Maxi evasione nell’occhialeria: sequestrati soldi, macchinari e crediti aziendali | VIDEO

Frode fiscale nell’occhialeria: sequestro da 10 milioni, 52 denunciati e fatture false per oltre 83 milioni.

27 maggio 2026 08:42
Maxi evasione nell’occhialeria: sequestrati soldi, macchinari e crediti aziendali | VIDEO -
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TREVISO – Un sequestro conservativo da 10 milioni di euro è stato eseguito dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Treviso nei confronti di una società attiva nella fabbricazione industriale di occhiali e montature. Il provvedimento, emesso dal Presidente della Corte di Giustizia Tributaria di Treviso, arriva al termine di un controllo fiscale che ha fatto emergere un presunto sistema di evasione e fatturazione falsa nel settore dell’occhialeria.

L’attività investigativa è stata condotta dai finanzieri della Compagnia di Conegliano nei confronti di una società con sede operativa nel territorio di Valdobbiadene, gestita da soggetti di origine sinica. Secondo quanto ricostruito, l’impresa avrebbe indicato in dichiarazione costi documentati attraverso centinaia di fatture ritenute false, emesse da aziende risultate prive di reale capacità produttiva.

Sequestro da 10 milioni nel settore degli occhiali

Il provvedimento disposto dalla Corte di Giustizia Tributaria ha l’obiettivo di tutelare il credito erariale, per un importo complessivo pari a 10 milioni di euro, somma che comprende l’imposta ritenuta evasa, gli interessi e le relative sanzioni pecuniarie.

In esecuzione del sequestro, i finanzieri hanno sottoposto a cautela diversi beni riconducibili alla società. Tra questi figurano il complesso aziendale, costituito in gran parte da macchinari destinati alla produzione di occhiali, per un valore superiore a 30 mila euro, oltre a circa 300 mila euro in denaro contante e più di 1 milione di euro di crediti vantati dall’impresa nei confronti dei propri clienti.

Il sequestro rappresenta uno degli sviluppi più rilevanti dell’attività investigativa avviata per fare luce su un presunto meccanismo fraudolento costruito attorno all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

L’indagine partita da Valdobbiadene

Il controllo fiscale nei confronti della società di Valdobbiadene è stato il primo eseguito nell’ambito dell’operazione denominata “Dirty Lenses”. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire una presunta evasione d’imposta superiore a 3,5 milioni di euro.

Secondo la Guardia di Finanza, la società avrebbe inserito nella propria dichiarazione costi supportati da centinaia di fatture false. I documenti contabili sarebbero stati emessi da cinque aziende risultate, nei fatti, mere società cartiere: imprese formalmente esistenti, ma prive di una struttura produttiva reale e della capacità di fornire beni o servizi coerenti con le fatture emesse.

Attraverso questo sistema, l’impresa avrebbe abbattuto artificialmente i ricavi dichiarati, riducendo il carico fiscale e ottenendo un vantaggio economico illecito rispetto agli operatori del settore che agiscono nel rispetto delle regole.

Il sistema delle società cartiere

L’operazione “Dirty Lenses” ha portato alla luce un meccanismo ritenuto molto articolato. Al centro dell’indagine ci sarebbero 46 aziende del settore dell’occhialeria, gestite da imprenditori di origine cinese e distribuite in diverse province del centro-nord Italia e della Campania.

Dalle verifiche è emerso che, delle 46 imprese coinvolte, 35 non erano realmente operative. La loro funzione, secondo gli investigatori, sarebbe stata esclusivamente quella di emettere fatture utili ad abbattere i ricavi delle società effettivamente attive.

Le aziende realmente operanti sarebbero state 11, localizzate principalmente nelle province di Treviso e Belluno. Queste ultime, grazie al presunto risparmio d’imposta ottenuto attraverso l’utilizzo delle fatture false, avrebbero potuto proporre sul mercato prezzi sensibilmente più bassi rispetto alla concorrenza.

