere, dare voce a chi spesso resta ai margini, illuminare percorsi umani che non sempre trovano spazio nei grandi circuiti mediatici.

Zorat ha ricordato come la sua amicizia professionale con Roberto Mattiussi sia nata proprio in uno studio televisivo, quando entrambi lavoravano a progetti capaci di guardare avanti, con una particolare attenzione alle persone e alle storie nascoste dietro gli eventi.

La filosofia emersa durante l’intervista è chiara: i numeri non sono l’obiettivo, ma possono diventare la conseguenza di un lavoro fatto con passione, attenzione e sincerità. Un video, un’intervista, un articolo o una diretta riescono a lasciare il segno quando intercettano qualcosa di autentico. È questa la linea editoriale che Nordest24 porta avanti anche attraverso i suoi contenuti video e gli approfondimenti dedicati al territorio, come accade con gli appuntamenti culturali e sociali raccontati nella sezione dedicata agli eventi, tra cui la Friuli Doc Run a Udine, con cinque gare tra sport e partecipazione.

Dalle retrovie al microfono

Il racconto di Gilberto Zorat parte da una confessione semplice: non è mai stato, come lui stesso ha spiegato, un grande campione. Eppure proprio nelle retrovie ha trovato le storie più belle.

Il suo ingresso nel mondo della conduzione sportiva nasce quasi per caso, durante una gara di nuoto in cui serviva qualcuno per presentare un grande campione, Milorad Čavić, argento olimpico a Pechino. Qualcuno gli mise un microfono in mano. Da quel momento, quella che era una passione si è trasformata prima in una seconda attività e poi nel suo lavoro.

La chiave, però, non è stata semplicemente parlare davanti a un pubblico. È stata la voglia di raccontare. Raccontare gli atleti, ma anche chi arriva dopo. Raccontare i vincitori, ma anche chi fatica, chi cade, chi si rialza, chi non ha una medaglia ma porta con sé una storia potente.

Nel corso della diretta, Zorat ha sottolineato più volte un concetto: le storie più profonde spesso si trovano dove non guarda quasi nessuno. Nelle pieghe degli eventi più grandi, nelle vite delle persone comuni, nei gesti spontanei che non finiscono sempre sulle prime pagine.

Le storie normali che diventano eccezionali

Uno dei passaggi più intensi dell’intervista è stato dedicato al valore delle persone comuni. Per Zorat, il pubblico cerca sempre di più storie sincere, vicine, riconoscibili. Persone normali che, davanti a una difficoltà, a una gara, a una malattia, a un limite personale o a una scelta coraggiosa, riescono a compiere qualcosa di straordinario.

Roberto Mattiussi ha collegato questa riflessione al lavoro quotidiano di Nordest24, che spesso racconta vicende territoriali, iniziative locali, esperienze di solidarietà, sport di base, eventi culturali e percorsi umani che meritano spazio. È un modo di fare informazione che non si limita alla notizia, ma cerca il significato che la notizia porta con sé.

Questa attenzione alle storie si ritrova anche in molte iniziative culturali del territorio, come la Notte dei Lettori a Udine, conclusa con il tutto esaurito in 29 stazioni, esempio di come cultura, comunità e partecipazione possano diventare racconto collettivo.

Il basket, la marea gialla e il tifo pulito

Durante la conversazione, Zorat ha ripercorso anche il suo legame con la pallacanestro. Da ragazzo giocava a calcio, spinto anche dall’ambiente familiare, ma la sua vera passione era il basket. Passava ore al campetto a tirare, fino a quando un allenatore lo notò e lo invitò a giocare.

Da lì nacque un amore rimasto vivo nel tempo. Un legame che si è riacceso in modo forte durante il periodo del Covid, quando iniziò a raccontare il basket attraverso interviste e contenuti dedicati. L’incontro con i giocatori di Cividale e l’invito al palazzetto gli aprirono un mondo nuovo. In quel contesto trovò quella che ha definito la sua “isola che non c’è”.

