Pontelongo, per riaprire lo zuccherificio servono 25 mila ettari di bietole nel 2027

Dalla sospensione del 2026 al nuovo obiettivo della filiera: i numeri delle superfici, gli aiuti regionali e ciò che deve accadere perché l'impianto padovano torni operativo.

20 ottobre 2026 22:14
Pontelongo, per riaprire lo zuccherificio servono 25 mila ettari di bietole nel 2027 -
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PONTELONGO (PADOVA) – Per tornare a lavorare nel 2027, lo zuccherificio di Pontelongo non deve soltanto riaccendere gli impianti: deve ritrovare una base di barbabietole sufficiente a rendere sostenibile una campagna industriale. È il punto emerso il 13 ottobre al tavolo tra Regione Veneto, Coprob e organizzazioni agricole. L'obiettivo indicato è passare a 25 mila ettari nel 2027, rispetto ai 15 mila ettari richiamati nell'incontro come soglia di partenza della filiera.

Non è un dettaglio tecnico riservato agli addetti ai lavori. La superficie contrattualizzata decide se il raccolto può alimentare uno stabilimento, con effetti su aziende agricole, lavoratori stagionali, contoterzisti, trasportatori e servizi del Basso Padovano. Il punto, per residenti e imprese, è che la riapertura non è stata annunciata come fatto compiuto: è una prospettiva condizionata alla massa critica di materia prima, ai contratti di coltivazione e al sostegno pubblico.

Un impianto fermo nel 2026, non una riapertura già decisa

La sequenza dell'anno chiarisce perché il traguardo del 2027 vada letto con prudenza. A marzo, dopo la decisione di sospendere l'attività produttiva a Pontelongo per la campagna 2026, la Regione aveva chiesto un confronto nazionale sul comparto. Nel verbale comunicato dopo il tavolo del 5 marzo, Palazzo Balbi indicava per Pontelongo circa 4.600 ettari di barbabietola contrattualizzata e circa 14.500 per lo stabilimento Coprob di Minerbio, in Emilia-Romagna.

Questi dati non sono equivalenti a una promessa di lavoro o a una produzione già trasformata: fotografano la materia prima che le aziende avevano impegnato con contratti. Proprio l'insufficienza di questa base, insieme al quadro dei costi e del mercato, era al centro della sospensione. La Regione stimava inoltre un coinvolgimento diretto di 180-200 lavoratori, di cui circa cento stagionali, oltre a un indotto agricolo più ampio. Sono numeri che spiegano perché la questione riguarda un territorio più esteso del solo comune di Pontelongo.

In aprile la Giunta regionale ha stanziato 600 mila euro per la campagna 2026. Il contributo de minimis può arrivare a 200 euro per ettaro, fino a 50 mila euro per azienda nell'arco di tre anni. La misura, descritta nel provvedimento regionale sul sostegno ai bieticoltori, non finanzia la riapertura di per sé: serve a non disperdere la coltivazione e le competenze in un anno in cui l'impianto padovano è fermo.

Perché la superficie coltivata è il vero nodo

Uno zuccherificio ha costi fissi, una stagione di trasformazione concentrata e una logistica che deve funzionare a ritmi continui. Se le bietole conferite sono troppo poche, non basta che la coltura abbia avuto un buon andamento in campo: il costo per tonnellata lavorata e per ogni giornata di campagna pesa di più. È per questo che, nell'aggiornamento del 13 ottobre, la Regione e Coprob hanno legato esplicitamente la ripresa dell'attività al raggiungimento di una superficie adeguata.

Il confronto tra i numeri disponibili va maneggiato correttamente. La Regione aveva stimato circa 3.700 ettari coltivati in Veneto nel 2026; il dato di marzo sui 4.600 ettari di Pontelongo era invece quello delle superfici contrattualizzate prima della sospensione. A ottobre il riferimento ai 15 mila ettari e al bersaglio dei 25 mila riguarda il piano di rilancio della filiera per il 2027, non un raccolto già certificato. Le basi informative sono quindi diverse per data e natura: non vanno sommate né trattate come un'unica fotografia definitiva.

La distanza dal traguardo è comunque concreta. Per un agricoltore, scegliere la bietola significa programmare rotazioni, semine, irrigazione, raccolta e conferimento con mesi di anticipo. Per la cooperativa e per lo stabilimento significa poter organizzare macchine, trasporti, manutenzioni e turni. La domanda che deciderà i prossimi mesi non è soltanto quante bietole produrrà il Veneto, ma quante aziende sottoscriveranno contratti tali da rendere industrialmente praticabile una campagna a Pontelongo.

