Tolmezzo accoglie Raffaella Cargnelutti con “Alla gentilezza di chi la raccoglie”

A Tolmezzo Raffaella Cargnelutti presenta il libro su Giulio Cargnelutti, deportato a Buchenwald nel 1944.

12 giugno 2026 18:39
Tolmezzo accoglie Raffaella Cargnelutti con “Alla gentilezza di chi la raccoglie” -
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Dopo il recente successo al Salone Internazionale del Libro di Torino e una lunga serie di incontri che hanno portato la sua testimonianza in festival, biblioteche e rassegne culturali, Raffaella Cargnelutti torna nella sua Tolmezzo per presentare uno dei libri più significativi del suo percorso umano e letterario.

L'appuntamento è in programma domenica 14 giugno alle ore 10.30 in Piazza XX Settembre, nell'ambito del festival letterario transfrontaliero Tolmezzo Vie dei Libri, dove la scrittrice e critica d'arte carnica presenterà “Alla gentilezza di chi la raccoglie. Dall'inferno di Buchenwald una storia vera”.

Un incontro che assume un significato speciale perché riporta questa storia proprio nei luoghi dove tutto ebbe inizio. A Tolmezzo, infatti, il 20 luglio 1944 Giulio Cargnelutti venne arrestato dalle SS e deportato nel campo di concentramento di Buchenwald. Aveva trentadue anni e lasciava a casa la giovane moglie Eugenia.

Pochi giorni dopo, durante il viaggio verso la Germania, riuscì a scrivere una lettera destinata alla sua sposa. Prima di lanciarla dal convoglio in corsa, affidò la speranza di quel messaggio a una frase vergata sulla busta: “Alla gentilezza di chi la raccoglie”. Un appello semplice e struggente rivolto a chiunque trovasse quella lettera lungo la ferrovia. Una richiesta di aiuto che venne raccolta dalle donne della Carnia, protagoniste di una straordinaria rete silenziosa di solidarietà che permise a tante famiglie di ricevere notizie dei propri cari deportati.

Da quella corrispondenza conservata per decenni nasce il libro di Raffaella Cargnelutti, un'opera intensa che intreccia memoria familiare e grande storia. A rendere ancora più preziosa questa testimonianza è il taccuino di disegni realizzato da Giulio durante la prigionia nel lager, un documento unico eseguito con materiali di fortuna che racconta dall'interno l'orrore della deportazione e la capacità dell'uomo di resistere anche nelle condizioni più estreme.

Rientrato da Buchenwald dopo nove mesi di prigionia, Giulio Cargnelutti dedicò la sua vita all'arte e alla scultura, senza mai perdere quella fede e quella sensibilità che lo avevano sostenuto nei momenti più difficili. La sua vicenda è diventata, grazie al lavoro della figlia, un patrimonio condiviso di memoria e consapevolezza.

Per Raffaella Cargnelutti, tornare a raccontare questa storia nella sua città significa chiudere idealmente un cerchio. Dopo aver emozionato lettori e pubblico in numerose occasioni culturali e dopo la recente presentazione al Salone del Libro di Torino, l'autrice riporta a casa una testimonianza che appartiene alla sua famiglia e all'intera comunità carnica.

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