Una tesi IUAV racconta il caso Pulfar nelle Valli del Natisone tra eolico e territorio
Giulia Biasutto, laureata con 110 in Arti Multimediali a Venezia, ha trasformato il caso del Monte Craguenza in un documentario.
VENEZIA - Una tesi universitaria accende di nuovo l’attenzione sul progetto eolico Pulfar nelle Valli del Natisone. Giulia Biasutto, neolaureata in Arti Multimediali all’Università IUAV di Venezia con 110, ha dedicato il suo elaborato finale e un documentario al piano previsto sul Monte Craguenza, in provincia di Udine, scegliendo di raccontare il territorio attraverso testimonianze, immagini e ricerca sul campo.
Il lavoro prende in esame uno dei temi più discussi dell’area: l’impianto proposto dalla società Ponente Green Power, che prevedeva quattro aerogeneratori alti circa 200 metri sul crinale del Monte Craguenza. Un progetto che coinvolge i comuni di Pulfero, Torreano, Cividale del Friuli, Moimacco e San Pietro al Natisone e che negli ultimi anni ha alimentato un confronto tra transizione energetica, tutela ambientale e difesa del paesaggio.
Il documentario sul Monte Craguenza
Seguita dal docente e videomaker Daniele Zoico, Biasutto ha trasformato la tesi in un lavoro audiovisivo costruito attorno al caso Pulfar. L’attenzione non è rivolta soltanto all’impianto eolico, ma anche al contesto in cui si inserisce: un territorio dove si intrecciano biodiversità, memoria locale, geologia e identità delle comunità.
Il documentario raccoglie quattro voci con competenze ed esperienze diverse. A intervenire sono l’attivista Aran Cosentino, la biologa e ricercatrice Michela Corsini, il geologo Luigi Perricone e Monica Adami, insegnante e componente del comitato impegnato nella difesa dell’area. Le interviste permettono di leggere la vicenda da più punti di vista, mettendo insieme gli aspetti scientifici, ambientali, sociali e culturali legati al Monte Craguenza.
Il caso Pulfar nelle Valli del Natisone
La scelta del tema si inserisce in un dibattito che ha coinvolto cittadini, comitati e amministrazioni locali. Il progetto eolico Pulfar è infatti diventato uno dei nodi più sensibili per il futuro delle Valli del Natisone, anche per l’impatto previsto su un’area ritenuta delicata dal punto di vista paesaggistico e naturalistico.
Nel lavoro di Biasutto, il caso locale diventa anche una domanda più ampia sul rapporto tra energie rinnovabili e territori fragili. Il documentario prova così a restituire il conflitto tra esigenze contemporanee e protezione dei luoghi, affidandosi alle immagini e alle parole di chi quell’area la conosce o la vive direttamente.
Le Valli del Natisone e l’area di Cividale del Friuli sono spesso al centro dell’attenzione per questioni che riguardano il territorio e la sua gestione, come mostrano anche i recenti controlli di Ferragosto raccontati da Nordest24.
Dalla laurea al lavoro nell’audiovisivo
Per la giovane autrice veneziana, il progetto rappresenta anche il punto di arrivo del percorso di studi in Arti Multimediali e allo stesso tempo un primo passo nel mondo del documentario. L’elaborato nasce infatti come sintesi tra formazione artistica e indagine su un tema di attualità, usando il linguaggio audiovisivo per raccontare persone, luoghi e questioni contemporanee.
Il lavoro dedicato a Pulfar non si limita quindi a ricostruire una vicenda locale, ma prova a usare il cinema come strumento di osservazione del territorio. Al centro restano il Monte Craguenza, le comunità coinvolte e le quattro testimonianze raccolte da Giulia Biasutto: Aran Cosentino, Michela Corsini, Luigi Perricone e Monica Adami.