«Liliana è stata uccisa», svolta clamorosa nel caso Resinovich: «Trovato DNA maschile».
Caso Resinovich, la nuova perizia rileva tracce di DNA maschile ignoto. Il legale di Visintin: «Su questo elaborato non c’è traccia di lui».
TRIESTE – Tracce di DNA maschile riferibili a un soggetto ancora ignoto e risultati che, secondo la difesa di Sebastiano Visintin, modificano il quadro delineato da un precedente elaborato. Una perizia collegiale di 352 pagine, firmata da tre esperti, porta nuovi elementi nel caso della morte di Liliana Resinovich.
L’analisi riguarda diversi reperti: il cordino trovato al collo della donna, quello che teneva unite tre chiavi, i jeans, il sacco nero che avvolgeva la parte inferiore del corpo e dodici formazioni pilifere.
A commentare le prime evidenze è Paolo Bevilacqua, avvocato del marito di Liliana, che contesta la permanenza di Visintin nel registro degli indagati, precisando però che servirà tempo per esaminare l’intera relazione e confrontarla con le precedenti.
Sul cordino al collo soltanto il DNA di Liliana
Uno dei risultati riguarda il cordino rinvenuto al collo della donna: su questo reperto è stato individuato DNA riferibile soltanto a Resinovich.
Diverso l’esito relativo al cordino che teneva insieme tre chiavi. Gli esperti hanno identificato due profili complessi e il calcolo probabilistico indica la presenza di un soggetto maschile allo stato ignoto.
Si tratta di risultati riferiti a reperti distinti, da considerare nell’ambito dell’esame complessivo della relazione.
Le tracce sui jeans e sul sacco nero
La perizia affronta anche le tracce biologiche individuate sui jeans e sul sacco nero che conteneva la parte inferiore del cadavere.
Secondo gli esperti, «è fortemente probabile» che il DNA maschile rilevato sui due reperti appartenga allo stesso soggetto.
L’identità della persona cui sarebbero riconducibili queste tracce rimane sconosciuta. La valutazione espressa nella relazione è probabilistica e non viene presentata come un’identificazione definitiva.
Gli accertamenti tecnici sulle circostanze di una morte sono al centro anche della distinta indagine su Nicola Frena, trovato senza vita vicino all’ospedale di Grosseto.
Undici formazioni pilifere riferibili alla donna
Sono dodici le formazioni pilifere prese in esame. Undici risultano riferibili a Liliana Resinovich, mentre la restante è attribuita a un soggetto maschile anch’esso ignoto.
Le informazioni disponibili non consentono di stabilire se questa formazione pilifera e le altre tracce maschili siano riconducibili alla medesima persona.
L’impiego degli accertamenti genetici per chiarire l’identità dei reperti riguarda anche altre vicende di cronaca, come il ritrovamento di un corpo in avanzato stato di decomposizione in un’abitazione a Vallà, per il quale sono stati disposti approfondimenti medico-legali e genetici.
Bevilacqua: «Su questo nuovo elaborato non c’è traccia di Visintin»
La prima reazione dell’avvocato Paolo Bevilacqua è una netta contestazione delle conclusioni attribuite al precedente elaborato. Secondo il legale, quella relazione aveva ricostruito minuziosamente il delitto, attribuendolo a Sebastiano Visintin.
La nuova perizia, nella lettura della difesa, cambierebbe radicalmente quel quadro. «Su questo nuovo elaborato non c’è traccia di Visintin», afferma Bevilacqua.
Il legale richiama anche il tema di possibili contaminazioni e delle riserve che potrebbero derivarne. Alla luce dei risultati che sta commentando, definisce «semplicemente allucinante» mantenere il marito come indagato.
Queste considerazioni rappresentano la posizione della difesa e non un accertamento giudiziario definitivo.
Il confronto con le precedenti perizie
Bevilacqua sottolinea comunque la necessità di studiare integralmente le 352 pagine e di effettuare una comparazione con gli elaborati precedenti.
L’avvocato riferisce inoltre che il ritorno dell’attenzione mediatica sulla vicenda avrebbe portato Visintin in uno stato di profonda prostrazione.
I risultati tecnici e la loro interpretazione restano parte degli accertamenti sul caso. Per Visintin vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.