Pordenone omaggia Rodolfo Valentino: una sala della Galleria Sagittaria per il centenario
Domenica 23 agosto ricorrono i cent’anni dalla scomparsa dell’attore. In mostra ephemera, scrapbook, figurine e memorabilia da tutto.
PORDENONE - Una sala interamente dedicata a Rodolfo Valentino, nel giorno in cui ricorrono 100 anni dalla sua morte. Domenica 23 agosto 2026 Pordenone rende omaggio al divo del cinema muto con un focus all’interno della mostra “Cinema Effimero. Materiali per comunicare e promuovere. Alle origini dei social media”, allestita alla Galleria Sagittaria e visitabile fino al 28 agosto 2026.
L’appuntamento coincide con il centenario della scomparsa dell’attore originario di Castellaneta, morto a New York il 23 agosto 1926 a soli 31 anni per le complicazioni di una peritonite e di una setticemia. Figura centrale del cinema delle origini, Valentino è ricordato come il primo grande “re” di Hollywood e uno dei primi sex symbol maschili della storia dello schermo.
Orari, ingresso e dove si visita
La mostra è ospitata negli spazi della Galleria Sagittaria di Pordenone ed è promossa dal Centro Iniziative Culturali Pordenone con la Regione Friuli Venezia Giulia e con il Comune di Pordenone, nel percorso verso Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027.
L’ingresso è gratuito. La visita è possibile dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18, mentre la galleria resta chiusa il sabato e la domenica. Sono previste anche visite guidate su richiesta e fuori orario, da concordare via mail con gli organizzatori.
Cosa racconta la sezione dedicata a Valentino
Il cuore della sezione è costituito da centinaia di “ephemera”, materiali cartacei e oggetti promozionali provenienti da diversi Paesi e appartenenti alla collezione privata della studiosa Silvia Moras. Il percorso ricostruisce la nascita del divismo moderno attraverso il caso Valentino e mostra come molte dinamiche oggi associate ai social media esistessero già nell’epoca del cinema muto.
Non solo film, quindi, ma anche partecipazione del pubblico, raccolta di oggetti, costruzione dell’immagine pubblica del divo e prime forme di fandom. Secondo l’impostazione della mostra, il pubblico di allora non era soltanto spettatore: interagiva attivamente con il mito dell’attore attraverso album, ritagli, cartoline e gadget, in una forma di coinvolgimento che anticipa pratiche molto attuali.
Scrapbook, cartoline, figurine e fascette di sigari
Tra i pezzi esposti ci sono un rarissimo scrapbook inglese del 1926 dedicato al celebre “latin lover”, album di ritagli realizzati dai fan, figurine d’epoca, cartoline illustrate, oggetti e memorabilia, spartiti musicali ispirati ai suoi film come “Il figlio dello sceicco”, oltre a inserti di riviste e fascette di sigari intitolate all’attore.
L’insieme dei materiali restituisce la portata internazionale della cosiddetta “Valentino-mania” e racconta il legame emotivo che il pubblico aveva costruito con la sua immagine, ben oltre la sala cinematografica. È anche uno spaccato sul valore collezionistico che questi oggetti conservano ancora oggi.
Il filo tra cinema muto e social media
Silvia Moras legge questi materiali come una prova della continuità tra vecchi e nuovi media. Nella sua analisi, scrapbook, ritagli, figurine e supporti cartacei del Novecento funzionavano già come vere “tecnologie sociali” capaci di creare connessioni, favorire condivisione e costruire identità collettive.
La mostra comprende infatti anche una sezione dedicata all’archeologia dei media, pensata per mostrare i legami tra le forme di comunicazione visiva del passato e quelle contemporanee. In questo quadro, perfino le piattaforme di streaming trovano un’anticipazione nelle novelizzazioni filmiche e nelle serie di figurine narrative diffuse nei primi decenni del Novecento, strumenti che permettevano di rivivere il film fuori dalla sala, scena dopo scena.
Il catalogo della mostra
L’esposizione è realizzata con il sostegno di Fondazione Friuli e di Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone. Il catalogo raccoglie saggi di storici del cinema come Carlo Montanaro, Paolo Caneppele, Mariapia Comand e Paolo Tosini.
La figura di Valentino, ricorda inoltre il percorso espositivo, resta emblematica anche per la sua parabola personale: emigrato italiano arrivato in America agli inizi del Novecento in un contesto spesso ostile, riuscì ad affermarsi su scala mondiale fino a diventare uno dei volti più riconoscibili della cultura popolare internazionale.