Rotta balcanica simulata dagli alunni in gita, esplode il caso: Cisint a Nordest24 | VIDEO

A Nordest24 il caso della gita scolastica a Trieste: Cisint interviene su sicurezza, scuola e rotta balcanica.

01 giugno 2026 09:38
Rotta balcanica simulata dagli alunni in gita, esplode il caso: Cisint a Nordest24 | VIDEO -
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Il 27 maggio 2026 Nordest24 ha trasmesso un approfondimento dedicato al caso della gita scolastica che ha acceso il dibattito nazionale: due classi quinte elementari provenienti da Marostica, in provincia di Vicenza, sono state accompagnate a Trieste per un’attività legata al tema delle migrazioni e della rotta balcanica. Una vicenda che, nel giro di pochi giorni, ha superato i confini locali, dividendo opinione pubblica, mondo della scuola e politica.

Secondo quanto ricostruito durante la trasmissione, i bambini avrebbero partecipato a un percorso simbolico nel quale sarebbero stati fatti camminare scalzi, con gli occhi bendati, per simulare alcune condizioni vissute da chi percorre la rotta migratoria verso Trieste. Successivamente avrebbero distribuito pasti e calzini ai migranti insieme ai volontari, in un gesto presentato come esperienza di solidarietà. Proprio queste modalità hanno però provocato una forte reazione pubblica, con giudizi opposti: da una parte chi parla di educazione alla solidarietà, dall’altra chi ritiene l’iniziativa inadeguata per bambini di quinta elementare.

Ospite della puntata è stata l’europarlamentare Anna Maria Cisint, già sindaco di Monfalcone, che ha espresso una posizione durissima sull’iniziativa, definendola un episodio da leggere non solo sul piano educativo, ma anche su quello della sicurezza, della responsabilità scolastica e del rapporto tra formazione dei minori e temi politicamente sensibili.

La gita da Marostica a Trieste che ha diviso l’Italia

Il caso nasce da un progetto scolastico di educazione civica dedicato al tema dei migranti. Le classi coinvolte, provenienti dal Vicentino, sono arrivate a Trieste per un’attività durata circa un’ora e mezza, in un’area diventata negli ultimi anni simbolo delle tensioni legate agli arrivi lungo la rotta balcanica: piazza Libertà, zona vicina alla stazione ferroviaria.

Durante la puntata, è stato ricordato che l’iniziativa si sarebbe svolta in un’area considerata delicata anche sul piano dell’ordine pubblico. Pochi giorni prima, nella stessa zona, si era verificato un episodio violento con un accoltellamento. Questo elemento ha alimentato ulteriormente le polemiche, spostando la discussione non solo sul contenuto educativo dell’attività, ma anche sulla scelta del luogo e sull’opportunità di accompagnare bambini così piccoli in un contesto ritenuto sensibile.

La vicenda, come emerso nel corso dell’approfondimento, ha assunto rapidamente una dimensione nazionale. Il dibattito si è sviluppato attorno a due domande principali: è corretto affrontare il tema delle migrazioni con bambini della scuola primaria attraverso una simulazione così forte? E soprattutto, quella gita è stata organizzata con tutte le garanzie necessarie per tutelare i minori?

Le parole di Cisint: “non solidarietà, ma lavaggio del cervello”

Anna Maria Cisint ha contestato con forza l’impostazione dell’attività. Secondo l’europarlamentare, non sarebbe stato affrontato in modo equilibrato il tema dell’immigrazione, ma sarebbe stata proposta ai bambini una lettura parziale e ideologica della rotta balcanica.

Cisint ha sostenuto che gli alunni di quinta elementare non avrebbero ancora sviluppato pienamente un senso critico autonomo e che, proprio per questo, un’esperienza del genere avrebbe potuto incidere in modo distorto sulla loro percezione della realtà. Il punto più contestato riguarda la simulazione del cammino con gli occhi bendati e a piedi nudi, accompagnata, secondo quanto riferito durante la trasmissione, dall’idea che i migranti debbano muoversi al buio per sfuggire alla polizia.

Per Cisint, il messaggio educativo trasmesso sarebbe profondamente sbagliato, perché rischierebbe di presentare come accettabile la violazione delle regole e dei confini. L’europarlamentare ha insistito su un concetto: parlare di dignità umana e sofferenza è legittimo e doveroso, ma farlo senza spiegare anche il tema della legalità, dei documenti, dei confini e delle responsabilità significa, a suo giudizio, proporre ai bambini una narrazione incompleta.

La rotta balcanica tra sofferenza, illegalità e sicurezza

Durante l’intervista, Cisint ha raccontato di aver visitato personalmente tratti della rotta balcanica, insieme al giornalista Fausto Biloslavo, e di averne ricavato un quadro molto diverso da quello che, secondo lei, sarebbe stato presentato agli studenti.

La rotta, ha spiegato, attraversa diversi Paesi dell’area balcanica, con passaggi dalla Bosnia alla Croazia, poi verso la Slovenia e infine Trieste. Secondo Cisint, non si tratta di un fenomeno da descrivere in modo romantico o semplificato, ma di una questione complessa, nella quale entrano in gioco irregolarità, traffici, sfruttamento, reti di passatori, problemi di ordine pubblico e situazioni di grande sofferenza umana.

