Mixomatosi, il Veneto ferma i ripopolamenti di lepri per contenere il virus
La Regione sospende fino al 30 novembre il prelievo della lepre in 12 Ambiti territoriali e un Comprensorio alpino. Il divieto di cattura e immissione vale invece in tutto il Veneto.
Il Veneto cambia per un mese le regole sulla gestione della lepre europea e, per una parte della misura, lo fa senza una data di scadenza già fissata. Dal 31 ottobre al 30 novembre 2026 è sospeso il prelievo venatorio della lepre comune in dodici Ambiti territoriali di caccia e in un Comprensorio alpino. Su tutto il territorio regionale, invece, la Giunta ha vietato cattura, trasferimento e immissione di lepri destinati al ripopolamento, comprese quelle provenienti dall’estero.
Il provvedimento nasce dalla diffusione della mixomatosi associata alla variante virale Toledo-MYXV. Il punto non è una chiusura generalizzata della caccia né l’apertura di una nuova procedura per i cittadini: è una misura sanitaria e faunistica mirata, costruita per non aggiungere movimentazioni di animali in una fase in cui il virus è stato rilevato in quasi tutto il Veneto. La nota della Regione del Veneto del 30 ottobre indica infatti rilevamenti in tutte le province eccetto Belluno, che resta esposta al rischio di introduzione per la vicinanza alle aree interessate.
Due divieti, territori e durate diverse
La prima decisione è territoriale e temporanea. Riguarda il prelievo venatorio della lepre comune negli ATC RO01, RO02 e RO03, PD04, VE02, VE03 e VE04, VR05 e VR06, TV03, TV05 e TV06, oltre al Comprensorio alpino TV14. La sospensione termina il 30 novembre, cioè con la conclusione del periodo di caccia previsto dal calendario venatorio regionale per la specie. La Regione chiarisce che l’atto si fonda sul quadro epidemiologico e sulle segnalazioni degli organismi di gestione faunistico-venatoria, che hanno rilevato criticità e una contrazione della consistenza della specie nelle aree coinvolte.
La seconda decisione è più ampia: vale per l’intero Veneto e resta operativa fino a una diversa disposizione regionale. Non sono consentite catture finalizzate al ripopolamento, traslocazioni di esemplari catturati o allevati, né immissioni in natura. In pratica, anche in zone dove il prelievo non è sospeso dal decreto, non si possono immettere lepri per ripopolare il territorio. È una distinzione decisiva: confondere i due piani farebbe pensare, in modo scorretto, che l’attività venatoria sia fermata ovunque oppure che il blocco dei ripopolamenti riguardi soltanto gli ambiti elencati.
La scelta di fermare i trasferimenti risponde a un criterio prudenziale. Muovere animali tra aree e introdurne di nuovi può rendere più complessa la lettura della diffusione dell’infezione e aumentare il rischio di propagazione. La Regione motiva il blocco proprio con l’esigenza di non lasciare che la movimentazione contribuisca alla circolazione del virus e annuncia il rafforzamento della sorveglianza.
Che cosa dice il quadro locale
Il dato territoriale più rilevante è l’estensione dei rilevamenti: secondo la riunione tecnica del 22 ottobre richiamata dalla Regione, la malattia è stata riscontrata in tutte le province venete con la sola eccezione di Belluno. Non è stato diffuso, nello stesso comunicato, un conteggio regionale di lepri infette, né una mappa comunale dei casi: attribuire numeri o localizzazioni più dettagliate sarebbe quindi improprio. Il decreto individua gli ambiti interessati attraverso le rispettive sigle e non trasforma ogni comune delle province citate in un’area soggetta allo stop al prelievo.
La misura coinvolge però un Veneto molto diverso tra pianura, costa e aree collinari e alpine. Rovigo, Padova, Venezia, Verona e Treviso compaiono nelle sigle degli ambiti interessati; il Comprensorio alpino TV14 segnala inoltre una criticità nell’area di competenza trevigiana. Per residenti, agricoltori e operatori faunistici la conseguenza più concreta non è un cambiamento nelle attività quotidiane, ma la necessità di non trattare una lepre trovata in difficoltà come un episodio da spostare o gestire autonomamente: la raccolta delle informazioni deve passare dai canali veterinari.
