Riforma urbanistica Fvg, in Commissione il nuovo assetto con Province e Piani di mobilità

In IV Commissione l’assessore Amirante ha illustrato i punti del ddl 90.

16 luglio 2026 16:46
Riforma urbanistica Fvg, in Commissione il nuovo assetto con Province e Piani di mobilità -
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TRIESTE - La riforma del governo del territorio del Friuli Venezia Giulia entra nel dettaglio in Consiglio regionale, con un nuovo assetto della pianificazione che punta a coordinare meglio Regione, Comuni, Province e Consorzi industriali e a rendere più semplici gli strumenti urbanistici. Oggi in IV Commissione l’assessore alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante ha proseguito l’illustrazione del ddl 90, soffermandosi in particolare sugli articoli successivi al 13 e sui livelli di pianificazione previsti dal provvedimento.

Il punto centrale della riforma, spiegato dall’assessore, è la costruzione di un sistema in cui il Piano di governo del territorio regionale diventa la cornice strategica entro cui si muovono gli altri soggetti pubblici, con regole coordinate e orientate alla rigenerazione urbana.

Come cambia la pianificazione territoriale

Il nuovo impianto distingue un livello regionale e un livello intermedio di area vasta. Il primo si basa sul Sistema territoriale regionale (STR), sui Sistemi territoriali locali (STL) e sui Piani territoriali infraregionali (PTI) dei Consorzi di sviluppo economico.

Il secondo livello, quello di area vasta, viene invece individuato come sede di concertazione e copianificazione tra Regione, Comuni e soggetti che hanno funzioni pianificatorie. In questo passaggio rientra una delle novità più rilevanti del disegno di legge: le Province entrano nel sistema di pianificazione intermedia con un ruolo specifico.

Secondo quanto illustrato in Commissione, alle Province sarà affidata in particolare la redazione dei Piani urbani della mobilità sostenibile (Pums) e dei Piani della mobilità ciclabile, strumenti pensati per coordinare trasporti, accessibilità e qualità urbana su scala sovracomunale.

Accordi tra enti e nuovo Piano operativo

Tra gli elementi introdotti dalla riforma ci sono anche gli accordi di pianificazione e copianificazione, concepiti per gestire in modo condiviso le trasformazioni territoriali che non si fermano ai confini di un singolo Comune e richiedono una visione più ampia.

Ampio spazio, durante la seduta, è stato dedicato anche all’articolo 33, che riguarda il nuovo Piano operativo. Si tratta dello strumento destinato ad accompagnare gli interventi di rigenerazione urbana e territoriale.

Nel corso dell’illustrazione, Amirante ha mostrato alcuni esempi di mappatura elaborati secondo il nuovo modello di piano. L’obiettivo, spiegato dall’assessore, è sostituire le tradizionali zonizzazioni con ambiti fisico-funzionali considerati più flessibili e più aderenti alle trasformazioni già presenti sul territorio.

Cosa non va confuso con la legge

Nel suo intervento l’assessore ha anche chiarito un punto che, secondo quanto riferito in Commissione, può generare equivoci: il disegno di legge non coincide con il Piano di governo del territorio.

La legge, infatti, definisce quadro normativo, strumenti, competenze e procedure. Solo in una fase successiva verrà elaborato il Piano vero e proprio, attraverso un percorso partecipato. Allo stesso modo, non fanno parte del testo di legge né la parte strategica del Piano né i regolamenti attuativi, che saranno predisposti in seguito per dare applicazione concreta alla riforma.

L’impianto normativo, nelle intenzioni della Regione, serve anche a superare la logica delle vecchie classificazioni urbanistiche, per costruire strumenti in grado di affrontare la complessità di città, aree produttive e territori rurali. Il riferimento indicato dall’assessore è la rigenerazione del territorio anche come risposta di lungo periodo a spopolamento e calo demografico.

Il nodo del Piano paesaggistico regionale

Nel passaggio dedicato al Piano paesaggistico regionale, Amirante ha ricordato che oggi sono 110 i Comuni che hanno avviato o concluso il percorso di conformazione dei propri Prgc.

L’assessore ha ribadito che il Ppr resta uno strumento di tutela paesaggistica e vincolistica, e non un piano urbanistico generale. Proprio l’assenza di un quadro territoriale di riferimento, è stata la valutazione esposta in Commissione, avrebbe reso per anni molto difficile la conformazione dei piani comunali.

In chiusura Amirante ha richiamato la legge regionale 2/2024, con cui è stato chiarito che la conformazione al Ppr non può essere assimilata a una variante generale del piano regolatore e sono state introdotte procedure ritenute più efficaci. Il dato portato in Commissione è che il sistema si è sbloccato e che i Comuni possono ora operare con maggiore certezza normativa.

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