L’europarlamentare ha sottolineato che la solidarietà verso chi soffre non può essere separata dal rispetto delle leggi. Il rischio, secondo la sua lettura, è che i bambini abbiano ricevuto un messaggio sbilanciato: da una parte la compassione verso chi arriva, dall’altra l’assenza di una spiegazione chiara su come avvengano quegli ingressi e su quali siano le conseguenze sociali, giuridiche e di sicurezza.

Piazza Libertà al centro della polemica

Uno dei nodi più delicati affrontati nella puntata riguarda la scelta di piazza Libertà. La zona, vicina alla stazione di Trieste, è da tempo al centro del dibattito cittadino per la presenza di migranti in transito, controlli di polizia, episodi di tensione e problemi segnalati dai residenti.

Cisint ha ricordato di essere stata recentemente nella zona e di aver visto un presidio importante delle forze dell’ordine. Secondo la sua posizione, proprio questo elemento dimostrerebbe che non si tratta di un luogo qualunque, ma di un’area dove portare bambini di scuola primaria avrebbe richiesto valutazioni molto attente.

La questione della sicurezza è stata rilanciata anche dal conduttore, che ha ricordato come Prefettura e Questura di Trieste non avrebbero ricevuto alcuna comunicazione preventiva sulla presenza delle classi. Questo aspetto è stato presentato come uno dei punti più critici: se un gruppo di bambini viene accompagnato in un’area sensibile, la domanda è se le autorità competenti dovessero essere informate e coinvolte preventivamente.

Il video dei bambini e l’intervento del ministro

Al centro della polemica c’è anche un video pubblicato sui social, poi rimosso, nel quale alcuni bambini sarebbero stati ripresi mentre raccontavano l’esperienza vissuta a Trieste. Secondo quanto riferito da Cisint durante la trasmissione, in una prima versione del filmato i volti dei minori sarebbero stati visibili. L’europarlamentare ha spiegato di aver salvato il video e di averlo inoltrato al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.

Il ministro ha quindi disposto verifiche, affidate all’Ufficio scolastico regionale competente. Durante l’intervista, Cisint ha sostenuto che proprio l’avvio dell’ispezione dimostrerebbe la gravità percepita della vicenda. A suo giudizio, il punto non sarebbe soltanto individuare eventuali sanzioni per le insegnanti, ma comprendere se progetti di questo tipo siano compatibili con la missione educativa della scuola.

La questione del video apre inoltre un altro fronte: la tutela dell’immagine dei minori. In un caso già carico di implicazioni politiche e sociali, la diffusione di immagini di bambini impegnati in un’attività controversa ha reso il dibattito ancora più acceso.

Il ruolo della scuola secondo Cisint

Uno dei passaggi più forti della trasmissione riguarda il ruolo educativo della scuola. Cisint ha sostenuto che gli istituti scolastici non devono limitarsi a trasmettere nozioni, ma devono contribuire alla formazione di cittadini capaci di rispettare regole, autorità e convivenza civile.

Secondo l’europarlamentare, il progetto contestato avrebbe tradito questa funzione, perché avrebbe proposto ai bambini un’esperienza emotivamente forte senza fornire tutti gli strumenti necessari per comprendere la complessità del fenomeno migratorio. Per Cisint, la scuola può e deve parlare di immigrazione, guerre, povertà e disuguaglianze, ma dovrebbe farlo con equilibrio, spiegando anche il quadro normativo, le responsabilità degli Stati e i rischi delle reti criminali che sfruttano i migranti.

La critica più netta riguarda l’età degli alunni. Bambini di otto, nove o dieci anni, ha sostenuto Cisint, possono essere facilmente colpiti da una rappresentazione emotiva e simbolica, senza avere ancora la capacità di distinguere tra solidarietà, legalità, propaganda, sofferenza reale e responsabilità istituzionali.

Educazione civica o esperienza traumatica?

Il dirigente scolastico avrebbe definito l’iniziativa come conclusione di un percorso di educazione civica. Durante la trasmissione, però, è stata posta una domanda centrale: un tema così doloroso, fatto di migrazioni, morte, violenza, sfruttamento e paura, può essere affrontato con bambini della scuola primaria attraverso una simulazione fisica?

Cisint ha risposto sostenendo che la scuola deve accompagnare il percorso educativo delle famiglie, non sostituirsi a esse con progetti sbilanciati. Secondo la sua lettura, un’attività di questo tipo rischia di imporre una visione del mondo più che offrire strumenti di comprensione.

Il nodo, quindi, non è solo se parlare o meno di migrazioni. Il punto è come parlarne. Un conto è spiegare ai bambini che esistono guerre, povertà e persone in fuga; un altro è farli camminare bendati e scalzi, in un luogo sensibile, con una simulazione che può risultare emotivamente pesante e difficile da elaborare.

