Province in Friuli Venezia Giulia, Putto attacca la riforma: «Mancano funzioni e consultazione»
In Consiglio regionale il consigliere di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg contesta il disegno di legge sugli enti di area vasta.
TRIESTE - La discussione in Consiglio regionale sul ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia si accompagna alle critiche dell'opposizione. Marco Putto, consigliere regionale di Patto per l'Autonomia - Civica Fvg, contesta il disegno di legge che istituisce i nuovi enti di area vasta e punta l'attenzione su due nodi: il coinvolgimento dei cittadini previsto dallo Statuto speciale e l'assenza, nel testo, di una definizione chiara delle funzioni che saranno assegnate ai nuovi enti.
Secondo Putto, la reintroduzione delle Province è una delle riforme più rilevanti della legislatura, ma viene affrontata senza sciogliere gli aspetti decisivi. In particolare, richiama l'articolo 7 dello Statuto speciale, che prevede l'istituzione di nuovi enti territoriali di area vasta previa intesa con le popolazioni interessate.
Il nodo della consultazione
Per il consigliere, non si tratta di un passaggio formale ma di una garanzia democratica. La Regione, sostiene, dovrebbe sottoporre questa scelta al giudizio dei cittadini invece di procedere senza alcuna forma di consultazione. Una strada diversa, aggiunge, rischierebbe di aprire contenziosi già nella fase di nascita delle future Province.
Putto parla apertamente di una questione di legittimità istituzionale e lega questo punto al metodo seguito dalla maggioranza nel percorso della riforma.
Le competenze rinviate a leggi future
L'altro aspetto che il consigliere considera decisivo riguarda le competenze dei nuovi enti. A suo giudizio, il disegno di legge cambia il nome degli organismi, sostituisce gli Edr con le Province, ma lascia sostanzialmente invariato il quadro delle funzioni, rinviando a future leggi regionali ogni scelta sul trasferimento delle competenze.
Per Putto è questo il vero punto debole della riforma: una Provincia, osserva, non si definisce dal nome o dagli organi di governo, ma dalle funzioni che esercita. Nel testo in discussione, invece, mancherebbero tempi certi e un vero cronoprogramma, oltre a una visione complessiva già definita.
Secondo l'esponente dell'opposizione, dopo anni di annunci e dopo un'intera legislatura in cui il ritorno delle Province è stato indicato come obiettivo strategico, la Giunta avrebbe dovuto presentare una riforma già completa sul piano delle competenze e con un percorso di trasferimento delle funzioni già costruito.
I dubbi emersi anche nella maggioranza
Nel suo intervento, Putto segnala anche un elemento politico che, a suo avviso, indebolisce ulteriormente l'impianto della riforma. Il riferimento è all'emendamento presentato da Fratelli d'Italia, che subordina l'indizione delle elezioni provinciali all'approvazione di sei leggi regionali di settore dedicate alle funzioni fondamentali.
Per il consigliere, questo passaggio dimostrerebbe che le perplessità non appartengono soltanto alle opposizioni, ma attraversano anche la stessa maggioranza regionale. Da qui la critica alle rassicurazioni arrivate dall'assessore Roberti e dal presidente Fedriga, ritenute non sufficienti alla luce della richiesta di garanzie preventive avanzata da un gruppo della coalizione di governo.
Gli emendamenti annunciati in Aula
Putto ha annunciato la presentazione di emendamenti su quelli che definisce i due punti centrali della discussione: il rispetto delle previsioni statutarie e la definizione delle funzioni delle future Province.
Il giudizio complessivo del consigliere resta fortemente critico. A suo avviso, il Consiglio regionale si trova a esaminare una legge che costruisce il contenitore, ma rinvia ancora il contenuto. E proprio per questo, conclude, il rischio è che una riforma presentata come istituzionale finisca per assumere soprattutto un significato elettorale.