Riforma Calderoli, «spariscono 32 Comuni montani»: scoppia il caso politico
Riforma Calderoli, 32 Comuni FVG perdono lo status montano. Azione, ORA!, PLD e Radicali denunciano effetti su fondi e servizi.
Trentadue Comuni del Friuli-Venezia Giulia rischiano di perdere lo status di “montani” a seguito della riforma collegata al ministro Roberto Calderoli. Un cambiamento che, secondo un comunicato congiunto firmato da Azione, ORA!, PLD e Radicali del Friuli-Venezia Giulia, apre un vero e proprio “cortocircuito politico e fiscale” con ricadute concrete su risorse, servizi e bilanci locali .
Il documento, diffuso il 18 febbraio 2026, accende i riflettori sulle conseguenze della nuova classificazione dei territori montani, che nel territorio regionale coinvolge realtà come San Pietro al Natisone e quasi tutti i Comuni del Collio e del Carso.
Alla base della polemica c’è l’articolo 44 della Costituzione, che riconosce la montagna come territorio strutturalmente svantaggiato e meritevole di sostegno. Tuttavia, osservano i firmatari, la Carta non fornisce una definizione precisa di “montagna”.
È proprio in questa ambiguità che si inserisce la riforma, che adotta criteri prevalentemente altimetrici e morfologici – quota media, quota massima, pendenza – per ridefinire l’elenco dei Comuni montani .
Secondo Azione, ORA!, PLD e Radicali, il problema non è soltanto numerico, ma riguarda il senso stesso dell’intervento pubblico nelle aree fragili. La classificazione, infatti, non misurerebbe la reale condizione socio-economica dei territori, ma si limiterebbe a un dato geometrico.
“La montagna costituzionale è territorio svantaggiato; la montagna amministrativa diventa territorio sopra una soglia numerica”, si legge nel comunicato .
Nel documento vengono citati alcuni casi emblematici per evidenziare le contraddizioni del nuovo sistema.
Località come Cortina d’Ampezzo continuerebbero a essere classificate come montane e a beneficiare di agevolazioni, mentre piccoli centri isolati potrebbero essere esclusi per effetto della media altimetrica. Anche in Friuli-Venezia Giulia la revisione rischia di produrre effetti analoghi, con l’uscita di 32 Comuni dall’elenco ufficiale .
Una situazione che, secondo i firmatari, non sarebbe neutrale: la perdita dello status incide su risorse economiche, capacità amministrativa e accesso a fondi dedicati, soprattutto nei piccoli Comuni realmente fragili.
Tra i punti più delicati sollevati nel comunicato vi è quello legato ai servizi essenziali, in particolare alla scuola.
Le scuole nei Comuni montani possono restare aperte anche con un numero di alunni inferiore rispetto agli standard ordinari. Con la nuova classificazione, però, potrebbero verificarsi casi paradossali: un Comune di fondovalle che perda la qualifica di montano potrebbe essere costretto a chiudere un plesso, pur servendo più Comuni montani della valle .
Per le forze politiche firmatarie, questo rappresenta “il punto di caduta più evidente”: la classificazione amministrativa rischia di produrre effetti incoerenti rispetto alla geografia reale dei servizi.
Altro nodo centrale è quello fiscale. La qualifica di Comune montano determina l’accesso al Fondo sviluppo montagne, a incentivi per docenti, bonus e crediti fiscali, oltre a priorità amministrative.
L’uscita dall’elenco non comporta una riduzione graduale dei benefici, ma un salto netto di regime: o dentro o fuori. Un meccanismo definito nel comunicato come “effetto scalino”, che genererebbe:
incertezza nei bilanci comunali;
competizione tra territori contigui;
possibili rendite di posizione per chi resta incluso .
Inoltre, viene evidenziato il rischio che, in assenza di controlli stringenti, gli incentivi possano favorire fenomeni distorsivi, come l’aumento dei prezzi immobiliari o la proliferazione di seconde case, senza un reale consolidamento demografico.
Il tema, sottolineano Azione, ORA!, PLD e Radicali, non è soltanto nazionale ma anche regionale. Le forze politiche chiedono che la Regione Friuli-Venezia Giulia chiarisca quali misure intenda adottare per accompagnare i Comuni che perderanno lo status e per evitare una sottrazione di risorse ai territori montani .
Tra le proposte indicate nel comunicato:
recupero dei benefici in caso di abbandono;
controlli incrociati sulla residenza effettiva;
indicatori pubblici di risultato;
definizione chiara di criteri di fragilità socio-economica .
La conclusione del documento è netta: senza strumenti adeguati, la politica per la montagna rischia di trasformarsi in “politica di rendita territoriale, non politica di riequilibrio” .
Per i firmatari, la frattura tra montagna “costituzionale” e montagna “amministrativa” può diventare sociale e politica, soprattutto quando la classificazione incide direttamente su scuola, bilanci comunali e incentivi.
Il confronto ora si sposta sul piano istituzionale, con la richiesta di un intervento regionale che eviti nuove disuguaglianze territoriali e garantisca coerenza tra fragilità reale dei territori e strumenti di sostegno pubblico.