Le ragioni del tentativo di rilancio: mercato, clima e filiera

Nel comunicato del 13 ottobre, Coprob ha riferito che la raccolta 2026 era in chiusura con risultati positivi per una parte rilevante della campagna e ha definito la bietola resiliente rispetto ad altre colture nei cambiamenti climatici. È una valutazione della cooperativa, non un bilancio economico conclusivo dell'intero Veneto. Il dato più solido e immediato resta il quadro regionale: il comparto è esposto insieme a rese, prezzi, energia e concorrenza europea.

L'anno precedente mostra bene questa fragilità. Nel Rapporto statistico del Veneto, la Regione ricorda che nel 2024 la superficie a barbabietola era salita a 7.700 ettari (+14,3%), ma la resa era scesa del 31,6% a 46,8 tonnellate per ettaro per le condizioni meteorologiche avverse. La produzione era così calata a 360.470 tonnellate (-21,8%). Più ettari, dunque, non garantiscono automaticamente più materia prima utile alla trasformazione.

Nel 2025 il quadro agricolo regionale è migliorato in valore, ma non in modo uniforme fra colture. Come documentato nel nostro approfondimento su agricoltura veneta, valore della produzione e aziende, la barbabietola ha segnato un aumento di produzione e valore, mentre la scala delle superfici restava molto diversa da quella di pochi anni fa. Il caso Pontelongo porta questo problema dalla statistica al territorio: una coltura può avere una funzione agronomica e un mercato, ma senza conferimenti sufficienti rischia di perdere il suo sbocco industriale vicino.

Cosa cambia per aziende, lavoratori e territorio

Per le aziende agricole, il sostegno regionale riduce una parte del rischio della campagna 2026 ma non sostituisce un contratto remunerativo per il 2027. La decisione di aderire dipenderà dalle condizioni proposte dalla filiera, dai costi aziendali, dalle alternative colturali e dall'incertezza climatica. Il contributo fino a 200 euro per ettaro ha limiti precisi: non va letto come un prezzo garantito della bietola né come un incentivo automatico per qualunque superficie.

Per i lavoratori, il passaggio più importante è la differenza fra salvaguardare una prospettiva e avere già una stagione industriale programmata. L'impianto resta sospeso nel 2026; il tavolo di ottobre ha indicato le condizioni per provare a riattivarlo nel 2027. Nessuna fonte ufficiale consultata quantifica oggi i turni, la durata della futura campagna o le assunzioni che deriverebbero dall'eventuale riapertura. Anticiparli sarebbe scorretto.

Per il territorio, una filiera saccarifera attiva non riguarda soltanto il prodotto finale. La bietola richiede assistenza tecnica, macchine per semina e raccolta, trasporto al sito produttivo e lavorazioni collegate. La perdita di uno stabilimento rende più fragile anche questa rete di servizi. Al contrario, la riapertura potrebbe consolidarla, ma soltanto se le superfici e gli accordi renderanno economicamente sostenibile l'impianto. Il nostro articolo sulle grandi colture e la resilienza in Veneto ha già mostrato come mais e bietola siano al centro di una discussione più ampia su rotazioni, disponibilità d'acqua e redditività delle pianure.

Quali passaggi restano da verificare

La prossima scadenza concreta è l'apertura delle contrattazioni per la campagna 2027, indicata da Coprob come imminente nel tavolo regionale. Sarà allora che il target dei 25 mila ettari potrà essere misurato con adesioni effettive, non con dichiarazioni di principio. Andranno poi verificati il mantenimento dell'aiuto accoppiato richiamato dalla cooperativa, eventuali misure nazionali sul costo dell'energia e le condizioni industriali dello stabilimento.

Per le imprese agricole la fonte operativa resta la cooperativa o l'organizzazione di categoria con cui si stipula il contratto: questo approfondimento non sostituisce i documenti di conferimento, le condizioni economiche né i disciplinari tecnici. Le voci di costo restano centrali anche nei lavori autunnali; sul punto Nordest24 ha raccolto le informazioni utili sulle misure per il carburante agricolo in vigore a ottobre, che sono distinte dagli aiuti alla bietola.

Il fatto nuovo, oggi, è quindi preciso: dopo uno stop che sembrava poter svuotare una delle ultime filiere saccarifere italiane, Regione, cooperativa e categorie hanno fissato una soglia produttiva per tentare la ripartenza. Non è ancora la riapertura di Pontelongo. È un progetto misurabile: 25 mila ettari da mettere sotto contratto e coltivare per il 2027, con la tenuta della bieticoltura veneta come condizione essenziale.

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