Media Valle del Piave, la rete elettrica cambia: autorizzato il riassetto tra Belluno e Cadore
Il decreto del Mase apre la fase realizzativa dell'opera da 149 milioni: sei Comuni coinvolti, 390 tralicci previsti in demolizione e salvaguardie urbanistiche già da applicare.
BELLUNO – Non è un cantiere che si apre domani mattina, ma un passaggio che cambia già il quadro per chi vive, possiede terreni o programma interventi nei sei Comuni della Media Valle del Piave. Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica ha rilasciato a Terna, con il decreto direttoriale n. 316 del 27 ottobre 2026 e dopo l'intesa della Regione Veneto, l'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio del grande riassetto della rete di trasmissione nazionale fra Belluno e il Cadore.
La novità non va ridotta al conteggio dei tralicci. Il progetto mette insieme nuove stazioni, raccordi ad alta tensione, tratti in cavo interrato e la dismissione di linee esistenti. L'obiettivo dichiarato è rendere più affidabile il collegamento della produzione idroelettrica dell'Alto Bellunese alla rete e, nello stesso tempo, spostare o rimuovere infrastrutture che oggi attraversano aree abitate. Per residenti e imprese, il punto immediato è un altro: i Comuni devono confermare le misure di salvaguardia nelle aree potenzialmente impegnate e adeguare gli strumenti urbanistici sulla base delle tavole progettuali.
Sei Comuni nello stesso progetto, con opere diverse
L'autorizzazione riguarda Belluno, Ponte nelle Alpi, Soverzene, Longarone, Ospitale di Cadore e Perarolo di Cadore, tutti in provincia di Belluno. Non significa che ogni opera si trovi in ogni Comune né che tutte le porzioni del progetto abbiano lo stesso calendario. Significa però che la rete va letta come un sistema: il nodo di Polpet, i raccordi verso Soverzene, Belluno e le direttrici del Cadore sono parti della stessa riorganizzazione.
La deliberazione regionale che ha espresso l'intesa elenca la nuova sezione 220/132 kV di Polpet, le opere nella stazione di Soverzene, la stazione 132 kV di Gardona e i raccordi sulle direttrici a 220 e 132 kV. Sono nomi tecnici, ma descrivono una scelta concreta: raccogliere e smistare meglio l'energia prodotta in montagna, eliminando progressivamente tratti ormai non necessari invece di aggiungere semplicemente nuove linee sopra quelle esistenti.
Nel documento di progetto Terna quantifica l'investimento in 149 milioni di euro. Il disegno complessivo prevede oltre 25 chilometri di nuovi elettrodotti in cavo interrato e 71 chilometri di linee aeree; a regime, la sostituzione dovrebbe consentire la demolizione di circa 100 chilometri di linee esistenti e di 390 tralicci. Sono numeri di progetto, non il bilancio di demolizioni già effettuate: il decreto autorizza l'opera, non certifica che i sostegni siano già stati rimossi.
Perché il Piave e il Cadore sono un nodo energetico
La ragione dell'intervento è legata alla funzione elettrica della valle. Terna indica la stazione di Polpet come punto di raccolta e smistamento della potenza proveniente dalle centrali dell'Alto Bellunese verso il nodo di carico di Vellai. Il riassetto serve a utilizzare quella capacità anche quando una parte della rete non è disponibile e a ridurre i vincoli di trasporto delle linee esistenti.
Non è un dettaglio astratto per il territorio. In Veneto, secondo i dati Terna relativi al 2024, erano attive 407 centrali idroelettriche, con 4.843,1 GWh di produzione lorda regionale. Nel Bellunese la centrale Achille Gaggia di Soverzene è uno degli impianti più rilevanti: il contesto è ricostruito anche nel nostro approfondimento sulla produzione idroelettrica nel Nord-Est. Rendere la rete più magliata non aumenta da solo l'acqua disponibile né sostituisce la manutenzione degli impianti, ma può ridurre una strozzatura nel trasferimento dell'energia prodotta.
È per questo che Terna collega il progetto alla qualità del servizio, alla resilienza e al pieno sfruttamento della produzione locale. Sono finalità da distinguere dagli effetti immediati in bolletta: il provvedimento non stabilisce sconti tariffari per le famiglie dei Comuni interessati. Il beneficio atteso è infrastrutturale e riguarda la capacità e l'affidabilità della rete nazionale.
Interramento e nuove linee: che cosa cambia davvero nel paesaggio
La parte più visibile sarà la sostituzione di una quota consistente delle linee attuali. Il progetto non è però una completa scomparsa della rete aerea: accanto ai cavi interrati sono previsti 71 chilometri di nuove linee aeree. La differenza, quindi, non è tra una valle con tralicci e una valle senza infrastrutture, ma tra il disegno attuale e un tracciato riorganizzato che punta a liberare alcune aree e a concentrare o interrare alcuni attraversamenti.
