Monte Croce Carnico, Moretuzzo chiede alla Regione un ruolo diretto sulla variante
Dopo il vertice in Carinzia sulla statale 52bis Carnica, il capogruppo del Patto per l’Autonomia sollecita un intervento politico della
UDINE - Il confronto sul futuro del Passo di Monte Croce Carnico torna al centro del dibattito politico regionale dopo il tavolo tecnico che si è tenuto ieri in Carinzia sullo stato di avanzamento delle attività preliminari per progettare la variante alla statale 52bis Carnica, nel tratto di valico tra Italia e Austria.
Secondo Moretuzzo, dall’incontro in Austria non sarebbe emerso un coinvolgimento adeguato dell’amministrazione regionale, un elemento che viene letto come possibile segnale di disimpegno su un’infrastruttura ritenuta strategica per il futuro del Friuli.
Il nodo del tavolo tecnico in Carinzia
Nel mirino ci sono gli sviluppi del vertice dedicato alla viabilità di confine e alla progettazione della variante alla 52bis. Moretuzzo contesta il fatto che il dossier venga di fatto lasciato in mano ad Anas, pur riconoscendo che l’ente resta il soggetto competente sulla strada.
Per il consigliere regionale, però, questo non basta. La Regione, osserva, è già intervenuta in passato sia sul piano operativo sia su quello finanziario per la viabilità esistente e dovrebbe quindi mantenere un ruolo forte anche nella definizione delle soluzioni alternative. Un passaggio che, nelle parole dell’esponente del Patto per l’Autonomia, riguarda anche l’utilizzo pieno degli strumenti legati alla specialità del Friuli Venezia Giulia.
La posizione sulla variante di valico
La linea indicata da Moretuzzo resta quella della variante di valico, definita la soluzione più concreta per il Passo di Monte Croce Carnico. Il riferimento è a quanto era stato indicato il 13 novembre 2025 dalle istituzioni del Friuli Venezia Giulia e della Carinzia.
In quella fase, ricorda il capogruppo, lo studio di fattibilità aveva individuato proprio la variante di valico come opzione prioritaria. A confermare quell’impostazione era stato anche il gruppo bilaterale di esperti, al termine di mesi di lavoro congiunto tra le due parti del confine.
Secondo Moretuzzo, da allora non sarebbero intervenute novità né sul fronte dei trattati internazionali né su quello delle risorse statali necessarie per l’ipotesi di un tunnel in quota. Per questo giudica non coerente continuare a presentare quella soluzione come inevitabile.
Le criticità ambientali e i costi
Nella presa di posizione viene richiamato anche quanto emerso dal Tirolo, dove sarebbe arrivato un invito alla prudenza per tutelare i territori di Lienz e Kitzbühel ed evitare nuove ipotesi di gallerie.
Sul tavolo restano infatti le criticità idrogeologiche dell’area e la necessità di proteggere le falde che alimentano Tolmezzo. Un aspetto che, secondo il consigliere, pesa direttamente anche sulla sostenibilità economica dell’intervento: in presenza di queste fragilità, i costi potrebbero aumentare in modo significativo.
Per Moretuzzo, il tema non è più rinviabile e richiede una scelta chiara sulle soluzioni da adottare per il collegamento al confine tra Italia e Austria, con particolare attenzione alla situazione del valico sulla statale 52bis Carnica.