Settembre in Veneto ha concentrato la pioggia in pochi giorni: il divario tra costa, pianura e montagne
Il report ARPAV descrive un mese molto caldo e meno piovoso della norma, ma con accumuli opposti tra Alto Veneziano, costa meridionale, pianura e Bellunese.
Il settembre 2026 del Veneto non si lascia riassumere con una parola sola. È stato un mese molto più caldo della norma e, nel totale regionale, meno piovoso; nello stesso tempo, in una parte dell'Alto Veneziano la pioggia si è concentrata in due giornate molto intense, mentre la costa meridionale e il Rodigino orientale hanno chiuso il mese con quantitativi minimi. È questa geografia diseguale, più del singolo temporale o della singola giornata calda, a spiegare che cosa sta cambiando per campagne, gestione dell'acqua e programmazione delle attività all'aperto.
Il rapporto meteoclimatico di settembre pubblicato da ARPAV offre una fotografia misurata, non una previsione per le prossime settimane. La media regionale delle precipitazioni è stata di 89 millimetri, il 19% sotto il riferimento 1991-2020. Ma quel valore medio nasconde distanze che, sul territorio, sono decisive: il Veneto costiero settentrionale ha registrato eccedenze oltre il doppio della norma, la fascia costiera meridionale cumulate inferiori alla metà; Pedemontana, Alpi e Prealpi restano sotto media.
Il punto non è solo quanta pioggia è caduta, ma quando e dove
La novità più concreta del bilancio ARPAV è la concentrazione. A settembre lo SDII, l'indice che mette in rapporto la pioggia cumulata con i giorni piovosi, si colloca al terzo posto dal 1991 per intensità: in media sono caduti 26 millimetri per ogni giorno di pioggia. Non vuol dire che l'intera regione abbia ricevuto la stessa quantità d'acqua o che ogni area abbia avuto gli stessi effetti. Vuol dire che una quota rilevante delle precipitazioni mensili è arrivata in pochissime occasioni.
L'esempio più netto è nell'Alto Veneziano. A Lugugnana di Portogruaro ARPAV ha misurato 291 millimetri nel mese e un record di 97 millimetri per giorno piovoso. Gran parte del totale è arrivata il 10 settembre, fra 100 e 200 millimetri, e il 17, con altri 50-80 millimetri. Nelle stesse due fasi sono stati osservati circa 190 millimetri a Bibione. Sono valori locali, non estendibili automaticamente a tutto il Veneziano: servono però a capire perché l'impressione di un settembre bagnato possa essere fondata in una località e del tutto fuorviante a poche decine di chilometri.
La situazione è opposta sulla costa meridionale e nel Rodigino orientale. Adria Bellombra, Porto Tolle e Rosolina hanno registrato minimi inferiori a 15 millimetri; in quell'area le cumulate sono state generalmente sotto i 50 millimetri. Sulla pianura il risultato complessivo è un'anomalia di circa -14%, ma la media provinciale o regionale non basta: il report segnala eccessi oltre il doppio della norma sulla pianura costiera settentrionale e valori sotto metà media su quella meridionale.
Caldo da estate, ma senza una pioggia regolare
Il quadro idrico va letto insieme al termometro. Settembre è stato il terzo più caldo della serie delle stazioni automatiche ARPAV, attiva da oltre 35 anni: temperatura media regionale di 19,2 gradi, salita a 21,4 in pianura, con un'anomalia di +2,6 gradi sul trentennio 1991-2020. Tra Vicentino e Veronese settentrionali lo scarto ha superato i tre gradi. La prima decade è risultata la più calda mai registrata; tra il 4 e l'8 diverse zone della pianura interna hanno raggiunto 35-36 gradi.
Non è stato un caldo confinato a una sola fascia. L'ondata dal 3 all'8 settembre ha interessato oltre 90 sensori e, nel momento di massima estensione, circa l'80% del territorio regionale, con maggiore coinvolgimento del Veneto centrale e settentrionale. A Feltre ARPAV cita una massima di 33,7 gradi, a Masi 36,7 e a Trecenta 36,1. I dati mostrano anche un primato per le notti tropicali in pianura, cioè quelle in cui la minima resta sopra i 20 gradi: un fenomeno che l'Agenzia definisce nuovo per settembre e in crescita statisticamente significativa.
Questo aggiornamento non replica il bilancio dell'estate 2026 più calda della serie regionale: aggiunge il tassello di settembre e mostra che l'avvio dell'autunno meteorologico non ha distribuito in modo omogeneo né il raffreddamento né la ricarica d'acqua. Due episodi intensi possono alzare rapidamente un pluviometro, ma non equivalgono a giorni piovosi regolari, né correggono nello stesso modo il bilancio dei suoli in tutte le aree.