Le verifiche dell’Ufficio scolastico regionale

Dopo la diffusione del caso, l’attenzione si è spostata anche sugli accertamenti amministrativi. Durante la puntata è stato ricordato che il ministro Valditara ha avviato verifiche e che la questione è ora seguita dall’Ufficio scolastico regionale del Veneto.

Cisint ha spiegato di non essere interessata, in primo luogo, a una logica punitiva nei confronti dei docenti. A suo giudizio, il problema principale è più ampio: capire come vengano costruiti e autorizzati certi progetti, con quali contenuti, con quali obiettivi e con quali garanzie per i minori.

L’europarlamentare ha chiesto una revisione generale dei percorsi scolastici che, a suo parere, rischiano di introdurre contenuti ideologici nella formazione dei bambini. Il caso della gita a Trieste, secondo questa impostazione, non sarebbe quindi un episodio isolato, ma il segnale di una questione più profonda sul rapporto tra scuola, politica e formazione delle nuove generazioni.

Il tema dei passatori e del racket

Nel corso dell’intervista, Cisint ha insistito anche sul ruolo dei passatori, descrivendo la rotta balcanica come un sistema nel quale i migranti vengono spesso sfruttati da organizzazioni criminali. Secondo la sua ricostruzione, il viaggio verso l’Italia può comportare pagamenti molto elevati e alimentare reti di illegalità che lucrano sulla vulnerabilità delle persone in movimento.

Questo aspetto, secondo l’europarlamentare, sarebbe stato completamente assente dal progetto scolastico. Per Cisint, parlare di migranti senza spiegare il peso del racket significa offrire ai bambini un quadro incompleto. La solidarietà verso chi soffre, ha sostenuto, non può diventare inconsapevole sostegno a sistemi criminali che guadagnano sulla disperazione.

Nel suo intervento, Cisint ha richiamato anche il lavoro svolto a livello europeo sulla rotta balcanica, citando la cooperazione con Frontex e la Bosnia per rafforzare controlli e mezzi. L’obiettivo, secondo la sua posizione, deve essere bloccare i traffici prima che raggiungano i confini europei, evitando che le persone vengano trattate come merce dai passatori.

La replica mancata dell’associazione

Durante la puntata è stato precisato che Nordest24 aveva invitato anche l’associazione coinvolta nell’organizzazione dell’attività a Trieste, per consentire un confronto e offrire la possibilità di esporre la propria versione. Secondo quanto riferito in trasmissione, l’invito non è stato raccolto.

Il conduttore ha comunque riportato alcune dichiarazioni attribuite alla fondatrice dell’associazione, che aveva accusato Cisint e altri esponenti politici di strumentalizzare i bambini per fini elettorali e di seminare odio. L’europarlamentare ha respinto le accuse, sostenendo che la vera strumentalizzazione sarebbe stata la pubblicazione del video con i minori e la costruzione di un’attività didattica, a suo giudizio, fortemente orientata.

Anche questo passaggio dimostra quanto la vicenda sia diventata terreno di scontro non solo educativo, ma politico e culturale. Da una parte chi rivendica il valore della solidarietà e dell’esperienza diretta; dall’altra chi denuncia rischi di propaganda, esposizione impropria dei minori e sottovalutazione del tema sicurezza.

Una vicenda che apre un dibattito più ampio

Il caso della gita scolastica a Trieste non riguarda soltanto un singolo progetto o una singola scuola. La vicenda tocca temi molto più ampi: il ruolo dell’educazione civica, i confini tra didattica e attivismo, la tutela dei minori, la gestione dei luoghi sensibili, la comunicazione delle attività scolastiche, il rapporto tra famiglie e istituzioni educative.

L’intervento di Cisint a Nordest24 ha posto l’accento su una visione precisa: la scuola deve formare cittadini consapevoli, capaci di solidarietà ma anche di rispetto delle regole. Secondo questa impostazione, parlare di immigrazione è necessario, ma non può avvenire attraverso esperienze percepite come unilaterali, soprattutto quando coinvolgono bambini ancora piccoli.

Allo stesso tempo, la vicenda mostra quanto il tema migratorio resti uno dei più divisivi nel Paese. Ogni iniziativa che lo riguarda rischia di trasformarsi in uno scontro tra sensibilità opposte: accoglienza e sicurezza, solidarietà e legalità, educazione e politica, empatia e responsabilità.

La domanda finale: come parlare ai bambini di temi difficili?

Il punto centrale, al di là delle polemiche, resta uno: come si affrontano con i bambini temi complessi come migrazione, guerra, sofferenza, povertà e illegalità?

La risposta non può essere semplice. È giusto educare alla comprensione del dolore altrui, ma è altrettanto necessario proteggere i minori da esperienze troppo forti o costruite senza un adeguato equilibrio. È importante parlare di solidarietà, ma anche spiegare cosa sono le leggi, i confini, i documenti, i rischi dei traffici illegali e il ruolo delle istituzioni.

La puntata del 27 maggio 2026 su Nordest24 ha trasformato la vicenda della gita scolastica in un caso emblematico. Non solo una discussione su un’attività didattica, ma uno specchio delle tensioni che attraversano la società italiana quando si parla di migrazione, scuola e futuro delle nuove generazioni.

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