Idroelettrico in Friuli Venezia Giulia, Capozzi attacca la Giunta: legge ferma e nodi sul 2029
La consigliera regionale Rosaria Capozzi critica il ritardo sull'applicazione della norma e chiede chiarezza sulle concessioni.
TRIESTE - Sul futuro delle grandi derivazioni d'acqua a uso idroelettrico in Friuli Venezia Giulia torna lo scontro politico. La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Rosaria Capozzi sostiene che, a sei anni dalle prime iniziative avviate nel 2020, la Regione non abbia ancora dato seguito alla legge pensata per una gestione pubblico-privata del settore, mentre si avvicina la scadenza del 2029 per le concessioni.
Secondo Capozzi, già nel 2020 il M5S aveva impostato un percorso che tenesse conto dei limiti posti dalla normativa nazionale ed europea, che non consentirebbe una gestione completamente pubblica delle grandi derivazioni. Per la consigliera, però, quella che definisce una rivoluzione nella gestione pubblica dell'idroelettrico non si è mai concretizzata.
Le risorse ai Comuni della montagna
Nel suo intervento, l'esponente pentastellata rivendica come unico risultato concreto ottenuto quello legato alla possibilità, introdotta durante il Governo Conte, di lasciare ai Comuni montani i canoni incassati e le risorse derivanti dalla monetizzazione dell'energia gratuita.
Capozzi sottolinea però che una parte consistente di questi fondi non sarebbe ancora arrivata ai sindaci. Parla di decine di milioni di euro che devono ancora essere erogati e attribuisce il ritardo ai ricorsi presentati dai concessionari contro le disposizioni normative adottate in materia. Ricorsi che, osserva, finora sarebbero stati tutti respinti.
Il nodo delle concessioni
Per la consigliera regionale, il tema non può più essere rinviato anche perché la scadenza del 2029 viene considerata ormai vicina. Da qui la critica all'ipotesi di rinnovi agli attuali gestori in cambio di investimenti, nella prospettiva di future partnership pubblico-private.
Secondo Capozzi, una scelta di questo tipo rischierebbe di far partire la parte pubblica da una posizione di debolezza. Il motivo, spiega, è che chi dovesse ottenere il rinnovo della concessione difficilmente sarebbe poi disposto a cedere la maggioranza della propria società.
La richiesta di chiarimenti alla Giunta
Nella sua presa di posizione, Capozzi chiama direttamente in causa l'assessore regionale Fabio Scoccimarro. Se l'intenzione della Giunta fosse quella di procedere senza applicare la legge regionale, afferma, sarebbe meglio dichiararlo apertamente invece di rinviare il tema con continui rimpalli di responsabilità.
Il punto sollevato dalla consigliera riguarda quindi due aspetti: da una parte i ritardi nell'attuazione del modello previsto per l'idroelettrico regionale, dall'altra il destino delle risorse economiche attese dai Comuni della montagna e ancora non distribuite.