Immigrazione in Friuli Venezia Giulia, Novelli: "Servono strumenti straordinari"
Il consigliere regionale di Forza Italia propone ingressi programmati in base al lavoro, più rimpatri e un hotspot periferico per la prima.
TRIESTE - Il dibattito sull’immigrazione in Friuli Venezia Giulia va spostato dalla gestione degli arrivi alla selezione degli ingressi. È la posizione espressa dal consigliere regionale di Forza Italia Roberto Novelli, che chiede misure straordinarie per una regione esposta alla pressione della rotta balcanica e torna a proporre un centro di prima accoglienza e identificazione in area periferica.
Secondo Novelli, il punto non è scegliere tra accoglienza e rigore, ma tra un’immigrazione governata e una subita. In una regione di confine come il Friuli Venezia Giulia, osserva l’esponente azzurro, gli strumenti ordinari non bastano più e servono risorse finanziarie aggiuntive per affrontare un fenomeno che considera fuori dall’ordinario.
I tre pilastri indicati da Novelli
La proposta politica illustrata dal consigliere regionale si basa su tre pilastri: immigrazione economica programmata, protezione internazionale per chi ne ha diritto con procedure più rapide, contrasto dell’irregolarità con rimpatrio effettivo di chi non ha titolo a restare.
Nel dettaglio, Novelli sostiene la necessità di rafforzare i canali legali di ingresso, partendo dai fabbisogni reali delle imprese. L’idea è individuare insieme al sistema produttivo le professionalità necessarie, selezionare i candidati nei Paesi d’origine e investire nella formazione prima dell’arrivo. A suo giudizio, questo permetterebbe di affrontare anche le difficoltà segnalate da più settori economici nel reperire lavoratori pronti per alcune mansioni.
Parallelamente, chiede un contrasto più efficace ai canali irregolari, ribadendo che a decidere chi entra devono essere gli Stati e non i trafficanti di esseri umani.
La capacità di integrazione del territorio
Un altro punto centrale del ragionamento riguarda il criterio della capacità territoriale di integrazione. Per Novelli, non basta contare i posti disponibili nei centri di accoglienza per misurare quanto un territorio possa reggere nuovi arrivi.
Nel calcolo, spiega, andrebbero inseriti casa, lavoro, scuole, sanità, servizi sociali, apprendimento della lingua, sicurezza e possibilità di raggiungere l’autonomia. L’integrazione, nella sua impostazione, non coincide quindi con la semplice disponibilità di un posto letto, ma con un percorso che richiede rispetto delle leggi, conoscenza della lingua e progressiva autosufficienza.
Il riferimento al modello svedese
Nel suo intervento Novelli richiama anche il recente orientamento della Svezia, che punta a ridurre l’immigrazione legata all’asilo, rafforzare i rimpatri e allo stesso tempo attrarre lavoratori qualificati.
Il consigliere precisa di non indicare Stoccolma come modello assoluto, ma usa quell’esempio per sostenere che l’esito dei processi di integrazione non dipende soltanto dalle risorse investite. A pesare, secondo la sua lettura, sono anche il numero delle persone accolte e le loro caratteristiche rispetto alla capacità del territorio di assorbirle.
La proposta dell’hotspot in area periferica
Nella parte finale del suo intervento, l’esponente di Forza Italia torna a criticare l’accoglienza diffusa, che definisce un fallimento. Secondo Novelli, questa impostazione avrebbe distribuito gruppi di migranti in quartieri diventati nel tempo meno sicuri, meno ordinati e meno puliti.
Da qui la richiesta di riprendere il progetto dell’hotspot, cioè un centro di prima accoglienza e identificazione da realizzare in una zona periferica e sicura, con funzioni di registrazione, assistenza e successivo reindirizzamento delle persone in arrivo sul territorio regionale. La proposta viene motivata alla luce dei recenti sviluppi del fenomeno migratorio in Italia e del suo impatto, in particolare, sul Friuli Venezia Giulia.