Nucleare, Pellegrino: no a Comuni candidati per nuovi impianti

La consigliera regionale del Friuli Venezia Giulia contesta l’ipotesi di nuovi impianti e richiama costi, scorie e il caso Krško.

A cura di Web Team Web Team
05 giugno 2026 15:01
Nucleare, Pellegrino: no a Comuni candidati per nuovi impianti -
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Trieste - Nel giorno della Giornata mondiale dell’Ambiente, la consigliera regionale Serena Pellegrino, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra e vicepresidente della Commissione Ambiente, interviene nel dibattito sul possibile ritorno al nucleare in Italia e boccia l’ipotesi di chiedere ai Comuni di candidarsi per ospitare nuovi impianti.

Secondo Pellegrino, la discussione politica nazionale sta riportando al centro una scelta già respinta dai cittadini con i referendum del 1987 e del 2011. La consigliera sostiene che coinvolgere oggi le amministrazioni locali nella disponibilità a ospitare centrali significhi riaprire uno scontro tra sicurezza e fabbisogno energetico, ignorando l’esito delle consultazioni popolari.

Nel suo intervento, diffuso il 5 giugno, Pellegrino mette in guardia anche sul ruolo dei territori, che rischierebbero di farsi carico di infrastrutture considerate impattanti e potenzialmente a rischio, in un Paese che definisce fragile come l’Italia. A suo avviso, il confronto pubblico dovrebbe poggiare su dati certi, indipendenti e trasparenti, anche alla luce delle incertezze ancora aperte sul deposito nazionale delle scorie.

La consigliera ricorda infatti che in Italia non esiste ancora un deposito nazionale definitivo e che i rifiuti radioattivi delle centrali dismesse sono oggi conservati in 32 depositi temporanei distribuiti in 14 regioni.

Uno dei punti centrali della critica riguarda i costi di produzione dell’energia. Pellegrino cita stime secondo cui l’energia generata da nuove centrali nucleari potrebbe superare i 170 dollari per MWh, senza includere le spese per smantellamento degli impianti, bonifiche e gestione. Per contro, fotovoltaico ed eolico onshore avrebbero oggi costi medi compresi tra 50 e 60 dollari per MWh. Le rinnovabili, osserva, negli ultimi anni hanno registrato una forte riduzione dei costi e arriverebbero a essere da tre a quattro volte più economiche del nucleare nel costo unitario di produzione.

Pellegrino collega il tema anche alla situazione oltre confine, indicando in particolare la centrale nucleare di Krško, in Slovenia, come motivo di ulteriore preoccupazione per il Friuli Venezia Giulia. Nel mirino non ci sarebbero soltanto i rischi legati ai terremoti, ma anche la trasparenza delle informazioni sulla sicurezza.

La consigliera richiama le denunce avanzate da associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente, secondo cui nei documenti dei gestori dell’impianto sloveno sarebbero mancati dati aggiornati, l’indicazione precisa della localizzazione dell’impianto e alcuni risultati ritenuti critici. Un quadro che, secondo l’esponente di Avs, alimenta dubbi sulla completezza delle informazioni diffuse sui livelli di protezione della struttura.

Nel suo intervento, Pellegrino cita anche studi scientifici pubblicati su riviste internazionali, tra cui Seismological Research Letters della Seismological Society of America, firmati dai geologi sismologi Kurt Decker dell’Università di Vienna e Livio Sirovich, già dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS. Studi che, sottolinea, hanno riportato l’attenzione su un impianto collocato in una delle aree a più alto rischio sismico d’Europa.

Nella parte finale della sua presa di posizione, la consigliera sostiene che non ci sia mai stato un reale interesse ad aumentare la produzione da fonti rinnovabili senza ulteriore consumo di suolo, ma piuttosto la necessità di smaltire la grande quantità di pannelli fotovoltaici importati dai maggiori produttori mondiali.

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