Infortuni sul lavoro, 422 morti nei primi sette mesi 2026: Nordest in lieve aumento
Secondo i dati Inail citati da Paolo Capone, nel Nord-Est le denunce mortali salgono da 91 a 92; in Friuli-Venezia Giulia calo di 3 casi.
TRIESTE - Nei primi sette mesi del 2026 le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 422 in Italia, 10 in meno rispetto alle 432 registrate nello stesso periodo del 2025. Il dato, diffuso dall’Inail e commentato dal segretario generale dell’UGL Paolo Capone, mostra un lieve calo complessivo ma conferma un quadro ancora pesante, con segnali di peggioramento in alcuni settori e anche nel Nord-Est, dove i casi passano da 91 a 92.
Per il Friuli-Venezia Giulia emerge invece una diminuzione di 3 casi rispetto ai primi sette mesi dello scorso anno. Tra i territori in calo compaiono anche Basilicata e Umbria, entrambe con 6 denunce mortali in meno, e l’Abruzzo con 4 in meno. In aumento, invece, Emilia-Romagna e Calabria con 5 casi in più, mentre la provincia autonoma di Trento e la Lombardia segnano un incremento di 2.
I dati nazionali e le differenze tra aree del Paese
Nel dettaglio territoriale, le denunce mortali diminuiscono al Sud, da 104 a 98, al Centro, da 81 a 77, e nelle Isole, da 46 a 44. In controtendenza il Nord-Ovest, che passa da 110 a 111, e il Nord-Est, che sale da 91 a 92.
Il dato conferma una geografia irregolare degli incidenti mortali sul lavoro, con andamenti diversi da area ad area. Un quadro che si intreccia con altre fragilità sociali del territorio, come mostrano anche i numeri sulle famiglie in difficoltà a Padova, segno di una pressione che riguarda insieme lavoro, sicurezza e condizioni economiche.
I settori dove i decessi aumentano
Sul piano dei comparti produttivi, i segnali più critici arrivano dalle Costruzioni, dove i decessi salgono da 67 a 76. Crescono anche i Servizi di supporto alle imprese, passati da 16 a 28 casi, e la Sanità e assistenza sociale, dove le denunce mortali aumentano da 4 a 11.
Scendono invece i numeri in Agricoltura, da 64 a 55, e nella gestione Industria e servizi, da 365 a 362. Secondo Paolo Capone, questi andamenti mostrano che il miglioramento complessivo non basta a considerare risolta l’emergenza.
La posizione dell’UGL
Capone definisce i 422 morti sul lavoro una “strage inaccettabile” e invita a non ridurre l’attenzione nonostante il lieve calo rispetto al 2025. Per il segretario generale dell’UGL serve uno sforzo congiunto tra istituzioni e parti sociali, con controlli più efficaci, incrocio delle banche dati e maggiori risorse per formazione e prevenzione.
Nel suo intervento sottolinea in particolare la necessità di rafforzare la cultura della sicurezza nei comparti più esposti e nei territori in cui i dati restano più critici. Tra i passaggi indicati come prioritari ci sono il potenziamento dei controlli e interventi mirati dove le denunce mostrano i maggiori aumenti.
L’analisi riguarda i dati Inail sugli infortuni sul lavoro con esito mortale relativi al periodo gennaio-luglio 2026, con un totale nazionale di 422 denunce contro le 432 dello stesso intervallo del 2025.