Padova, la rete contro la grave marginalità si sposta dalla sola mensa ai servizi di autonomia

I dati 2025 delle Cucine economiche popolari mostrano una domanda che non riguarda solo i pasti. Con la Stazione di posta, salute, igiene, documenti e lavoro diventano parte dello stesso percorso.

26 ottobre 2026 13:11
Padova, la rete contro la grave marginalità si sposta dalla sola mensa ai servizi di autonomia -
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PADOVA — La raccolta della Zuppa della Bontà, annunciata in Prato della Valle per il 7 e 8 novembre, richiama un bisogno che in città non si esaurisce nell'emergenza invernale né nella distribuzione di un pasto. A Padova sta cambiando soprattutto il modo in cui la rete affronta la grave marginalità: alla mensa si affiancano igiene personale, assistenza sanitaria, fermo posta, ascolto, orientamento ai servizi e, in alcuni casi, aggancio al lavoro. È un passaggio concreto perché senza un recapito, una tessera sanitaria attiva, documenti o la possibilità di lavarsi e custodire i propri effetti personali, anche un colloquio di lavoro o una visita medica diventano difficili da sostenere.

La dimensione del fenomeno non può essere ridotta al numero delle persone che dormono in strada. Il bilancio 2025 delle Cucine economiche popolari conta 3.624 persone accolte e 110.180 prestazioni complessive. Nello stesso anno sono stati distribuiti 83.814 pasti, ma anche 2.738 prestazioni sanitarie, 3.778 docce, 1.093 lavaggi di indumenti, 1.223 cambi d'abito, 7.865 ricariche di cellulare e 933 colloqui di segretariato sociale. Numeri diversi, che letti insieme raccontano una domanda di continuità: alimentazione, cura e possibilità di restare in contatto con servizi e persone.

Non solo pasti: perché i servizi di base sono collegati

Il pasto resta il primo accesso per molte persone, ma non risolve da solo la precarietà abitativa e sociale. La sequenza dei servizi rilevati dalle Cep mostra come bisogni apparentemente minori possano diventare decisivi: fare una doccia prima di una visita, cambiare abiti, ricaricare un telefono per ricevere una convocazione, avere un luogo in cui farsi arrivare una comunicazione. Non sono prestazioni intercambiabili e non tutte le persone ne hanno bisogno nello stesso momento; sono però gli elementi che consentono di non interrompere un percorso già fragile.

Il confronto con il 2024 aiuta a evitare letture affrettate. Le Cep avevano allora registrato 3.539 persone accolte, 85.880 pasti, 4.906 docce e 2.552 prestazioni sanitarie, secondo la rendicontazione della Fondazione Nervo Pasini. Le modalità di rilevazione e l'uso dei singoli servizi non permettono di trasformare ogni variazione in una classifica di bisogni o in una tendenza automatica. Il punto certo è un altro: nel 2025 l'attività non è stata quella di una sola mensa, ma di un presidio che ha erogato oltre 110 mila interventi tra bisogni materiali, sanitari e di orientamento.

Questa complessità emerge anche dai dati della Caritas di Padova. Il Centro di ascolto diocesano di via Bonporti ha incontrato 478 persone nel 2025, incluse 77 donne e 67 persone oltre i 65 anni; nel complesso sono stati attivati 22.136 interventi. I problemi segnalati riguardano insieme reddito, casa, lavoro e salute. È una fotografia circoscritta ai servizi che hanno raccolto il dato, non una stima di tutte le persone in difficoltà in città; è tuttavia un indicatore utile della sovrapposizione dei problemi che le reti territoriali incontrano.

La Stazione di posta: un luogo per rendere possibili altri passaggi

Il cambiamento ha anche un indirizzo: via Tommaseo 47. L'ex canonica del Tempio della Pace, recuperata con il progetto PNRR della Stazione di posta, è destinata ad accogliere fermo posta, segretariato sociale, spazi per colloqui e deposito bagagli; al piano superiore è previsto un servizio sanitario rivolto a chi incontra ostacoli nell'accesso al Servizio sanitario nazionale. La conclusione del primo intervento e la funzione della nuova sede erano già stati raccontati da Nordest24 a giugno.

Il progetto non nasce come struttura isolata. Nella scheda di candidatura del Comune per l'investimento PNRR, l'Ambito territoriale sociale VEN_16 comprende 29 Comuni e un bacino di 487.914 abitanti. Il documento descrive il Tavolo Inclusione, che mette attorno allo stesso lavoro Comune, Terzo settore e volontariato, e indica servizi già presenti: asilo notturno, mensa, docce, distribuzione di vestiario e farmaci, accoglienza invernale, centri diurni e unità di strada. La documentazione comunale della Stazione di posta chiarisce l'obiettivo: collegare questi passaggi, rafforzare il rapporto con l'Ulss e offrire orientamento, non limitarsi all'apertura di uno spazio fisico.

Per chi vive una condizione di instabilità, il fermo posta non è un dettaglio amministrativo. Può servire a ricevere convocazioni, esiti, comunicazioni o documenti senza avere un'abitazione stabile. Il deposito bagagli può rendere praticabile un appuntamento; il colloquio riservato permette di affrontare una richiesta senza farlo in una fila o in strada. Sono funzioni che non sostituiscono l'alloggio né possono garantire da sole l'uscita dalla marginalità, ma rimuovono ostacoli immediati che spesso bloccano l'accesso alle misure esistenti.

