Rette Alzheimer in Veneto, Uneba: senza nuove regole rischio collasso per Rsa e famiglie
L'associazione che riunisce 112 enti non profit chiede alla Regione un intervento su rette, ricorsi e criteri di accesso alle strutture.
VENETO - In Veneto cresce l'allarme sulle rette delle Rsa per le persone con Alzheimer e per gli anziani con elevato fabbisogno sanitario. Uneba Veneto, che rappresenta 112 organizzazioni non profit del settore sociosanitario, ha inviato una lettera al presidente della Regione Alberto Stefani, agli assessori Filippo Giacinti e Paola Roma, alla presidente della V Commissione Manuela Lanzarin e all'Avvocatura regionale per chiedere un intervento rapido sulla materia.
Al centro della richiesta ci sono gli effetti delle sentenze della Cassazione, che stanno alimentando un aumento dei ricorsi da parte delle famiglie. In molti casi i familiari smettono di pagare la retta, chiedono la restituzione di somme già versate oppure il rimborso di quanto pagato anche molti anni prima per parenti nel frattempo deceduti, fino a 10 anni indietro. Le cause vengono avviate contro i centri servizi, ma secondo l'impostazione richiamata da Uneba il costo dell'assistenza finirebbe per ricadere interamente sulle Ulss e quindi sul bilancio regionale.
Cosa teme Uneba Veneto
Secondo l'associazione, senza una nuova regolamentazione il sistema rischia di bloccarsi su più fronti. Da una parte ci sono i centri servizi, che continuano a garantire assistenza anche in presenza di rette non pagate e contenziosi aperti, ma che nel lungo periodo potrebbero non reggere l'impatto economico. Una parte rilevante degli ospiti delle Rsa, osserva Uneba, è composta da persone già affette da Alzheimer al momento dell'ingresso o che sviluppano la malattia successivamente.
Se i ricorsi dovessero estendersi in modo generalizzato, il timore è quello di un effetto a catena: strutture in difficoltà, Regione chiamata a sostenere costi per milioni di euro e famiglie con minori possibilità di trovare accoglienza per un anziano non autosufficiente. Uneba segnala anche il rischio di un peggioramento della qualità dell'assistenza, se il sistema dovesse essere costretto a reggere costi crescenti senza una cornice normativa chiara.
Le tre richieste alla Regione
Nella lettera, Uneba Veneto formula tre richieste precise. La prima è un intervento normativo, sia regionale sia nazionale, sui criteri di compartecipazione alla spesa per l'accoglienza residenziale in Rsa delle persone con morbo di Alzheimer e di altri soggetti con patologie degenerative o psichiche.
La seconda riguarda la definizione di un protocollo regionale per accertare la presenza della patologia prima dell'ingresso in struttura, così da stabilire fin da subito il tipo di assistenza necessaria e la quota di compartecipazione alla retta.
La terza richiesta punta a chiarire modalità e condizioni di permanenza degli ospiti che sono già residenti nelle strutture, tema che oggi resta esposto all'incertezza interpretativa e al contenzioso.
Il nodo delle Rsa e delle prestazioni sanitarie
Uneba solleva poi una questione ulteriore: se dovesse consolidarsi definitivamente l'orientamento giurisprudenziale secondo cui queste prestazioni sono da considerare prevalentemente sanitarie, si aprirebbe un problema anche sulla collocazione stessa dei malati di Alzheimer nelle attuali Rsa.
L'associazione osserva infatti che le strutture socio-assistenziali, sulla base degli standard regionali oggi in vigore, non sempre sarebbero attrezzate per ospitare persone con bisogni sostanzialmente sanitari. In questo scenario, oltre al problema economico, emergerebbe anche un dubbio sulla possibilità e sulla legittimità di continuare ad accogliere questi pazienti nelle strutture attuali. La conseguenza pratica, evidenzia Uneba, sarebbe una domanda senza risposta per migliaia di famiglie: dove verrebbero assistiti questi anziani fragili.
La disparità tra chi è in struttura e chi resta a casa
Nella lettera alla Regione viene messo in evidenza anche un tema di equità sociale. Rendere la retta della Rsa interamente a carico del servizio pubblico per le persone con Alzheimer, sostiene Uneba, rischierebbe di creare una disparità rispetto alle famiglie che assistono il malato al domicilio.
Chi tiene in casa un familiare con Alzheimer, ricorda l'associazione, continua infatti a sostenere quotidianamente le spese utilizzando indennità di accompagnamento, pensioni civili o assegni di invalidità. Chi invece è accolto in un centro servizi potrebbe, in base all'orientamento richiamato dalle sentenze, vedersi coprire l'intera retta dall'Ulss, mantenendo quegli stessi importi. Per Uneba è un punto che va affrontato nella definizione di una nuova disciplina.
La stessa questione, inoltre, non riguarda solo l'Alzheimer. Secondo l'associazione il problema può estendersi ad altre patologie degenerative o psichiche e più in generale a tutti gli anziani in Rsa con elevato fabbisogno sanitario oltre che assistenziale. È su questo perimetro che Uneba Veneto chiede ora una decisione rapida alla Regione, per evitare che l'aumento dei ricorsi allarghi ulteriormente il contenzioso e metta in difficoltà l'intero sistema di assistenza residenziale.