Ti metti in pericolo con grave imprudenza? Ora il soccorso può costarti caro. La novità
Nuove regole per i soccorsi della Guardia di Finanza: costi a carico dell’utente in caso di dolo, colpa grave o richieste ingiustificate.
Chiamare i soccorsi quando esiste un pericolo reale resta la cosa giusta da fare e non comporta automaticamente alcun pagamento. Ma da agosto cambia qualcosa per gli interventi di ricerca, soccorso e salvataggio effettuati dalla Guardia di Finanza: quando l’emergenza è stata provocata con dolo o colpa grave, oppure quando la richiesta di intervento risulta immotivata o ingiustificata, i costi possono essere addebitati a chi ha determinato l’operazione.
La novità non introduce quindi un “soccorso a pagamento” generalizzato. Introduce invece un principio preciso: chi mobilita uomini e mezzi della Guardia di Finanza senza una reale necessità, oppure determina la situazione di pericolo attraverso un comportamento qualificabile come gravemente colposo, può essere chiamato a sostenere il costo dell’intervento. È quanto prevede la legge di Bilancio 2026, alla quale ha dato attuazione il decreto del Ministero dell’Economia del 24 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 agosto ed entrato in vigore il giorno successivo.
La regola non riguarda chi ha realmente bisogno di aiuto
È questo il punto più importante da chiarire.
Chi si trova in difficoltà, chi è ferito, chi si perde o chi teme concretamente per la vita o l’incolumità di un’altra persona deve continuare a chiamare il 112 senza esitare.
La norma riguarda gli interventi della Guardia di Finanza quando viene accertato che la necessità del soccorso è riconducibile a dolo o colpa grave, oppure quando la chiamata è stata effettuata senza una motivazione effettiva. La formulazione è contenuta espressamente nell’articolo 1 della legge 199 del 2025 e nel successivo decreto ministeriale che ha determinato i corrispettivi.
In altre parole, non basta aver commesso un errore o essere rimasti coinvolti in un incidente per vedersi presentare un conto.
Prima viene sempre il soccorso
La logica delle nuove disposizioni non modifica la priorità operativa: prima si salva la persona.
Solo una volta concluse le operazioni possono essere esaminate le circostanze che hanno portato all’attivazione del dispositivo e verificato se ricorrano le condizioni previste dalla normativa per il recupero dei costi.
Il decreto del Ministero dell’Economia stabilisce infatti le tariffe relative agli interventi di ricerca, soccorso e salvataggio della Guardia di Finanza nelle ipotesi individuate dalla legge. Il provvedimento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.178 del 3 agosto 2026.
Cosa significa “dolo o colpa grave”
Il discrimine è importante.
Il dolo presuppone un comportamento volontario. La colpa grave indica invece una condotta caratterizzata da un livello particolarmente elevato di imprudenza, negligenza o inosservanza delle regole.
Non significa quindi che chiunque cada durante un’escursione, si perda in montagna o abbia un incidente debba pagare.
La valutazione riguarda le circostanze concrete che hanno generato l’intervento e non la semplice circostanza che sia stato necessario mobilitare i soccorritori.
Anche le chiamate ingiustificate possono avere un costo
L’altro caso previsto riguarda la richiesta di intervento immotivata o ingiustificata.
È un passaggio importante perché un’operazione di ricerca può mobilitare contemporaneamente pattuglie, specialisti del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, unità cinofile, mezzi terrestri e assetti aerei.
Un allarme privo di un effettivo fondamento non significa soltanto sostenere un costo pubblico: può impegnare mezzi che, nello stesso momento, potrebbero essere necessari per un’altra emergenza.
Proprio mercoledì 19 agosto, ad esempio, in Friuli Venezia Giulia Guardia di Finanza, Soccorso Alpino ed elisoccorso sono stati impegnati in più interventi nel giro di poche ore, tra Trasaghis, Tramonti di Sopra e Tarvisio.
Migliaia di interventi ogni anno
La dimensione del fenomeno emerge dai numeri ufficiali della stessa Guardia di Finanza.
Nel 2025 il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza ha effettuato 2.631 interventi, portando in salvo 2.779 persone e recuperando 228 salme. Nei soli primi cinque mesi del 2026 erano già stati eseguiti 1.278 interventi, con 1.531 persone salvate e 87 salme recuperate.
Si tratta quindi di un'attività operativa molto ampia, che si affianca agli altri soggetti del sistema nazionale di soccorso.
La Guardia di Finanza può intervenire in montagna, in mare e in altri contesti difficili, mettendo a disposizione personale specializzato e mezzi propri. La normativa attribuisce inoltre alle Forze di polizia la possibilità di essere impiegate nel servizio di pubblico soccorso.
Elicotteri e uomini possono restare impegnati per ore
Un soccorso in ambiente impervio può richiedere un'organizzazione complessa.
Basta guardare agli incidenti avvenuti negli ultimi giorni sulle montagne del Nordest. Sul Monte Agner, nel Bellunese, una donna precipitata durante la discesa è stata raggiunta dall'elicottero e recuperata dopo un intervento particolarmente complesso.
A Ragogna, invece, un motociclista è uscito di strada precipitando per una decina di metri in un dirupo, rendendo necessario l'intervento dei soccorritori.
Sono scenari molto diversi tra loro, ma aiutano a comprendere quanto rapidamente un’emergenza possa richiedere personale altamente specializzato e mezzi costosi da impiegare.
Non è una tassa sulle escursioni
La nuova normativa non deve quindi essere interpretata come una tassa per chi va in montagna, naviga o pratica attività all’aperto.
Il principio fissato dal legislatore è molto più circoscritto: i corrispettivi possono essere richiesti quando l’intervento della Guardia di Finanza è imputabile a dolo o colpa grave oppure deriva da una richiesta immotivata o ingiustificata.
Il decreto del 24 luglio ha poi stabilito le misure economiche da applicare nelle diverse tipologie di intervento.
Se c’è un pericolo reale bisogna chiamare il 112
La conseguenza pratica per i cittadini è semplice: in presenza di un'emergenza reale non bisogna perdere tempo chiedendosi se il soccorso sarà a pagamento.
Se una persona è ferita, dispersa, in difficoltà oppure esiste un fondato timore per la sua sicurezza, l'allarme va dato immediatamente.
Le nuove regole intervengono dopo, nei casi eccezionali nei quali emerga un comportamento doloso o gravemente colposo oppure una chiamata senza giustificazione.
L'obiettivo è quindi evitare che richieste superficiali o comportamenti estremamente imprudenti scarichino interamente sulla collettività il costo di operazioni complesse, senza però trasformare il timore di una possibile fattura in un ostacolo alla richiesta di aiuto quando una vita è realmente in pericolo.