Dalla pioggia misurata all'acqua davvero disponibile
Per leggere il passaggio dalle nuvole ai campi ARPAV usa anche l'evapotraspirazione potenziale: è la quantità teorica di acqua che suolo e vegetazione possono trasferire nell'atmosfera in base a temperatura e radiazione. In settembre è stata in media di circa 90 millimetri in pianura, sei millimetri sopra la norma. Quando aria e suolo restano caldi, una parte maggiore dell'acqua disponibile viene sottratta per evaporazione e traspirazione.
Il bilancio idroclimatico, che confronta piogge ed evapotraspirazione, è così rimasto in deficit sulla pianura, con una media di circa -13 millimetri e valori più marcati nel basso Veneto. L'eccezione è l'Alto Veneziano, dove gli accumuli abbondanti hanno prodotto un bilancio positivo. Anche qui non si tratta di un verdetto sulla singola azienda o sul singolo appezzamento: è un indicatore preliminare utile per capire perché, a parità di millimetri mensili, l'acqua effettivamente disponibile possa essere diversa.
Gli indici su periodi più lunghi rendono il contrasto ancora più chiaro. Per il solo settembre ARPAV rileva siccità da severa a estrema sulla pianura costiera meridionale e condizioni localmente umide sulla costa settentrionale. Guardando agli ultimi tre mesi, la criticità maggiore si sposta verso la parte settentrionale della regione, in particolare il settore prealpino; sulle scale di sei e dodici mesi il deficit coinvolge aree più ampie, fino a classi estreme soprattutto nel basso Bellunese.
Il Bellunese offre un caso documentato. Nel focus dolomitico del rapporto, ARPAV rileva per settembre temperature medie 2-3 gradi sopra la norma e solo 3-8 giorni piovosi, contro i 9-10 attesi. A Feltre, dal 1° gennaio al 30 settembre, sono caduti 720 millimetri rispetto a una media di 1.062: il 32% in meno. È un dato locale, mentre Arabba nello stesso intervallo resta a +11%; proprio questa differenza impedisce di parlare di una siccità identica in tutta la montagna veneta.
Perché il dato interessa imprese, consorzi e comuni
Per l'agricoltura il calendario delle piogge conta quanto il totale. Un acquazzone intenso può rifornire velocemente alcuni canali o terreni, ma può anche scorrere più rapidamente e non compensare una sequenza di settimane calde e asciutte; l'effetto dipende da suolo, coltura, pendenza e rete irrigua. Per questo non è corretto dedurre dal report rese finali o danni generalizzati. Il dato, però, offre il contesto misurato per una vendemmia che nel Trevigiano e nel Veneto orientale era già partita in anticipo: la raccolta anticipata descritta nelle aree viticole e la successiva pressione idrica rilevata nei vigneti del Veneto orientale non sono dunque una fotografia trasferibile a tutta la regione.
Per consorzi di bonifica, gestori del verde e amministrazioni locali, la conseguenza pratica è che il totale regionale non può sostituire le misure locali. La pianura costiera settentrionale e quella meridionale hanno avuto bisogni opposti nello stesso mese; le verifiche su invasi, canali, irrigazione o programmazione delle manutenzioni devono partire dalle reti e dai bollettini del proprio ambito, non dalla media veneta.
Per residenti e attività, invece, la lezione è soprattutto informativa. Dopo una giornata temporalesca, il dato più utile non è decidere che la siccità sia finita o che l'autunno sia ormai arrivato: è controllare l'evoluzione nella propria zona attraverso i dati e i bollettini ufficiali. ARPAV ricorda che il deficit dipende anche dai mesi precedenti; il suo indicatore SPEI, a differenza del solo conteggio della pioggia, tiene conto dell'effetto della temperatura sulla disponibilità d'acqua.
Un settembre che divide il Veneto in più territori climatici
Il risultato del mese è quindi preciso: meno pioggia della norma a scala regionale, ma piogge tra le più concentrate degli ultimi decenni; molto caldo, con una prima decade da record; disponibilità idrica diversa tra coste, pianure, pedemontana e montagna. La costa settentrionale dell'Alto Veneziano ha avuto accumuli eccezionali in poche date, mentre costa meridionale e Rodigino hanno visto minimi molto bassi. Il basso Bellunese continua a mostrare un deficit più profondo se si allarga lo sguardo ai mesi precedenti.
Non è una previsione sull'inverno né una sentenza sulla stagione agricola. È una base aggiornata per leggere le prossime settimane senza semplificazioni: non basta dire che ha piovuto, così come non basta dire che settembre è stato secco. Nel Veneto del settembre 2026 le due affermazioni possono essere entrambe vere, ma in luoghi diversi.