Da allora Zorat è diventato una voce riconoscibile del palazzetto, legata alla cosiddetta marea gialla, il tifo di Cividale. Ma il punto centrale, nel suo racconto, non è soltanto il calore del pubblico. È il modo in cui quel tifo viene vissuto: sostenere i propri colori senza insultare gli avversari.

Zorat ha raccontato di non aver mai sentito, in cinque anni, una parola fuori posto verso la squadra ospite. I tifosi avversari vengono accolti, applauditi e rispettati. Un modello controcorrente, in un tempo in cui troppo spesso le cronache sportive raccontano tensioni, aggressioni verbali e comportamenti sbagliati anche sugli spalti delle categorie giovanili.

Il fair play imparato dai più giovani

Il tema del rispetto ha portato la diretta verso uno dei racconti più forti: quello di una gara ciclistica giovanile. Zorat ha ricordato un episodio avvenuto durante un meeting regionale, con un giovane atleta in testa alla corsa che, dopo aver forato prima una ruota e poi l’altra, continuava a pedalare sui cerchioni.

All’ultima curva fu raggiunto dai due rivali diretti. Tutti si aspettavano il sorpasso. Invece i due ragazzi gli misero una mano sulla schiena e lo accompagnarono fino al traguardo.

Un gesto spontaneo, non suggerito da adulti o allenatori, ma nato dal riconoscimento del valore dell’avversario. È in momenti come questo che lo sport mostra la sua parte migliore: non solo competizione, ma educazione, rispetto, empatia.

Per Zorat, chi ha un microfono in mano ha anche il dovere di raccontare questi episodi. Non basta celebrare chi vince. Bisogna saper dare dignità a chi arriva ultimo, a chi lotta, a chi porta in gara una storia personale che spesso il pubblico non conosce.

Solidarietà, sport e malattia

La diretta ha poi toccato un terreno ancora più profondo: quello della solidarietà. Zorat ha spiegato che la beneficenza è una componente essenziale del suo percorso. Non esisterebbe, per lui, la stessa passione se gli eventi fossero soltanto competizione agonistica.

Il riferimento è andato a Ivan Gomboso, presidente del New Team, amico e promotore di iniziative solidali, tra cui eventi legati al sostegno delle persone affette da SLA. Durante l’intervista è stato ricordato anche l’impegno per Michele Roveredo e per Jacopo Verardo, giovane che combatte contro la distrofia di Duchenne.

Zorat ha usato parole molto forti per descrivere l’incontro con persone che affrontano malattie durissime. Ha spiegato che il loro amore per la vita non arriva come una carezza, ma come un pugno che responsabilizza. Un pugno che obbliga a guardare la vita in modo diverso, a smettere di considerare scontati il movimento, la salute, la possibilità di scegliere.

In questo senso, lo sport diventa rete. Diventa sostegno. Diventa un modo per dire a chi soffre che non è solo. Un principio che trova spazio anche in molte iniziative territoriali dedicate al benessere, alla partecipazione e alla comunità, come il Cinebike 2026 tra Cervignano e Udine, con una serata dedicata a donne e autonomia.

La maratona, il dolore e quella mano tesa

Tra gli episodi personali raccontati da Zorat, uno dei più significativi riguarda la sua prima maratona. Nata quasi come una sfida con il padre, quell’esperienza si trasformò in una lezione di vita.

Infortunato pochi giorni prima, decise comunque di presentarsi alla partenza della Maratona di Venezia. Arrivò a metà percorso con dolori fortissimi, si sedette a terra e pianse. A quel punto passò un ragazzo di Padova, gli tese la mano e rinunciò alla propria gara per accompagnarlo.

Camminando insieme, senza più pensare al tempo finale, Zorat scoprì un mondo fatto di persone e racconti. Vide sfilare atleti, amatori, storie personali, motivazioni profonde. Capì che dietro ogni pettorale c’è un motivo, spesso invisibile, che spinge una persona a correre.