Le modifiche introdotte dopo il confronto con gli enti locali sono importanti proprio per questo. Terna ha indicato una variante in Val Montina, nel Comune di Perarolo di Cadore, per allontanare la linea Polpet-Lienz da una casera; tra Ospitale di Cadore e Longarone la stessa direttrice è stata ripensata sulla destra idrografica del Piave. L'attraversamento del fiume delle linee Polpet-Vellai e Polpet-Scorzè è previsto in un unico corridoio in cavo interrato. Sono esempi specifici di come la procedura ambientale abbia modificato il progetto, non una garanzia generica che ogni singola interferenza sia già risolta.
La distinzione conta anche per il patrimonio e per le attività economiche. Un cavo interrato riduce l'impatto visivo di un tratto, ma richiede fasce e lavorazioni lungo il percorso; una nuova linea aerea può occupare un corridoio diverso rispetto a quello che verrà dismesso. Per questo non è corretto trarre conclusioni guardando soltanto la posizione di un traliccio esistente.
Salvaguardie urbanistiche: l'effetto che parte subito
Il Comune di Belluno ha pubblicato il 30 ottobre il decreto e la planimetria catastale di riferimento. Nell'avviso comunale sull'autorizzazione è riportata la prescrizione più pratica: durante la realizzazione, i Comuni devono confermare le misure di salvaguardia sulle aree potenzialmente impegnate, in base agli elaborati grafici, e adeguare gli strumenti urbanistici.
Per un proprietario questo non equivale automaticamente a un esproprio concluso, né per una famiglia vuol dire che un intervento edilizio già possibile sia sicuramente vietato. Vuol dire invece che, prima di comprare, vendere, frazionare o presentare una pratica su un terreno lungo il corridoio dell'opera, occorre verificare la particella sulle tavole pubblicate e confrontarsi con l'ufficio tecnico del proprio Comune. Il decreto unico ha anche valore di pubblica utilità e può produrre variante urbanistica: proprio per questo la verifica deve essere puntuale e non basata su voci, cartografie datate o sulla sola distanza visiva da un elettrodotto.
Il tema si inserisce in un momento in cui le carte urbanistiche di Belluno sono già in evoluzione. La recente variante al Piano degli interventi della città mostra quanto perimetrazioni, servizi e piani attuativi incidano sulle possibilità concrete di proprietari e imprese. Le salvaguardie Terna sono un procedimento diverso, ma chi deve assumere decisioni patrimoniali ha interesse a controllare entrambi i livelli, senza sovrapporli.
I tempi: autorizzazione ottenuta, cronoprogramma da seguire
L'atto del 27 ottobre chiude la fase autorizzativa, non consegna un calendario di cantiere valido tratto per tratto. Nell'ultimo Piano di sviluppo disponibile, pubblicato da Terna nel 2025, la programmazione indicava l'avvio delle attività principali nel 2028 e completamenti differenziati: 2030 per diverse stazioni e raccordi, 2033 per la direttrice Desedan-Polpet e fino al 2038 per alcune rimozioni di limitazioni. Quelle date sono una pianificazione precedente all'ultimo decreto e non vanno lette come appuntamenti contrattuali per ogni località; sono però il dato pubblico più utile per evitare l'equivoco di un'opera istantanea.
La conseguenza pratica è che il territorio entra ora in una fase lunga: aggiornamento delle pianificazioni comunali, progettazione esecutiva, cantieri per lotti, occupazioni temporanee dove necessarie e, alla fine dei singoli passaggi, dismissioni. Il beneficio paesaggistico promesso dalla rimozione dei tralicci dipende dunque dall'effettiva entrata in esercizio delle opere sostitutive, non dalla sola autorizzazione.
Che cosa controllare, senza aspettare il primo cantiere
Chi è direttamente interessato può iniziare da tre verifiche semplici. La prima è la planimetria allegata dal proprio Comune e gli atti richiamati nel decreto. La seconda è la destinazione urbanistica aggiornata della particella, chiedendo un riscontro formale agli uffici e non una lettura informale della mappa. La terza è la distinzione tra opere permanenti e occupazioni temporanee, che il progetto tratta separatamente.
La scala dell'opera va letta anche nella geografia umana della valle: alcuni Comuni coinvolti sono piccoli centri montani. I dati sui piccoli Comuni bellunesi aiutano a capire perché procedure chiare e cantieri leggibili pesino molto nella vita quotidiana locale. Per il resto della valle, la novità è un'infrastruttura meno spettacolare di un nuovo ponte o di una strada, ma decisiva per un'economia montana fatta di produzione idroelettrica, attività produttive e piccoli Comuni. La misura del progetto non sarà il titolo sui tralicci, bensì la capacità di realizzare le opere nel tracciato autorizzato, applicare correttamente le salvaguardie e restituire davvero porzioni di territorio quando le vecchie linee saranno dismesse.