Salute e casa: la soglia più difficile da superare

La componente sanitaria è centrale proprio perché la fragilità abitativa rende più complicato prevenire e curarsi. Le 2.738 prestazioni registrate dalle Cep nel 2025 non coincidono con ricoveri o con una misura della salute della città: indicano invece quante volte il servizio sanitario collegato alle Cucine è stato utilizzato. La presenza di un punto di orientamento nella Stazione di posta punta a ridurre la distanza fra chi arriva con bisogni complessi e i canali sanitari ordinari.

Esiste poi una differenza importante tra le definizioni statistiche e la realtà dei servizi. La Regione Veneto ricorda che il Censimento 2021 ha rilevato 3.794 persone senza tetto o senza fissa dimora iscritte nelle anagrafi comunali venete, dentro un aggregato di 4.886 persone che include anche chi vive in campi o insediamenti. Il dato, consultabile nell'approfondimento statistico regionale, non comprende tutte le persone non raggiunte dalle anagrafi e non è confrontabile con gli accessi a una mensa o con le prestazioni di un singolo ente. Serve però a spiegare perché non esista un solo contatore della marginalità e perché le cifre vadano sempre attribuite alla loro fonte.

Nella scheda PNRR il Comune segnalava già che le persone senza dimora iscritte all'anagrafe comunale erano passate da 55 nel 2015 a 192 nel 2020, precisando che si trattava di un numero parziale rispetto a chi gravita effettivamente in città. La conseguenza operativa è netta: programmare servizi soltanto sulla base della residenza anagrafica rischia di non vedere una parte della domanda. È anche il motivo per cui unità di strada, mense, ascolto e servizi diurni restano snodi complementari.

Il lavoro entra nella rete, ma non è una scorciatoia

Accanto ai servizi essenziali si sta aprendo un canale verso l'occupazione. La Fondazione Nervo Pasini e Veneto Lavoro hanno comunicato ad agosto una convenzione triennale per favorire l'accesso alle politiche attive e avvicinare persone in condizione di svantaggio a formazione e opportunità di impiego. Il primo IncontraLavoro organizzato alle Cep, secondo la comunicazione dell'ente, ha coinvolto 19 utenti e tre aziende, con 52 colloqui. Il dato dice che il lavoro può essere affrontato anche in un luogo già conosciuto dalle persone, non che ogni colloquio si trasformi in assunzione.

È una distinzione necessaria. Un contratto può essere un passaggio verso l'autonomia, ma non risolve automaticamente assenza di casa, documenti, salute o debiti. Allo stesso modo, il sostegno materiale non è un'alternativa al lavoro: permette spesso di arrivare nelle condizioni minime per cercarlo. Il valore della rete sta proprio nel non costringere una persona a scegliere fra mangiare, curarsi, rispondere a una convocazione o presentarsi a un colloquio.

Il tema riguarda anche le imprese del territorio. Le Cep hanno documentato che tra settembre 2025 e maggio 2026 il volontariato formativo d'impresa ha coinvolto 188 partecipanti di dieci aziende. Non è una politica del lavoro e non va confuso con l'inserimento professionale, ma mostra che il rapporto con il tessuto produttivo può avere più forme: formazione, conoscenza diretta dei servizi, colloqui e sostegno a progetti condivisi. Il percorso sull'occupazione avviato con Veneto Lavoro prova ad aggiungere a questa relazione una porta d'accesso più strutturata.

Cosa cambia per Padova e cosa non va promesso

La novità più concreta non è la nascita di un singolo servizio, ma il tentativo di far funzionare in continuità servizi che spesso vengono percepiti separatamente. Chi incontra una persona in evidente difficoltà non deve improvvisare una presa in carico personale o promettere un posto letto: può rivolgersi ai servizi sociali comunali o alle realtà che compongono la rete, lasciando a operatori e unità di strada la valutazione più appropriata. Per chi desidera aiutare, una donazione o un'attività di volontariato sono utili quando seguono bisogni e canali indicati dalle organizzazioni, non quando scaricano materiali non richiesti davanti a una sede.

La prospettiva padovana si inserisce in un quadro veneto più ampio. A Vigodarzere, per l'Alta Padovana, è stato presentato un altro progetto di Stazione di posta destinato ai 28 Comuni dell'ATS VEN_15: il progetto della struttura a servizio dell'ambito territoriale mostra come il modello sia pensato su scala sovracomunale. E nel capoluogo, la crescita delle domande di aiuto alimentare resta un altro segnale da tenere distinto ma collegato: nei primi sette mesi del 2026 l'Opera pane dei poveri ha rilevato più nuclei assistiti e più accessi, come ricostruito nell'approfondimento sulle richieste di pane a Padova.

La Zuppa della Bontà sarà quindi un'occasione di raccolta, non la fotografia completa del fenomeno. La questione che resta dopo il banchetto è più ampia: garantire che chi chiede un pasto possa, se ne ha bisogno, incontrare anche un operatore, curarsi, ricevere una comunicazione e riavvicinarsi a casa o lavoro. I dati 2025 mostrano che questa domanda esiste già. La Stazione di posta e il lavoro di rete indicano la direzione intrapresa; il risultato andrà misurato nel tempo sulla capacità di rendere quei percorsi effettivamente accessibili.

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