Un mondo sempre più interattivo. Ma perché ci piace così tanto?
Dal tempo libero al lavoro, dalla scuola alle passioni, siamo immersi nell’interattività. E la ricerchiamo di continuo.
Viviamo immersi in un mondo interattivo, spesso senza nemmeno accorgercene. Dallo smartphone alla scuola, dai social network alla pubblica amministrazione, l’interattività è diventata una componente fondamentale della nostra vita quotidiana. Ma cosa significa davvero? E, soprattutto, perché ci piace così tanto?
Partiamo allora dalle definizioni. Cosa si intende per interattività? Da dizionario, si tratta della capacità di due o più soggetti, che siano persone o sistemi, di comunicare reciprocamente, influenzandosi a vicenda. In ambito tecnologico, quindi, il termine descrive la possibilità, per l’utente, di intervenire in tempo reale su un contenuto o processo, modificandone l’evoluzione con azioni dirette. E’ il passaggio insomma da una fruizione passiva a una attiva: chi interagisce prende decisioni, esplora, sperimenta. Ed è proprio questo a trasformare l’esperienza, rendendola dinamica e personalizzata.
L’interattività nella nostra vita quotidiana
Se ci pensate, allora, l’interattività è veramente dappertutto. Quando ordiniamo una pizza su Glovo oppure quando diciamo a Netflix che una serie tv ci piace e che ce ne deve suggerire altre dello stesso tipo. Interattive sono anche le app delle banche (che ormai fanno fare a noi il lavoro): spostare fondi, attivare carte virtuali e ricevere notifiche in tempo reale è ormai scontato.
Poi c’è un’interattività divertente: quella dei videogiochi, dove finalmente siamo noi a modificare lo scenario, a spostare il personaggio, a prendere le scelte. Sull’interattività hanno investito tanto anche i casinò online, che attraverso la formulazione di offerte ai nuovi giocatori come bonus, premi, graduatorie e agevolazioni fanno sentire l’utente al centro dell’esperienza di gioco. C’è un’interattività “sociale”, quella di Instagram e Facebook, di TikTok e Twitch, dove condividiamo, guardiamo, scriviamo, pubblichiamo e in risposta riceviamo mi piace, commenti, like, visualizzazioni.
L’interattività dove non te l’aspetti: la scuola
Poi c’è un’interattività che non ti aspetti: quella della scuola di oggi. Dimenticate le antiche lavagne di ardesia, in ogni classe c’è infatti una lavagna multimediale interattiva appunto. E, fidatevi, fa tutta la differenza del mondo. Studiare matematica con un quiz Kahoot, le lingue con Duolingo, la storia con un video, arte con una presentazione (senza citare poi tutte potenzialità dell’Intelligenza Artificiale e della Realtà Aumentata) può fare la differenza negli alunni, specie in quelli con bisogni educativi speciali.
Ma perché ci piace l’interattività?
Ora però cerchiamo di rispondere alla domanda definitiva: perché ci piace così tanto questo mondo interattivo? Ci piace perché ci mette al centro dell’esperienza. Non si tratta solo di una questione tecnologica, ma di una risposta psicologica ed evolutiva a un bisogno umano fondamentale: quello di sentirsi coinvolti, ascoltati e capaci di influenzare il proprio ambiente. Innanzitutto ci dà il controllo della situazione, ci permette di prendere decisioni, di esplorare, di modificare. Quello che succede nei videogiochi ma anche nei social network. Perché quando possiamo agire possiamo sentirci protagonisti. E tutto ciò stimola nel nostro cervello i circuiti neurologici legati al piacere e alla ricompensa e crea un legame emotivo con ciò che stiamo facendo.
E’ la chiave del successo del marketing, ma anche dell’intrattenimento, della scuola, del lavoro. E’ la chiave del successo del nostro mondo digitale.