Piano degli interventi di Belluno, cambia la mappa delle aree edificabili e dei servizi

La variante adottata dal Consiglio comunale ridisegna zone, lottizzazioni e standard: 121 istanze esaminate, 72 accolte e un saldo di suolo recuperato nei documenti di piano.

13 ottobre 2026 07:07
Piano degli interventi di Belluno, cambia la mappa delle aree edificabili e dei servizi -
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BELLUNO — Non è una lista di terreni pronti a diventare cantieri, né un nuovo piano regolatore da zero. La variante al Piano degli interventi adottata dal Consiglio comunale il 30 settembre ridisegna però una parte concreta della città: stabilisce quali previsioni ereditate dal vecchio Prg restano attive, dove possono trovare posto nuove espansioni e in quali casi aree prima destinate a servizi vengono riclassificate. È un passaggio che riguarda proprietari, famiglie, imprese e quartieri, perché fissa la cornice urbanistica entro cui dovranno poi arrivare piani attuativi, convenzioni, progetti e titoli edilizi.

Il dato più utile per leggere la delibera è che il Comune non ha aperto indistintamente tutto il territorio all'edificazione. La documentazione di piano pubblicata dall'Area urbanistica mette insieme conferme di ambiti già previsti, nuove attivazioni lungo le linee preferenziali stabilite dal Pat, riclassificazioni e stralci. La variante è stata adottata, non è ancora il punto finale dell'iter: gli elaborati restano depositati fino al 6 novembre e le osservazioni possono essere presentate dal 6 novembre al 6 dicembre 2026.

Che cosa è cambiato con la variante adottata

Il Piano degli interventi è lo strumento operativo con cui il Comune traduce le strategie del Piano di assetto del territorio. A Belluno il Pat è efficace dal dicembre 2023; la variante ora adottata serve ad allineare il precedente Prg alle sue regole, ai vincoli e alle fragilità geologiche, sismiche e idrauliche. La relazione spiega che l'aggiornamento interessa l'intero territorio comunale e non soltanto un quartiere.

Il primo effetto è una pulizia della cartografia. Le zone B, C, D e F del vecchio Prg che risultavano esterne agli ambiti di urbanizzazione consolidata individuati dal Pat e non erano coperte da servizi di maggior rilevanza vengono riclassificate in coerenza con il territorio agricolo confinante. All'opposto, in alcune porzioni già urbanizzate o contigue alle zone urbane il piano estende la classificazione urbana fino al limite fissato dal Pat. Non basta però essere dentro quel perimetro per costruire automaticamente: la relazione precisa che le estensioni sono state limitate agli edifici già in parte compresi nelle vecchie zone urbanistiche oppure ai casi oggetto di richiesta specifica.

Il secondo effetto riguarda i Pua, i Piani urbanistici attuativi. Per gli ambiti già realizzati o con opere di urbanizzazione cedute, la perimetrazione del Pua viene eliminata e l'area passa a una zona ordinaria; quelli approvati ma ancora in corso mantengono invece la classificazione precedente. Dove il Pua non è stato approvato, resta l'obbligo di redigerlo. È una distinzione decisiva: una sagoma sulla carta non equivale a un permesso di costruire, e per molte aree la trasformazione richiede ancora progettazione, convenzione e opere pubbliche o di servizio.

Le località coinvolte: non soltanto il capoluogo

Fuori dagli ambiti consolidati, il Pat individua linee preferenziali di espansione. La relazione distingue quelle ereditate dal Prg da quelle previste dal Pat e indica, per il residenziale, località che vanno da Fiammoi a Gioz, Bolzano Bellunese, Mier, Bes, Castion e Cirvoi. Sul lato delle previsioni Pat compaiono Sargnano, Cusighe, Cavarzano, Sopracroda, Sois, Levego e Meassa, Visome; per le aree produttive sono richiamate La Rossa-Safforze-Fiammoi e Veneggia, mentre a Nevegal figura l'ambito turistico di Pian Longhi-Ponte nelle Alpi.

La presenza di un nome nell'elenco non dice però che tutti gli interventi abbiano lo stesso stato. Il piano conferma alcune zone con Pua non attuati già contenute nel Prg, attiva su istanza altre aree di espansione produttiva già previste e, per le aree esterne al consolidato senza richiesta di attivazione, dispone la riclassificazione agricola. Il criterio serve proprio a evitare che la carta urbanistica venga letta come un catalogo di lottizzazioni indistinte.

Il caso del Nevegal rende bene la differenza. Qui il piano riconosce aree inedificate inserite nel tessuto residenziale esistente, ma ricorda che il Pat non assegna nuova cubatura residenziale agli spazi montani degli ambiti 5 e 6. La strategia indicata dal Comune è ridurre le vecchie previsioni fino a 1.500 metri cubi, redistribuire il volume residuo nelle aree parzialmente edificate e usare, per eventuali richieste più ampie, accordi pubblico-privati e una successiva variante. Anche in questo caso non si tratta dunque di un via libera immediato.

Le richieste dei cittadini e le scelte del Comune

La variante nasce anche da un confronto avviato nell'estate 2025. All'avviso pubblico sono arrivate 89 manifestazioni di interesse, che si sono sommate alle osservazioni rinviate dal procedimento del Pat: in totale 121 istanze. Il Comune riferisce di averne accolte 72 dopo una valutazione di ammissibilità, completezza, strumenti sovraordinati e parere tecnico.

La distribuzione chiarisce quali sono stati i nodi più frequenti. Le richieste sulle linee preferenziali di espansione erano 11 e sono state tutte accolte; 24 su 29 hanno riguardato la riclassificazione di zone territoriali omogenee a standard, cioè aree previste per servizi; 19 su 36 erano riclassificazioni di altre zone. Sono state accolte due delle quattro cosiddette varianti verdi, una delle tre richieste di nuovi lotti in zona agricola, una delle cinque su ciclabili e infrastrutture e 14 delle 33 classificate come altre richieste.

