Recoaro Mille, via al recupero della frana di Fantoni con 30 quintali di erba locale

Il progetto IN.E.R.BIO parte da Recoaro Mille su 3.500 metri quadrati e prevede nuove prove a Valbrenta e Melette 2000.

16 giugno 2026 12:54
Recoaro Mille, via al recupero della frana di Fantoni con 30 quintali di erba locale -
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VICENZA – Parte in provincia di Vicenza il progetto IN.E.R.BIO, acronimo di INerbimenti per Ecosistemi Resilienti e BIOdiversi, con l’obiettivo di creare una filiera per il ripristino ambientale di aree degradate attraverso inerbimenti ad alta biodiversità provenienti da praterie naturali e seminaturali locali. Le prime sperimentazioni sono già in corso a Recoaro Mille, per il recupero di una frana in località Fantoni, mentre altre prove partiranno a breve a Valbrenta e nell’area sciistica di Melette 2000, sull’Altopiano di Asiago.

Il progetto punta a utilizzare le praterie come fonte di specie autoctone da impiegare per il recupero di superfici degradate in diversi contesti: scarpate stradali, aree industriali, cave, frane, nuove urbanizzazioni e piste da sci. In questo schema agricoltori e gestori di prati e pascoli assumono un ruolo centrale, diventando siti donatori e trovando una nuova opportunità economica e di diversificazione legata alla fornitura di materiale vegetale locale.

Uno degli strumenti chiave di IN.E.R.BIO è la costruzione di un catasto geolocalizzato delle praterie potenzialmente utilizzabili come siti donatori di semi autoctoni. Il censimento ha già portato all’analisi di oltre 1.200 siti e all’individuazione di più di 600 ettari donatori potenzialmente idonei per la futura filiera.

La sperimentazione si sviluppa nella provincia di Vicenza, coinvolgendo territori di pianura, collina e montagna. Il coordinamento del progetto è affidato a Landes Srl. La guida scientifica è del Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, che lavora in collaborazione con Agridinamica Srl, centro specializzato in sperimentazione agronomica.

Sul fronte territoriale partecipano l’Unione Montana “Spettabile Reggenza dei Sette Comuni”, Vi.abilità e l’Associazione Regionale Albo dei Cavatori del Veneto. La componente agricola è rappresentata dalle aziende Elena ed Eligio Bertacco di Marostica e da Loris Cortese di Schiavon, che gestiscono rispettivamente Malga Valleranetta e Frolla Seconda sull’Altopiano di Asiago.

A spiegare il cambio di impostazione introdotto dal progetto è Marco Grendele di Landes: oggi, osserva, il mercato degli inerbimenti si basa prevalentemente su sementi standardizzate, composte da poche specie geneticamente selezionate per attecchire e crescere rapidamente. Questo porta alla realizzazione di aree verdi uniformi, ma povere dal punto di vista floristico e impattanti nei confronti della biodiversità. IN.E.R.BIO propone invece l’uso di miscugli naturali, ricchi di biodiversità e composti da specie autoctone, capaci di ricreare ecosistemi di alto valore ecologico e paesaggistico, anche grazie alle diverse fioriture.

L’obiettivo non è quindi solo estetico. Il modello mira a favorire la presenza di insetti impollinatori, a migliorare la qualità del suolo e del foraggio e ad aumentare la capacità di adattamento dei territori. Dopo la fase di mappatura delle praterie, il progetto procederà con la sperimentazione delle tecniche di raccolta e di inerbimento, per arrivare poi alla definizione di un modello economico di domanda e offerta e di strategie di mercato replicabili anche in altri territori.

Secondo Michele Scotton, professore del Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, il progetto dà vita a una filiera completamente nuova, quella delle praterie da seme ad alta biodiversità. Gli agricoltori diventano protagonisti producendo un materiale innovativo – fieno, erba verde e fiorume ricchi di semi – che può essere utilizzato anche come “pacciamatura attiva” per il rinverdimento. Si tratta, nelle parole del docente, di un prodotto che unisce valore ambientale ed economico e crea un collegamento diretto tra chi produce e chi deve realizzare interventi di inerbimento.

Sulla stessa linea Davide Crestani di Agridinamica, che indica nella sperimentazione un modo per coniugare biodiversità, innovazione e redditività, mettendo al centro il territorio e chi lo vive ogni giorno. Il lavoro agricolo, in questo quadro, viene riconosciuto anche per il suo valore ecosistemico oltre che produttivo. Molte praterie, infatti, si trovano in aree marginali, con redditività limitata e forte rischio di abbandono, e la possibilità di conferire semi destinati agli interventi di inerbimento rappresenta una nuova opportunità economica insieme a uno strumento di tutela attiva del territorio.

Le prime prove sul campo sono già partite nel Vicentino. A Recoaro Mille, in località Fantoni, è in corso il ripristino di una frana con finalità di prevenzione di nuovi fenomeni di erosione. Da un prato dell’Azienda Agricola Dalla Riva Michela, situato a Staro, sono stati tagliati circa 30 quintali di erba verde. Il materiale è stato poi trasportato nel sito ricevente e posizionato per il recupero del cotico stradale su una superficie di circa 3.500 metri quadrati. Le specie selezionate per l’inerbimento appartengono alla tipologia dell’Arrenatereto tipico, un tipo di prato magro caratteristico della zona.

Le prossime prove sperimentali interesseranno Valbrenta, dove è previsto il ripristino di un’ex cava di marmo rosso di Asiago e la sua riconversione a pascolo, e successivamente l’area sciistica di Melette 2000 sull’Altopiano di Asiago, con il recupero di una porzione di pascolo di Malga Longara Davanti.

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