Bruciate le foto di Meloni, Nordio e Trump: nei guai due manifestanti veneti
Roma, tre manifestanti identificati dopo il rogo di cartelli con Meloni, Nordio e Trump durante il corteo contro il referendum.
ROMA – Sono tre le persone identificate dalle forze dell’ordine dopo l’episodio avvenuto durante la manifestazione contro il referendum sulla giustizia e contro la guerra in Iran, quando alcuni cartelli raffiguranti la premier Giorgia Meloni, il ministro Carlo Nordio e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sono stati dati alle fiamme.
L’episodio è avvenuto sabato 14 marzo nel corso del corteo che ha attraversato le vie della capitale. Secondo quanto emerso, due dei manifestanti identificati provengono da Padova mentre il terzo da Napoli. Per loro scatterà la denuncia all’autorità giudiziaria.
L’identificazione dei manifestanti
Le persone coinvolte sono state individuate dagli agenti della Digos di Roma, con il supporto delle Digos di altre città italiane.
Le indagini però non sono concluse: gli investigatori stanno continuando ad analizzare i filmati delle telecamere di sorveglianza e le immagini registrate durante la manifestazione per identificare eventuali altri responsabili.
Il corteo contro referendum e guerra
La manifestazione ha visto migliaia di persone scendere in piazza a Roma per protestare contro il referendum costituzionale sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo, oltre che contro il governo e contro la guerra in Iran.
Il corteo è partito da piazza della Repubblica per poi attraversare il centro della città fino ad arrivare a piazza San Giovanni.
Ad aprire la manifestazione uno striscione con la scritta “No al referendum, no alla guerra e no al governo liberticidia”.
Le organizzazioni presenti
L’iniziativa è stata promossa dal Comitato per il “No sociale” e sostenuta da Potere al Popolo.
Alla protesta hanno aderito diverse realtà, tra cui:
collettivi studenteschi come Osa e Cambiare Rotta
movimenti per la Palestina
movimenti per il diritto alla casa
centri sociali
il sindacato Usb
Secondo gli organizzatori alla manifestazione avrebbero partecipato circa 20 mila persone, mentre le stime delle forze dell’ordine indicano una presenza compresa tra 5 mila e 7 mila manifestanti.
I cartelli bruciati durante la protesta
Nel corso della manifestazione sono stati incendiati alcuni cartelloni con immagini di esponenti politici.
Uno dei cartelli raffigurava Giorgia Meloni mentre teneva al guinzaglio il ministro della Giustizia Carlo Nordio, accompagnato dalla scritta “No al vostro referendum”.
Un altro mostrava Meloni insieme al presidente israeliano Netanyahu, con la frase “No al vostro genocidio, 75mila civili uccisi, 2 milioni di sfollati”.
Durante la protesta sono stati utilizzati fumogeni che hanno contribuito a incendiare le immagini.
Il flashmob in piazza San Giovanni
Al termine del corteo, in piazza San Giovanni, è stato organizzato anche un flashmob simbolico.
In piazza sono stati deposti fagotti macchiati di vernice rossa, utilizzati come rappresentazione dei bambini morti nei raid militari attribuiti a Stati Uniti e Israele in Iran.
La condanna del sottosegretario Ostellari
Sull’episodio è intervenuto anche Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, che ha espresso solidarietà alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro Carlo Nordio.
“Ciò che alcuni manifestanti hanno fatto non è protesta: è un gesto vile che alimenta odio e allontana il confronto democratico”, ha dichiarato.
Ostellari ha sottolineato come il rispetto delle istituzioni e delle persone debba rimanere un principio fondamentale del confronto politico, aggiungendo che gli italiani sono un popolo migliore di quanto mostrato da simili episodi.