Prezzi più bassi e concorrenza alterata

Il presunto sistema fraudolento non avrebbe prodotto soltanto un danno per l’Erario. Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, il meccanismo avrebbe inciso anche sulle regole della leale concorrenza, penalizzando gli operatori commerciali rispettosi della normativa fiscale.

Le società beneficiarie delle fatture false, potendo contare su un indebito risparmio d’imposta, sarebbero riuscite a immettersi nel mercato con prezzi notevolmente inferiori. Una condotta che avrebbe alterato gli equilibri economici del settore dell’occhialeria, creando un vantaggio competitivo illecito.

Il fenomeno, per le Fiamme Gialle, dimostra come le frodi fiscali più strutturate non si limitino a sottrarre risorse allo Stato, ma possano danneggiare l’intero tessuto economico, comprimendo gli spazi di mercato per le imprese regolari.

Fatture false per oltre 83 milioni di euro

Nel corso delle investigazioni sono state individuate diverse migliaia di fatture ritenute false. Il valore complessivo dei documenti fiscali contestati supera gli 83 milioni di euro, con un’Iva corrispondente pari a circa 18 milioni di euro.

Si tratta di numeri che descrivono la dimensione del presunto sistema di frode, esteso su più territori e costruito attraverso una rete di imprese formalmente attive, ma in larga parte prive di reale operatività.

Le fatture sarebbero state utilizzate per creare costi fittizi nelle contabilità delle società beneficiarie, riducendo il reddito imponibile e l’Iva dovuta. Un meccanismo già noto nelle frodi fiscali, ma che in questo caso avrebbe assunto proporzioni particolarmente rilevanti per il settore coinvolto.

Denunciate 52 persone alla Procura di Treviso

All’esito delle attività investigative, sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Treviso 52 persone, tra titolari e amministratori delle aziende coinvolte.

I reati ipotizzati sono emissione di fatture per operazioni inesistenti e presentazione di dichiarazioni fraudolente mediante l’uso di fatture false. Le responsabilità dei soggetti coinvolti saranno ora valutate nell’ambito del procedimento penale.

Parallelamente, le dodici imprese cartiere risultate ancora formalmente attive sono state segnalate ai competenti uffici dell’Agenzia delle Entrate. Per queste società è stata disposta la chiusura d’ufficio delle partite Iva.

Il ruolo delle prove raccolte durante l’operazione

Le prove acquisite nel corso dell’indagine sono state utilizzate come base per il controllo fiscale eseguito nei confronti della principale impresa ritenuta beneficiaria del sistema fraudolento.

Proprio da questo controllo è scaturito il provvedimento di sequestro conservativo da 10 milioni di euro, disposto a garanzia del credito dello Stato. L’obiettivo è assicurare la possibilità di recuperare le somme ritenute dovute, qualora le contestazioni trovassero conferma nelle successive fasi del procedimento.

Il materiale raccolto dagli investigatori sarà ora fondamentale per ricostruire nel dettaglio i rapporti tra le imprese coinvolte, il flusso delle fatture e i vantaggi fiscali ottenuti dalle società operative.

La Guardia di Finanza contro le frodi fiscali organizzate

L’attività conferma l’impegno della Guardia di Finanza nel contrasto ai fenomeni più complessi di frode fiscale, soprattutto quando questi assumono una struttura organizzata e coinvolgono numerose imprese distribuite su più territori.

Secondo le Fiamme Gialle, condotte di questo tipo sottraggono risorse all’Erario, ostacolano lo sviluppo economico e incidono negativamente sulla corretta allocazione delle risorse. Inoltre, alterano la concorrenza e penalizzano le aziende che rispettano le regole fiscali e di mercato.

L’operazione “Dirty Lenses” si inserisce quindi in un più ampio quadro di controlli mirati a tutelare non solo le entrate pubbliche, ma anche la trasparenza del sistema economico e la regolarità del mercato dell’occhialeria.

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