Salman Rushdie apre pordenonelegge 2026: stasera al Verdi, domani a New York il film Knife
Lo scrittore apre la 27^ edizione del festival e guarda alla prima del documentario Knife il 17 settembre a New York.
PORDENONE - Salman Rushdie inaugura oggi, 16 settembre 2026, la 27^ edizione di pordenonelegge, dove in serata riceverà l’onorificenza di Ambassador of Freedom e alle 20 sarà al Teatro Verdi per il dialogo “Linguaggi della verità”. Il giorno dopo volerà a New York per la prima di Knife, il documentario di Alex Gibney che ricostruisce l’attentato del 2022 e il lungo percorso di guarigione dello scrittore.
Nella conferenza stampa della mattina Rushdie ha spiegato di sperare di arrivare in tempo negli Stati Uniti per la proiezione del 17 settembre. Del film ha parlato come di “un buon film”, aggiungendo però che per lui non sarà semplice vederlo. Il documentario, ha raccontato, ha un’impostazione molto intima e sensibile: la struttura portante è il video diario girato dalla moglie Rachel Eliza Griffiths, poetessa e fotografa, che per un anno ha ripreso la loro vita dopo l’aggressione, tra ferite da curare e recupero graduale fino al completo ristabilimento.
Stasera il dialogo al Teatro Verdi
L’appuntamento più atteso della giornata è fissato per ore 20 al Teatro Verdi, dove Rushdie sarà protagonista dell’incontro “Linguaggi della verità”. La sua presenza apre un’edizione del festival fortemente centrata sul tema della libertà di espressione, filo conduttore richiamato anche dai vertici della Fondazione.
Il presidente di Fondazione Pordenonelegge Michelangelo Agrusti ha collegato la presenza dello scrittore alla vocazione di questa 27^ edizione: un percorso che mette al centro chi paga ancora oggi il prezzo delle proprie idee, da Rushdie al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fino alla storia di Anna Politkovskaja attraverso il libro della figlia Vera e alle voci ospitate nella Dissensio Arena. Il cartellone completo di pordenonelegge 2026 accompagna un’edizione costruita proprio attorno al rapporto fra libri, parola pubblica e libertà.
Anche il curatore di pordenonelegge Alberto Garlini ha sottolineato il peso letterario di Rushdie, definendolo uno scrittore che ha cambiato il modo di raccontare storie, con una letteratura capace di generare altre storie e di rifiutare una sola voce.
Il film Knife e il racconto dell’attentato
Knife, diretto dal premio Oscar Alex Gibney, affronta l’attentato che nel 2022 ha quasi ucciso Rushdie. Lo scrittore ha spiegato che il regista ha scelto un approccio attento e rispettoso, affidando gran parte del racconto alle sue parole e alle immagini raccolte in famiglia durante la convalescenza.
Per Rushdie la visione sarà comunque difficile: ha detto di considerare il documentario interessante per il pubblico, pur sapendo che per lui avrà un impatto emotivo molto forte. Il film segue infatti non solo il momento della violenza, ma soprattutto le conseguenze fisiche e personali dell’accoltellamento e la strada, lunga e incerta, della ripresa.
Le risposte su Trump, libertà di espressione e Iran
Nel confronto con i giornalisti, Rushdie ha toccato anche alcuni temi dell’attualità internazionale. Su Donald Trump ha detto che “non ha il senso dell’umorismo” e che dice “il contrario della verità”, anche in relazione all’intelligenza artificiale. Sulla libertà di espressione si è detto fiducioso nella tenacia degli scrittori: “sono persone ostinate”, ha osservato, aggiungendo di sperare che la verità non diventi una questione di appartenenza.
Ha poi ricordato che Trump rappresenta, a suo giudizio, una minaccia non soltanto sul fronte della libertà di espressione, richiamando anche la scadenza politica delle elezioni di Mid-term negli Stati Uniti, previste tra circa cinquanta giorni.
Sulla propria vicenda personale, Rushdie ha ricordato che I Versi satanici erano il suo quarto romanzo e il quinto libro pubblicato, mentre oggi la sua produzione è arrivata a 23 titoli: la parte più ampia della sua opera, ha sottolineato, è quindi successiva alla fatwa. Per 25 anni ha pensato di poter vivere una vita ordinaria da scrittore, fino all’attentato del 2022, che continua a considerare un episodio isolato e non l’inizio di una nuova fase di minaccia.
Il valore del tempo e il giudizio sulla guerra in Iran
Rushdie ha detto di sentirsi fortunato per essere sopravvissuto e di dare oggi grande importanza al tempo “extra” che gli è stato concesso, cercando di dedicarlo alle cose davvero importanti. Nel suo intervento non è mancato un passaggio sull’Iran: ha parlato dell’esistenza di un Islam radicale e di un regime sanguinario, ma ha definito sbagliata la guerra promossa contro Teheran, giudicandola un conflitto controproducente che, a suo avviso, finirà per rafforzare il regime invece di migliorare la vita della popolazione iraniana.
Infine un cenno alla tappa friulana: “Mi sto divertendo molto a pordenonelegge”, ha detto Rushdie, aggiungendo che è piacevole essere a Pordenone anche in questi giorni così intensi tra il festival e l’imminente partenza per New York.