Questo passaggio evita un equivoco frequente: non tutte le 72 istanze portano a nuova edificazione. Possono tradursi in modifiche normative, perimetrazioni, schede urbanistiche, accordi di pianificazione o riclassificazioni. Il piano dichiara inoltre di verificare, per ogni modifica, tre grandezze: dimensionamento, standard urbanistici e consumo di suolo. Sono i tre punti da tenere insieme quando si valuta l'effetto di una previsione sulla vita del quartiere.

Volumi, abitanti teorici e servizi: cosa dicono i numeri

La variante usa 121.093 metri cubi della capacità residenziale complessiva prevista dal Pat, pari a circa il 18,5%. Di questi, 63.624 metri cubi riguardano le zone soggette a Pua, 55.869 il completamento e la rifunzionalizzazione del tessuto esistente e 1.600 gli insediamenti diffusi. Il Comune traduce il totale in 807 nuovi abitanti teorici, usando il parametro di 150 metri cubi per abitante previsto dal Pat. È un parametro urbanistico di calcolo, non una previsione di arrivi effettivi né il numero di persone che abiteranno le singole aree.

Una scelta indicata nella relazione è concentrare circa il 46% del nuovo volume all'interno dell'urbanizzazione consolidata. Significa che una quota importante delle potenzialità viene riferita a completamenti e rifunzionalizzazioni della città esistente, anziché a nuove aperture esterne. Per residenti e attività è un elemento concreto: nelle aree già servite, il tema non è solo la costruzione di nuovi edifici, ma la capacità di strade, parcheggi, verde, scuole e reti di assorbire la trasformazione.

Sui servizi il documento offre un quadro quantitativo. Al 1° aprile 2026 Belluno aveva 35.792 abitanti; la variante conferma 3.613.009 metri quadrati destinati a servizi pubblici, 3.250.073 escludendo l'area aeroportuale. Il valore indicato è 90,8 metri quadrati per abitante al netto dell'aeroporto, contro il minimo regionale di 30. Il calcolo generale non deve però cancellare le differenze tra quartieri: è la localizzazione effettiva di parcheggi, verde, attrezzature e collegamenti a decidere se una nuova previsione sia sostenibile per chi abita vicino.

La relazione segnala inoltre un fabbisogno teorico di parcheggi: con i parametri più elevati scelti dalle nuove norme, gli standard esistenti risultano inferiori di circa 84 mila metri quadrati. Il piano indica 158.649 metri quadrati di aree previste per parcheggi e aggiunge che i Pua potrebbero produrre, in linea teorica, altri 2.968 metri quadrati. Sono previsioni urbanistiche, non parcheggi già disponibili: la differenza è importante per non trasformare un dato progettuale in un'opera conclusa.

Suolo: più aree tolte che aggiunte nella contabilità di piano

Il punto più delicato riguarda il consumo di suolo. La Regione aveva assegnato al Comune una quantità massima consumabile di 17,47 ettari. Nell'adeguamento fra Prg e Pat, la relazione calcola circa 250 aree aggiunte o tolte, con un saldo di 21,39 ettari di suolo recuperato. A questa voce si sottraggono 13,38 ettari per le aree Pua esterne agli ambiti di urbanizzazione consolidata e altri 2,99 ettari per aree interne al consolidato del Pat ma esterne agli ambiti usati dalla norma sul consumo di suolo. Il saldo finale indicato dal Comune è di più 22,49 ettari di residuo consumabile.

Il dato va letto con precisione. Non afferma che 22,49 ettari verranno edificati, né che tutti i suoli interessati siano equivalenti sul piano paesaggistico o dei servizi. È la contabilità richiesta dalla legge regionale: mette a confronto aree riclassificate, previsioni confermate e limiti assegnati. Proprio per questo la cartografia, le norme tecniche e le schede dei singoli ambiti sono più importanti di una cifra isolata.

Ora osservazioni e cartografia: il passaggio utile per residenti e imprese

Fino al 6 novembre gli elaborati sono consultabili sul sito dell'Area urbanistica; dal 6 novembre al 6 dicembre chiunque può presentare osservazioni tramite Pec all'indirizzo [email protected], per posta o consegnandole al protocollo in piazza Duomo 1. L'avviso comunale usa espressamente la formula “chiunque”: non è un passaggio riservato ai proprietari delle aree, anche se per chi possiede un immobile o gestisce un'attività è opportuno controllare con attenzione tavole e norme applicabili.

Per capire se una previsione tocca un caso concreto occorre partire dalla tavola di zonizzazione alla scala pertinente, verificare la sigla dell'area, leggere la norma e controllare se serve un Pua o un accordo. È un lavoro tecnico, ma evita due errori opposti: pensare che ogni area colorata sia già edificabile domani, oppure ignorare una modifica che può incidere su accessi, servizi e valore di un immobile. Nella stessa logica territoriale rientra anche il piano della banda ultralarga che interessa anche il Bellunese: case, imprese e frazioni hanno bisogno di pianificazione urbanistica e reti effettivamente disponibili, non soltanto di confini aggiornati sulle mappe.

La variante adottata mette quindi a fuoco una città che cambia per aggiustamenti puntuali e per scelte di scala comunale: recupero di aree, conferma di lottizzazioni non attuate, nuovi rapporti fra urbanizzato e agricolo, servizi da distribuire. Saranno le osservazioni, l'esame finale del Consiglio e i successivi procedimenti dei singoli ambiti a dire quali di queste previsioni entreranno davvero nella fase operativa.

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