Incendi in Friuli Venezia Giulia, Pellegrino chiede stop alla caccia vicino alle aree bruciate

La consigliera regionale di Avs sollecita lo stop immediato nelle aree vicine ai roghi e più prevenzione sul fronte boschivo.

01 agosto 2026 15:30
Incendi in Friuli Venezia Giulia, Pellegrino chiede stop alla caccia vicino alle aree bruciate -
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TRIESTE - Dopo i numerosi incendi boschivi registrati anche in Friuli Venezia Giulia, la consigliera regionale Serena Pellegrino, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra e vicepresidente della commissione Ambiente, chiede la sospensione immediata della caccia nelle zone adiacenti a quelle colpite dalle fiamme. La richiesta, avanzata il 1 agosto, punta a ridurre la pressione sulla fauna selvatica in fuga e sugli ecosistemi resi più fragili dal passaggio del fuoco.

Per Pellegrino, i roghi non possono essere letti come una semplice emergenza stagionale. Nella sua presa di posizione parla di una "ferita mortale" per il capitale naturale, con effetti che vanno oltre il danno immediato ai boschi: perdita di biodiversità, impoverimento dei suoli, aumento del rischio idrogeologico e peggioramento della qualità ambientale.

La richiesta di stop alla caccia nelle aree vicine ai roghi

Il punto più concreto del suo intervento riguarda l'attività venatoria nelle aree confinanti con quelle devastate dagli incendi. Secondo la consigliera, sono soprattutto gli animali selvatici a pagare il prezzo più alto, perché ai danni provocati dalle fiamme si sommano quelli della siccità e dello stress causato dalla fuga dagli habitat distrutti.

Da qui la richiesta di fermare la caccia nelle zone limitrofe ai roghi, con l'obiettivo di proteggere la fauna e lasciare un margine di sopravvivenza a ecosistemi che, subito dopo un incendio, risultano particolarmente esposti e instabili.

Gli effetti degli incendi su suolo, biodiversità e dissesto

Nel dettaglio, Pellegrino sottolinea che ogni ettaro percorso dal fuoco cancella equilibri biologici costruiti in decenni, colpisce la fauna selvatica e compromette intere nicchie ecologiche. Senza copertura vegetale, osserva, il terreno perde protezione, diventa più sterile e impermeabile e si espone maggiormente alle conseguenze delle prime piogge.

Il risultato, secondo la consigliera, è un aumento del rischio di frane, erosione e desertificazione, con effetti che non si esauriscono nel momento dell'incendio ma si trascinano nel tempo. È questo il passaggio su cui insiste per spiegare perché i roghi boschivi abbiano un impatto diretto non solo sull'ambiente, ma anche sulla sicurezza del territorio.

Pellegrino richiama inoltre il danno climatico legato alla combustione di grandi masse forestali, che rilasciano in atmosfera CO2 e particolato. Un meccanismo che, a suo giudizio, alimenta il surriscaldamento globale e rende i territori ancora più aridi e vulnerabili, in un circolo che favorisce nuove condizioni di rischio.

Prevenzione, custodia forestale e pene più severe

Accanto alla richiesta sullo stop alla caccia, la consigliera sostiene che non basti intervenire quando il fuoco è già divampato. Nel suo intervento afferma che inseguire il fumo con mezzi spesso insufficienti non è una risposta adeguata e chiede invece una strategia fondata sulla prevenzione attiva e sulla custodia forestale.

L'altro punto indicato riguarda le sanzioni per i responsabili degli incendi. Pellegrino invoca pene più severe per quelli che definisce i "criminali del fuoco", sostenendo che i roghi non colpiscono solo il patrimonio naturale, ma minacciano direttamente anche salute, sicurezza e incolumità delle persone.

La sua presa di posizione arriva a margine dei numerosi incendi che hanno interessato anche il territorio regionale e riporta al centro due temi: la tutela immediata della fauna nelle aree colpite e la necessità di rafforzare le misure di prevenzione prima che l'emergenza si ripresenti.

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