Gorizia, le città di confine fanno squadra su welfare culturale e salute
Nel quarto Meeting europeo delle città transfrontaliere, otto realtà urbane hanno discusso progetti comuni su salute.
GORIZIA - Otto realtà urbane divise da un confine ma accomunate dagli stessi problemi e dalle stesse prospettive hanno chiuso a Gorizia il quarto Meeting europeo delle città transfrontaliere, con un obiettivo politico preciso: arrivare a Bruxelles con progetti condivisi su welfare culturale, salute, qualità della vita e cooperazione tra territori.
L’incontro, organizzato da Associazione Mitteleuropa e GECT GO, ha riunito accanto a Gorizia e Nova Gorica anche Cieszyn e Český Těšín, Valga e Valka, Nova Gradiška, Bad Radkersburg e Gornja Radgona. Al centro della giornata c’è stata soprattutto la possibilità di costruire una linea comune tra città di confine su temi che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini.
Come ha osservato Paolo Petiziol, presidente di Mitteleuropa, dalle testimonianze emerse nel corso del confronto si è delineata una visione condivisa, fondata su inclusività, azioni coordinate e programmazione di lungo periodo, con l’idea di presentarsi uniti al tavolo europeo.
Welfare culturale e salute pubblica
Il primo asse del confronto ha riguardato il welfare culturale, indicato come uno degli strumenti su cui le città transfrontaliere possono lavorare insieme. Si tratta di un modello riconosciuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che utilizza arti visive, arti performative e patrimonio culturale per la prevenzione e la promozione della salute, del benessere psicologico e della coesione sociale.
Nel corso del meeting, Ezio Benedetti, coordinatore progetti UE di GECT GO, ha ricostruito lo stato dell’arte del settore, spiegando che il welfare culturale agisce su tre livelli: individuale, con effetti su salute mentale, autostima e qualità della vita; comunitario, rafforzando i legami sociali e contrastando l’isolamento, soprattutto nelle aree interne e montane; sistemico, integrando la cultura nelle politiche di welfare, sanità e istruzione.
Tra i temi emersi anche quello della prescrizione sociale, già diffusa in diversi Paesi europei: non solo farmaci, ma anche attività come la lettura di un libro o la partecipazione a un corso teatrale consigliate dal medico di famiglia come supporto al benessere della persona. Un orientamento che ha trovato spazio nei documenti della Commissione Europea nel 2025 e che in Italia, nell’aprile 2026, ha portato alla firma di un protocollo tra ministero della Cultura e ministero della Salute.
In questo quadro è stata richiamata anche la ricognizione avviata dalla Regione Friuli Venezia Giulia sulle pratiche già attive nel territorio dopo l’anno da Capitale europea della Cultura. La mappatura del welfare culturale in Friuli Venezia Giulia è indicata come il primo passaggio per trasformare esperienze locali in politiche più strutturate.
Alimentazione, diseguaglianze e identità di confine
La seconda parte della giornata si è concentrata sul rapporto tra benessere, alimentazione e cittadinanza. A moderare gli interventi è stato Moreno Zago, professore di Sociologia del turismo e delle relazioni internazionali, che ha proposto il cibo come determinante e insieme indicatore del benessere: l’accesso a un’alimentazione sicura e adeguata incide direttamente sulla salute, mentre il modo in cui una comunità distribuisce, consuma e condivide il cibo racconta le sue diseguaglianze e la qualità delle relazioni sociali.
Nel ragionamento sviluppato durante il meeting, le scelte alimentari, dalla provenienza degli alimenti fino allo spreco, diventano anche una misura del modello di società che si intende costruire. Nei territori transfrontalieri questo aspetto assume un valore ulteriore, perché il cibo può segnare i confini ma anche superarli, creando reti, relazioni e paesaggi condivisi.
Su questo fronte Sara Basso, professoressa di urbanistica all’Università degli Studi di Trieste, ha presentato l’Atlante del Cibo Transfrontaliero, progetto di ricerca che mappa per la prima volta i sistemi alimentari in un’area a cavallo del confine italo-sloveno e rende visibili le connessioni tra produzione, distribuzione e consumo che uniscono le due città.
Le città presenti e i saluti istituzionali
Alla giornata hanno partecipato, oltre ai relatori tecnici e ai rappresentanti delle città coinvolte, anche Ester Fedullo, Prefetto di Gorizia, Patrizia Artico, delegata dal Sindaco di Gorizia, Samo Turel, sindaco di Nova Gorica, Giulio Valentini, delegato per Fondazione Carigo, Romina Kocina, direttrice del Gect GO e Lidia Glavina, consigliere di Civibank.
Il confronto si inserisce nel percorso del Meeting europeo delle città transfrontaliere, che a Gorizia ha rimesso al centro un tema pratico per i territori di confine: costruire politiche comuni su salute, cultura e qualità della vita partendo da esperienze già attive in otto nazioni diverse.