Riforma delle Province in Fvg: ok in Commissione agli articoli 5-24
A Trieste via libera a maggioranza alla parte del ddl 86 su enti locali e quattro Province: dubbi su Comunità e montagna.
TRIESTE - Primo via libera in V Commissione consiliare alla parte centrale della riforma che ridisegna il sistema delle autonomie locali in Friuli Venezia Giulia. Nella seduta del 17 giugno 2026, presieduta da Diego Bernardis, è arrivata l'approvazione a maggioranza degli articoli dal 5 al 24 del disegno di legge 86, quelli che definiscono la cornice generale dei rapporti tra Regione ed enti locali, l'ordinamento e l'istituzione delle Province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine.
Il passaggio non chiude il confronto politico, anzi lascia sul tavolo diversi punti contestati dalle opposizioni: il ruolo delle Comunità di Comuni, la gestione del personale, i confini delle future Province e la rappresentanza delle aree montane.
Comunità di Comuni e rapporto con le future Province
Tra gli aspetti più discussi c'è stato l'assetto istituzionale complessivo. Manuela Celotti del Partito democratico ha criticato l'assenza, nel testo, delle Comunità di Comuni, comprese quelle montane, collinari e volontarie. Secondo la consigliera, un disegno di legge che punta a ridisegnare l'ordinamento locale dovrebbe partire da una rappresentazione più precisa dell'esistente e chiarire meglio funzioni e rapporti tra i diversi enti.
Celotti ha richiamato anche le possibili sovrapposizioni tra Comunità e Province, sostenendo che restano "ampi spazi di intersezione" sui quali servirebbe una definizione più netta. L'assessore regionale Pierpaolo Roberti ha replicato che le Comunità continueranno a esistere e a essere sostenute dalla Regione, ma non potranno essere considerate un livello di governo paragonabile a Comuni, Province e Regione.
Il nodo del personale e degli uffici provinciali
Altro capitolo centrale del confronto è stato quello del personale. Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, e Serena Pellegrino di Avs hanno chiesto chiarimenti sulla gestione futura dei dipendenti.
Moretuzzo ha evidenziato che il passaggio dagli attuali dipendenti regionali a personale distribuito tra quattro Province non è un dettaglio tecnico, perché comporta effetti su carichi di lavoro, procedure e responsabilità organizzative. Roberti ha spiegato che le Province dovranno dotarsi di un proprio ufficio del personale interno, pur potendo contare sul supporto della Regione, che già oggi garantisce servizi analoghi a molti enti locali.
Sul tema è intervenuta ancora Celotti, che ha auspicato che la riorganizzazione istituzionale possa diventare anche un'occasione per affrontare il tema del welfare dei dipendenti del comparto unico.
Confini provinciali e rappresentanza della montagna
Uno dei punti politicamente più sensibili riguarda la scelta di ricostituire le Province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine riprendendo i vecchi confini. Moretuzzo ha definito questa impostazione comprensibile sul piano politico, ma non adeguata rispetto agli obiettivi di una riforma dell'assetto istituzionale.
Secondo il consigliere, la perimetrazione dovrebbe tenere conto in modo più puntuale delle specificità territoriali, soprattutto nelle aree montane, che rischiano di restare divise tra enti diversi senza strumenti adatti alle loro esigenze. Un tema che nel dibattito regionale si intreccia spesso anche con quello della gestione dei territori e dei corsi d'acqua, come emerso nei recenti confronti su Giù le mani dai fiumi.
Sulla stessa linea si è mossa Celotti, secondo cui la Regione avrebbe dovuto aprire un confronto più approfondito sulla rappresentanza della montagna, anche alla luce dei dati negativi su spopolamento e rilancio delle aree interne. Anche Serena Pellegrino ha chiesto una perimetrazione diversa, valutando l'ipotesi di una Provincia ulteriore rispetto alle quattro previste dal disegno di legge.
Consiglio provinciale e presidente facoltativo
Nel corso dell'esame è emerso anche il tema dell'articolo 20, relativo alla composizione e al funzionamento del Consiglio provinciale. Celotti ha osservato che restano da chiarire obiettivi, funzioni e ruolo concreto delle future Province, soprattutto nel rapporto con i Comuni.
Il dibattito si è poi concentrato sulla figura del presidente del Consiglio provinciale. Marco Putto, del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, ha chiesto se questa figura sia prevista come facoltativa. Roberti ha confermato che la scelta sarà demandata allo statuto di ciascuna Provincia.
Su questo punto Pellegrino ha annunciato un emendamento per rendere obbligatoria la presenza del presidente del Consiglio provinciale in tutti gli enti, ritenendola necessaria soprattutto nelle realtà più grandi. Francesco Martines del Pd ne ha invece sottolineato l'utilità organizzativa, ritenendola uno strumento utile per coordinare i lavori del Consiglio.
La seduta della V Commissione si è quindi chiusa con l'approvazione a maggioranza degli articoli dal 5 al 24 del ddl 86, mentre il confronto politico proseguirà sui nodi ancora aperti della riforma, dalla distribuzione delle funzioni agli equilibri territoriali. In Friuli Venezia Giulia il tema resta strettamente legato anche alla tenuta dei servizi locali e della viabilità nelle aree periferiche, come mostra il caso del Ponte Bus del Colvera, destinato a incidere sui collegamenti della montagna pordenonese.