La sorveglianza: chi chiamare e quali informazioni servono
La Regione affida agli Ambiti territoriali di caccia e ai Comprensori alpini un compito informativo verso cacciatori, operatori faunistici e agricoltori. Chi rinviene una lepre morta, moribonda o con segni compatibili con la malattia deve rivolgersi ai Servizi veterinari dell’Ulss competente; negli accertamenti è coinvolto l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. La procedura non passa da segnalazioni informali sui social né dall’invio diretto dell’animale da parte del cittadino.
Le indicazioni regionali chiedono, quando possibile, coordinate del ritrovamento, fotografie e una descrizione di ciò che si osserva. Tra i sintomi che meritano segnalazione sono indicati noduli cutanei, gonfiore delle palpebre e infiammazioni oculari. Sono elementi utili al monitoraggio, non una diagnosi fai-da-te: la conferma richiede gli accertamenti previsti dai servizi competenti. La stessa cautela vale per un animale apparentemente abbandonato o debilitato: non va trasportato per iniziativa personale e non va liberato altrove.
La sorveglianza passiva serve proprio a capire se l’area interessata si amplia, si stabilizza o presenta nuovi focolai. Per questo la qualità della segnalazione conta quanto il numero: luogo preciso, data, condizioni osservate e immagini utilizzabili consentono ai veterinari di collegare i riscontri sul campo con le verifiche di laboratorio. La Regione ha scelto un divieto senza termine per i ripopolamenti perché l’eventuale revisione dipenderà dall’evoluzione epidemiologica e dalle valutazioni della struttura regionale competente in sanità animale.
Perché il provvedimento riguarda anche le imprese
La mixomatosi non è solo una questione di fauna selvatica. La Regione segnala focolai anche negli allevamenti di conigli e lepri e collega quindi la vigilanza alla tutela di un comparto produttivo locale. Nel comunicato del 30 ottobre l’assessorato quantifica nel Veneto circa il 40% della produzione nazionale di carne cunicola; la provincia di Treviso da sola vale circa il 20% del totale italiano, seguita da Padova e Vicenza.
Questi numeri spiegano perché il decreto tiene insieme caccia, gestione faunistica e sanità animale. Un focolaio in un allevamento e la presenza del virus nelle popolazioni selvatiche non sono fatti sovrapponibili, ma richiedono entrambi tracciabilità, segnalazioni tempestive e controlli. Il blocco regionale delle immissioni evita di introdurre ulteriori variabili mentre si osserva il quadro sanitario. Per le imprese non implica un automatismo su commercio, prezzi o disponibilità dei prodotti: il provvedimento non comunica restrizioni di mercato, indennizzi o numeri di allevamenti coinvolti. Sono aspetti che non vanno dedotti dal solo stop ai ripopolamenti.
Cosa cambia fino al 30 novembre
Per chi opera negli ambiti indicati, fino al 30 novembre la lepre comune è esclusa dal prelievo. Per chi gestisce o organizza attività di ripopolamento, il vincolo è regionale e non scade con il 30 novembre: cattura, trasferimento e immissione restano vietati finché la Regione non adotterà un nuovo atto. Per chi vive o lavora in campagna, l’azione utile è segnalare in modo ordinato eventuali ritrovamenti al servizio veterinario dell’Ulss, senza spostare animali e senza anticipare diagnosi.
Il passaggio successivo sarà misurabile: non un annuncio generico, ma gli esiti della sorveglianza e le eventuali decisioni regionali sul prolungamento o sulla modifica delle misure. Fino ad allora il dato certo è doppio: nelle aree nominate il prelievo della lepre è sospeso sino a fine stagione; nel resto del Veneto non riparte alcuna immissione. È un cambio concreto nella gestione del territorio, pensato per ridurre i movimenti degli animali mentre servizi veterinari e IZSVE seguono l’evoluzione della malattia.