Riforma delle Province in Fvg, Celotti attacca: «Ddl vuoto e senza visione»

In Consiglio regionale parte l’esame del ddl 86 su Province ed Enti di decentramento.

29 giugno 2026 12:42
Riforma delle Province in Fvg, Celotti attacca: «Ddl vuoto e senza visione» -
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TRIESTE - Si apre in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia l’esame del ddl 86 sulla riorganizzazione del sistema Regione-Autonomie locali, con l’istituzione e l’ordinamento delle Province e la soppressione degli Enti di decentramento regionale. Sul provvedimento arriva la netta bocciatura della consigliera regionale del Pd Manuela Celotti, relatrice di minoranza, che parla di una riforma «che non innova il sistema istituzionale» e «si limita a riproporre il passato».

Secondo Celotti, dopo otto anni di annunci la Maggioranza porta in Aula un testo che, pur essendo stato indicato come un passaggio centrale dell’azione politica del Centrodestra, non affronta i nodi più rilevanti per il Friuli Venezia Giulia e lascia aperti diversi interrogativi sul ruolo degli enti locali.

Le critiche del Pd al disegno di legge

Nel merito, la consigliera dem definisce il provvedimento un «contenitore vuoto», privo di una visione strategica sulle sfide che attendono la regione. Tra i temi che, secondo la relatrice di minoranza, restano senza risposta ci sono l’inverno demografico, la transizione digitale, il rafforzamento dei Comuni e la governance di area vasta, tema già al centro del dibattito sugli enti di area vasta.

Per Celotti, il testo si limiterebbe a ripristinare enti del passato senza chiarire in modo concreto funzioni, competenze e prospettive. Una scelta che, a suo giudizio, rischia di aumentare le sovrapposizioni istituzionali e di creare nuovi costi, oltre a generare ulteriore incertezza per gli enti locali e per il personale coinvolto.

Il nodo politico e l’assenza di Fedriga

Nella presa di posizione del Pd c’è anche un rilievo politico. Celotti sottolinea infatti l’assenza del presidente Massimiliano Fedriga nel momento in cui il testo arriva all’esame dell’Aula, insieme a una Giunta che definisce «ridotta all’osso», osservazione che si inserisce in un confronto più ampio già emerso anche su altri dossier della politica regionale, compresa la cooperazione internazionale Fvg.

Per la consigliera dem, la distanza tra i richiami della Giunta ai principi della democrazia e la bocciatura della mozione per un referendum consultivo rappresenta una contraddizione politica rilevante. La proposta delle Opposizioni, ricorda Celotti, puntava a coinvolgere direttamente i cittadini su una scelta considerata importante per l’assetto istituzionale del Friuli Venezia Giulia.

Referendum consultivo e contrarietà al testo

Proprio il mancato via libera alla consultazione popolare è uno dei punti più contestati dal Pd. Celotti parla di una «inaccettabile incongruenza» tra i riferimenti alla partecipazione democratica e il rifiuto di aprire un confronto con i cittadini sul futuro delle Province e sull’assetto delle autonomie locali regionali.

Nella valutazione finale della relatrice di minoranza, quella in discussione avrebbe potuto essere l’occasione per costruire una riforma condivisa e capace di innovare davvero il sistema. La scelta della Giunta, invece, secondo il Pd va nella direzione opposta: una soluzione definita ideologica, senza confronto e senza una visione di lungo periodo. Per questo il Partito democratico conferma la propria «netta contrarietà» al provvedimento ora all’esame del Consiglio regionale.

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