Da quell’esperienza nacque una convinzione che ancora oggi guida il suo modo di stare agli eventi: l’ultimo merita lo stesso rispetto del primo. Anzi, a volte merita un’attenzione ancora maggiore, perché dietro l’arrivo di chi chiude una gara possono esserci fatica, dolore, lutti, rinascite e promesse mantenute.

Alex Zanardi e il senso dei limiti

Uno dei momenti più emozionanti della diretta è arrivato quando Roberto Mattiussi ha citato Alex Zanardi. Per Zorat, il ricordo di Zanardi è legato a un incontro pubblico a Udine, davanti a centinaia di persone, in una serata rimasta impressa nella memoria di entrambi.

Zorat ha raccontato di essersi sentito emozionato, quasi in difficoltà, davanti a una figura che considerava un idolo e un supereroe. Zanardi, con la sua naturalezza, lo invitò a essere se stesso, a non trattenere la propria energia.

Quel ricordo si è intrecciato con il dolore provato dopo l’incidente di Zanardi e con il legame con Katia Aere, atleta paralimpica che, secondo il racconto di Zorat, incrociò proprio lo sguardo di Alex in un momento decisivo del proprio percorso sportivo.

Zanardi è stato definito da Zorat un catalizzatore di energie positive. Una persona capace di vedere negli altri possibilità che loro stessi non avevano ancora visto. Un faro di positività in un tempo spesso cupo.

Da qui è nato anche il senso più profondo dello slogan “superare i propri limiti”. Non come esasperazione della prestazione, ma come invito a vivere al massimo delle proprie possibilità. Non guardare solo ciò che manca, ma ciò che resta. E domandarsi cosa si possa fare di indimenticabile con quello che si ha.

CrossRoads, quattro monologhi tra sport e memoria

Il cuore della diretta è stato anche la presentazione di CrossRoads, il progetto radiofonico diventato spettacolo teatrale. Zorat ha spiegato che il programma va in onda su Wildline Radio e che, puntata dopo puntata, ha raccolto 28 storie.

Ogni racconto richiede studio, ricerca, ascolto, letture e selezione. In media, ha spiegato Zorat, servono circa 20 ore di lavoro per costruire una puntata: libri, giornali, riviste, collegamenti, musica, documentazione, aneddoti e verifica delle informazioni.

Il passaggio al teatro è il coronamento di un sogno personale. A Pozzuolo del Friuli, giovedì alle 20.00, Zorat porterà in scena quattro monologhi. Non una semplice narrazione, ma uno spettacolo con musica, video, interazioni e sorprese.

Le storie annunciate durante la diretta attraversano sport, politica, diritti civili e memoria. La prima è quella di Peter Norman, l’uomo al centro della celebre foto del podio dei 200 metri a Città del Messico, accanto agli atleti con il pugno guantato. La seconda è dedicata a Nelson Mandela e al rugby come strumento di unificazione del Sudafrica. La terza racconta la nascita del Dream Team di basket, generata da sconfitte che portarono a un cambiamento epocale. La quarta, la più intensa, è dedicata a Johann Trollmann, pugile sinti perseguitato dal nazismo.

Quattro incroci, quattro svolte, quattro storie in cui lo sport non resta chiuso nel campo di gara, ma diventa specchio della società.

La biblioteca nell’era digitale

Uno dei passaggi più originali dell’intervista ha riguardato il metodo di lavoro. In un tempo dominato dall’intelligenza artificiale, dai motori di ricerca e dai contenuti immediati, Zorat ha raccontato di andare ogni giorno in biblioteca.

Non per nostalgia, ma per concentrazione. La biblioteca, per lui, è un luogo in cui il tempo torna ad avere un valore diverso. Lontano dalle distrazioni, si studia, si ascolta musica, si leggono libri e si costruisce la struttura delle storie.

