A Trieste le fiabe classiche diventano dialetto: da Cappuccetto Rosso a Biancaneve, presentazione in Sala Xenia
Domenica 18 ottobre alle 11.30 l’incontro a Trieste con lettura pubblica di una delle sei storie del volume.
TRIESTE - Cappuccetto Rosso che parte da via Giulia e sale dalla nonna a Basovizza, il Gatto con gli stivali che attraversa il Carso fino al castello di Muggia, i tre porcheti sparsi tra San Luigi, Opicina e Aurisina. È da questo spostamento, insieme linguistico e geografico, che nasce “Fiabe triestine. Le fiabe classiche in dialetto triestino”, il libro di Cristina Marsi e Ingrid Kuris pubblicato da White Cocal Press e al centro della presentazione in programma domenica 18 ottobre alle 11.30 in Sala Xenia, Riva 3 Novembre 7.
L’incontro rientra nella Fiera dell’Editoria Transfrontaliera e del Mediterraneo “Parole tra i luoghi”. A dialogare con le autrici sarà l’editore Diego Manna, mentre Elena Colombetta leggerà pubblicamente una delle sei fiabe contenute nel volume.
Sei fiabe classiche riscritte tra città e Carso
Il libro prende alcune delle storie più note dell’immaginario fiabesco e le riporta dentro Trieste e i suoi dintorni, sostituendo ai paesaggi generici delle versioni tradizionali luoghi riconoscibili, lessico locale e dettagli di vita quotidiana.
Nel volume trovano spazio sei fiabe: Capuceto Rosso, el Gato coi Stivai, i tre Porcheti, el bruto Anatrocolo, i Musicanti de Brema e Biancaneve.
La riscrittura non si limita al dialetto. Cambiano anche ambientazioni, percorsi e riferimenti concreti. Cappuccetto Rosso non attraversa più il bosco, ma si muove in una Trieste familiare e domestica, portando alla nona a Basovizza radicio coi fasoi, gnochi col sugo de rosto, jota e favete. Il Gatto con gli stivali inventa il Marchese de Chèbe e si spinge fino al castello di Muggia. I tre porcheti costruiscono le loro case tra rioni e altipiano, mentre el bruto Anatrocolo viaggia sul tram de Opcina alla ricerca della propria identità.
Accanto ai personaggi compaiono così bora, osmize, doline, clanfe, luganighe e altri elementi del paesaggio e del parlato triestino, usati come parte narrativa e non come semplice cornice.
La cornice narrativa: una nona che racconta ai nipoti
A tenere insieme il libro è la voce di una nona triestina che racconta le fiabe ai nipotini e le filtra attraverso il proprio mondo, il proprio ritmo e il proprio linguaggio. È questa la chiave del volume: non una traduzione letterale dei classici, ma una riscrittura che conserva l’impianto delle storie e ne cambia atmosfera, suoni e coordinate.
Il risultato punta soprattutto alla lettura ad alta voce, sfruttando il dialetto e i modi di dire come strumento narrativo. Le illustrazioni di Ingrid Kuris accompagnano questo impianto con immagini pensate per restituire un immaginario riconoscibile, legato ai luoghi e ai personaggi della tradizione riscritta.
Chi sono le autrici e dove trovare il libro
Cristina Marsi è triestina e scrive storie rivolte soprattutto ai più piccoli. Ingrid Kuris, che firma anche come Akis, è nata a Livorno ed è triestina d’adozione dall’adolescenza; ha studiato all’Istituto d’Arte e si è formata nell’illustrazione e nella pittura.
Il volume è già disponibile in libreria e online. La presentazione di domenica sarà il momento pubblico dedicato al libro all’interno della rassegna “Parole tra i luoghi”, con un focus che unisce fiaba, dialetto e geografia cittadina.