Natisone, il racconto della tragedia in aula: «Mai vista una piena del genere»
Processo Natisone a Udine: testimonianze su piena, chiamate ed elicotteri. Il procuratore invita alla cautela. Si torna in aula il 20 ottobre.
UDINE – Le telefonate di emergenza, la classificazione dell’intervento, l’impiego degli elicotteri e le possibilità di raggiungere i ragazzi rimasti bloccati nel fiume. Sono questi i punti affrontati in tribunale nel processo per la tragedia del Natisone del 31 maggio 2024, nella quale persero la vita Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar.
A rispondere dell’accusa di omicidio colposo sono tre vigili del fuoco e un infermiere della Sores, per presunte carenze nella catena dei soccorsi. L’udienza ha raccolto ricostruzioni tecniche e testimonianze degli operatori intervenuti, mentre il procuratore capo Massimo Lia ha sottolineato che è ancora prematuro formulare valutazioni e giudizi.
Le diverse descrizioni della piena
Tra gli aspetti esaminati figura l’andamento del fiume. Maurizio Rosso, consulente tecnico idrogeologico incaricato dalla Procura, ha definito «morbida» la piena di quel giorno, collocandola al di sotto della soglia di una piena ordinaria, raggiunta nel 75% dei casi secondo quanto riferito in aula.
Diversa la descrizione di uno dei due vigili del fuoco ascoltati, tra i primi a raggiungere il ponte Romano: «Mai vista una piena del genere», ha affermato.
Lo stesso testimone ha ricordato con commozione il momento in cui riuscì a salvare un collega che si era tuffato nel Natisone nel tentativo di soccorrere i tre giovani.
Il consulente: impossibile raggiungere l’isolotto con il gommone
La deposizione del consulente ha affrontato anche la possibilità di utilizzare un gommone per arrivare fino ai ragazzi.
Secondo Rosso, non sarebbe stato possibile raggiungerli sull’isolotto con quel mezzo prima che venissero travolti dall’acqua. Un elemento che si inserisce nell’esame delle modalità d’intervento e delle opzioni a disposizione dei soccorritori.
Le chiamate e le coordinate trasmesse ai vigili del fuoco
In aula è stata ascoltata anche l’operatrice del Numero unico di emergenza che rispose alla prima telefonata. La donna ha riferito di aver trasmesso alla sala operativa dei vigili del fuoco la mappa con le coordinate precise della posizione dei ragazzi.
Ha inoltre spiegato di aver classificato la richiesta come soccorso tecnico e non sanitario, seguendo le indicazioni del manuale operativo. La distinzione è stata affrontata durante l’udienza per ricostruire i passaggi della gestione dell’emergenza.
Il nodo dell’elicottero e la ricostruzione della Sores
Sull’impiego dell’elisoccorso è intervenuto Giulio Trillò, direttore della Sores del Friuli Venezia Giulia. Nella sua ricostruzione, il protocollo inizialmente attivato prevedeva un intervento di natura tecnica.
Il soccorso sarebbe stato successivamente qualificato anche come sanitario per decisione della direttrice citata nella testimonianza, intenzionata a inviare comunque l’elicottero.
Le sue dichiarazioni si affiancano a quelle dell’operatrice Nue sulla classificazione iniziale della chiamata. Tempi, comunicazioni e impiego dei mezzi aerei restano al centro dell’esame dibattimentale.
Il procuratore invita alla cautela, si torna in aula il 20 ottobre
Al termine dell’udienza, il procuratore capo di Udine Massimo Lia ha invitato a non anticipare conclusioni, ritenendo prematuro esprimere giudizi in questa fase.
Il processo proseguirà con la prossima udienza fissata per il 20 ottobre, mentre resta da accertare l’eventuale responsabilità degli imputati nella gestione dei soccorsi.