La musica, ha spiegato, è una componente fondamentale della narrazione. Non accompagna soltanto il racconto, ma lo sostiene, lo completa, lo amplifica. Una canzone scelta bene può aprire una porta emotiva che le parole, da sole, non sempre riescono ad aprire.

In questo approccio c’è una lezione importante anche per il giornalismo e per la comunicazione: la velocità conta, ma senza profondità rischia di diventare rumore. La credibilità nasce dal tempo speso a capire, verificare e ascoltare.

La staffetta dei Castellieri e il valore del fare rete

Durante la diretta si è parlato anche della staffetta dei Castellieri, evento solidale legato al New Team e al sostegno alle persone affette da SLA. Zorat, speaker storico della manifestazione, ha raccontato un ambiente fatto di corsa, cammino, tramonto, festa e solidarietà.

Non si tratta solo di partecipare a una gara. Si tratta di esserci. Di condividere un tratto di strada, di correre o camminare per qualcuno, di trasformare la fatica in aiuto concreto.

L’edizione precedente ha registrato una partecipazione altissima, con oltre 180 staffette. Un segnale forte, secondo Zorat, di una comunità che sa ancora mobilitarsi quando al centro ci sono persone vere e bisogni concreti.

Il Friuli Venezia Giulia si conferma così un territorio ricco di iniziative capaci di unire sport, socialità e solidarietà, come accade anche per altri appuntamenti locali dedicati alla partecipazione e alla valorizzazione delle comunità, tra cui la festa solidale di Nimis per i 20 anni di “Diamo un taglio alla sete”.

Il messaggio ai genitori e ai giovani sportivi

Nella parte finale della diretta, Roberto Mattiussi ha chiesto a Zorat un messaggio rivolto soprattutto ai genitori dei giovani atleti. La risposta è stata netta: portare i figli a fare sport, qualunque sport, ma senza cercare ossessivamente la prestazione.

Lo sport deve essere prima di tutto un ambiente positivo. Un luogo dove imparare a stare con gli altri, rispettare le regole, fare squadra, aiutare ed essere aiutati.

Zorat ha ricordato che in una corsa, in una gara o in un palazzetto non dovrebbe contare da dove viene una persona, che lingua parla, in cosa crede o quali siano i suoi gusti. Conta la passione condivisa. Se questa consapevolezza venisse portata anche nella vita quotidiana, probabilmente ci sarebbero meno motivi per dividersi e più occasioni per costruire qualcosa insieme.

È un messaggio semplice ma potente, soprattutto in un tempo in cui anche lo sport giovanile viene talvolta attraversato da tensioni, pressioni e comportamenti sbagliati da parte degli adulti.

Il sogno che diventa responsabilità

La diretta di oggi a Nordest24 ha mostrato il volto più profondo di Gilberto Zorat: non solo speaker, non solo conduttore, non solo voce di eventi sportivi, ma narratore di vite. Un uomo che ha scelto di trasformare la passione in lavoro e il lavoro in un modo per restituire qualcosa agli altri.

CrossRoads nasce da qui: dagli incroci che cambiano la vita, dalle storie che sembrano laterali e invece spiegano il mondo, dagli atleti che non vincono ma insegnano, dai gesti di fair play, dalle persone malate che continuano ad amare la vita, dagli ultimi arrivati che meritano applausi, dai campioni capaci di diventare simboli.

L’appuntamento è ora per giovedì alle 20.00 a Pozzuolo del Friuli, dove Gilberto Zorat porterà sul palco quattro monologhi pensati per sorprendere, emozionare e far riflettere.

La chiusura della diretta ha lasciato una frase che riassume l’intero incontro: sognate sempre. Un invito che suona semplice, ma che dentro il racconto di Zorat assume un peso preciso. Sognare non significa ignorare la fatica. Significa attraversarla. Significa guardare ai propri limiti non come a un muro definitivo, ma come a un punto da cui ripartire.

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