Una nocciola resta incastrata nel bronco: bimba di 20 mesi salvata. Ecco come

Bimba di 20 mesi operata al Ca’ Foncello: una nocciola era rimasta nel bronco per due settimane e si era spezzata in sei parti.

08 settembre 2026 15:18
Una nocciola resta incastrata nel bronco: bimba di 20 mesi salvata. Ecco come -
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TREVISO. Uno spazio operativo di appena 3,5 millimetri, una paziente di soli 20 mesi e circa 10 chilogrammi e una nocciola rimasta nelle vie aeree per quasi due settimane, ormai spezzata in sei frammenti. È il delicato intervento portato a termine all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove un’équipe multidisciplinare è riuscita a rimuovere completamente il corpo estraneo dal bronco di una bambina.

La piccola, di nazionalità albanese e residente in Alto Adige, era arrivata a Treviso dopo un episodio di soffocamento avvenuto durante una vacanza in Albania con i genitori.

La nocciola, la tosse improvvisa e poi un'apparente ripresa

Tutto era cominciato mentre la bambina stava mangiando una nocciola. Improvvisamente aveva iniziato a tossire e respirare con difficoltà.

Dopo alcuni minuti, però, la situazione sembrava essersi risolta e la piccola appariva nuovamente in condizioni migliori. Nei giorni successivi i genitori hanno però notato un segnale che continuava a ripresentarsi: durante la respirazione si sentivano dei sibili.

Gli accertamenti effettuati in Albania avevano evidenziato un modesto enfisema polmonare destro, facendo nascere il sospetto che una parte della nocciola fosse stata aspirata nelle vie respiratorie.

A quel punto i genitori hanno deciso di rientrare urgentemente in Italia.

L’arrivo al Ca’ Foncello due settimane dopo

La bambina è arrivata al Ca’ Foncello nella tarda serata del 21 agosto, circa due settimane dopo l’episodio iniziale.

Il giorno seguente gli esami hanno confermato il sospetto: nelle vie aeree era presente un corpo estraneo. La decisione è stata immediata e la piccola è stata portata in sala operatoria.

A eseguire l’intervento è stato il dottor Massimo Sonego, responsabile dell’Unità operativa semplice di Chirurgia endoscopica del Distretto ORL del Ca’ Foncello.

Con lui hanno lavorato il dottor Carlo Cattelan, la dottoressa Nicoletta Toppan, anestesista, l’infermiere strumentista Egidio Berto, l’infermiera di anestesia Paola Romano e l’infermiere di sala Federico Mattarollo.

Importante anche il supporto del chirurgo pediatra Mario Ferro, che ha fornito indicazioni e attrezzature specifiche necessarie per intervenire su una paziente così piccola.

Un intervento durato oltre un’ora e mezza

Quando i medici hanno raggiunto la nocciola, la situazione era diventata molto più complessa rispetto al momento dell’aspirazione.

Dopo quasi due settimane il frutto si era infatti frammentato in sei parti. La permanenza del corpo estraneo aveva inoltre provocato un processo infiammatorio, restringendo ulteriormente il bronco.

L’infiammazione rendeva più difficile vedere e raggiungere i frammenti e aumentava anche il rischio di sanguinamento durante la rimozione.

L’intervento è durato oltre un’ora e mezza.

Il chirurgo lavora in appena 3,5 millimetri

Uno dei dati che restituisce meglio la complessità dell’operazione riguarda le dimensioni dello spazio a disposizione.

In una bambina di circa 10 chilogrammi è stato necessario utilizzare un broncoscopio rigido. Il lume operativo attraverso il quale il chirurgo può introdurre gli strumenti misura appena 3,5 millimetri.

Ed è attraverso quello spazio che l’équipe deve contemporaneamente individuare il corpo estraneo, raggiungerlo, afferrarlo ed estrarlo.

Nel frattempo l’anestesista deve riuscire a garantire la ventilazione della bambina, lavorando quindi sulla stessa via respiratoria utilizzata dal chirurgo per la procedura.

Alla fine tutti e sei i frammenti sono stati individuati e rimossi.

Terapia intensiva e poi il ritorno a casa

Terminata l’operazione, la bambina è stata ricoverata in Terapia intensiva per il monitoraggio postoperatorio.

Successivamente è stata trasferita in reparto, dove è rimasta per altri tre giorni, sottoposta alle terapie necessarie e tenuta sotto osservazione.

Poi la dimissione: la piccola è tornata a casa completamente guarita.

Una vicenda che si chiude positivamente, come un altro recente intervento salvavita raccontato da Nordest24, quando una neonata in arresto respiratorio era stata rianimata per 15 minuti da un medico.

«Queste situazioni possono essere sottovalutate»

Il dottor Sonego richiama l’attenzione proprio sulla possibilità che, dopo un primo episodio di tosse o soffocamento, il problema sembri essersi risolto.

La permanenza di un corpo estraneo all’interno di un bronco, invece, può determinare complicazioni importanti, rendendo necessaria la sua rimozione.

Il caso della bambina ne è un esempio: dopo il primo episodio respiratorio la situazione appariva migliorata, ma il sibilo persistente ha spinto la famiglia ad approfondire.

Il rischio della frutta secca nei bambini piccoli

La storia diventa anche un richiamo alla prevenzione.

Nei bambini molto piccoli la dentatura non è ancora completa e i meccanismi della masticazione e della deglutizione non hanno raggiunto la maturità dell’adulto. Alimenti o piccoli oggetti possono quindi essere accidentalmente aspirati nelle vie respiratorie.

Particolare attenzione va riservata alla frutta secca.

Secondo Sonego, nocciole e alimenti analoghi non dovrebbero essere proposti ai bambini piccoli interi né in frammenti. Qualora vengano inseriti nell’alimentazione, devono essere proposti in una forma adatta all’età, come una crema molto morbida e seguendo le indicazioni del pediatra.

Lo stesso principio vale per gli oggetti di piccole dimensioni, che non dovrebbero essere lasciati alla portata dei più piccoli.

Un alimento normalmente considerato sano, se offerto in una forma non adeguata all’età, può infatti trasformarsi in pochi istanti in un corpo estraneo capace di ostruire le vie respiratorie.

Il caso trattato al Ca’ Foncello dimostra anche perché, dopo un episodio di soffocamento, se persistono tosse, difficoltà respiratoria o sibili è importante non sottovalutare il problema e richiedere una valutazione sanitaria.

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