«Cigno ucciso per essere cucinato», le dichiarazioni choc. «Sappiamo chi è stato»
Avvocato Cristiano Ceriello: ci costituiremo parte civile: pene esemplari
“Siamo allibiti, siamo carichi di sdegno e di riprovazione dalle ultime rivelazioni esclusive che noi del Partito Animalista siamo in grado di fornire ai cittadini e a chi indaga in relazione alla crudele uccisione del cigno sul fiume Stella, a Precenicco, nei pressi del locale ristorante: una matrice specifica”, a rendere noti gli aggiornamenti agghiaccianti è la giornalista e attivista Irene Giurovich, portavoce del Partito Animalista Italiano (PAI), sezione del Friuli Venezia Giulia insieme all'avvocato Cristiano Ceriello, presidente nazionale del PAI che segue il caso. La giornalista, nota per le sue battaglie a difesa degli animali e della natura, ha ricevuto infatti delle segnalazioni che consentono, una volta identificati, di procedere contro gli autori per i reati penali di uccisione di animali (art. 544 bis), maltrattamento di animali (art. 544 ter.), violazione della normativa a tutela della fauna selvatica (l. 157/92), concorso da parte di chi era presente (articolo 110 e 648 c.p.), omesso impedimento del reato (art. 40 c. 2, c.p.).
“Le informazioni, giunte tramite fonti confidenziali, riguardano proprio chi avrebbe commesso il reato: da quanto si è appreso si parla di un gruppo di cacciatori della zona di San Daniele, di qualcuno (uno o più di uno in concorso?) che si sarebbe immerso nell'acqua per ammazzare il povero animale... che non è morto subito, ma dopo una lotta intensa perché era grande e per ucciderlo, stando a quanto riferitoci in via riservata, ci è voluto tempo, molto tempo (pare che il o i responsabili si siano vantati pure della “battaglia” con il cigno). Dopo di che è stato chiesto al cuoco di cucinare l'animale morto pare dopo agonia da soffocamento” (ma su questo si attende l'esito dell'autopsia in corso). La morte, come se non bastasse il fatto di per sé criminoso e di una crudeltà mostruosa, sarebbe dunque arrivata al termine di una prolungata e cosciente sofferenza inflitta all’animale. Si parla di una tavolata di cacciatori nel locale.
“La violenza contro creature indifese come gli animali, deve essere condannata e l'autore o gli autori di questo reato devono essere puniti con pene esemplari. Il PAI precisa anzi che la circostanza riportata della presunta ebrezza di qualcuno non avrebbe alcuna rilevanza quanto a scusante e, al contrario, può aggravare il quadro complessivo sotto il profilo della pericolosità sociale di chi ha commesso questo reato”.
Il PAI chiede, attraverso l'Autorità Giudiziaria, l’adozione nei confronti dell'autore o degli autori del reato — facilmente identificabili grazie anche alle testimonianze di chi era presente, di chi ha visto, delle prenotazioni e grazie alle telecamere pare presenti— di un provvedimento interdittivo immediato e non procrastinabile che vieti loro l’esercizio dell’attività venatoria con contestuale revoca della licenza di caccia, del porto d'armi e del tesserino venatorio (se in possesso). Si richiede altresì di valutare la trasmissione degli atti alle competenti autorità amministrative regionali per l’adozione dei provvedimenti di loro competenza.
“Ribadiamo a gran voce, sempre e comunque – dichiarano Giurovich e l'avvocato Cristiano Ceriello – la nostra ferma posizione contraria all’attività venatoria; questo ennesimo macabro episodio conferma la pericolosità intrinseca e la propensione alla violenza indiscriminata contro gli animali: a tal proposito richiamiamo l’attenzione della Procura su un dato ormai consolidato nella letteratura scientifica internazionale di psicologia e criminologia secondo cui gli autori di gravi violenze sugli animali presentano un rischio statisticamente significativo di reiterare comportamenti aggressivi nei confronti degli esseri umani. Numerosi studi condotti da enti di ricerca internazionali, tra cui il Federal Bureau of Investigation (FBI), hanno evidenziato la correlazione tra maltrattamento di animali e violenza interpersonale. Tale considerazione rafforza la necessità di adottare misure preventive e repressive adeguate, non solo nell’interesse degli animali, ma anche della collettività”.
Il Partito Animalista Italiano, in persona del Presidente Nazionale Cristiano Ceriello, annuncia la propria intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento penale in rappresentanza degli interessi diffusi degli animali e della sensibilità collettiva dei cittadini attivi nella tutela degli esseri viventi. Con la costituzione di parte civile, il PAI richiederà il risarcimento del danno non patrimoniale subito in conseguenza dei fatti di reato, nonché il danno all’immagine e alla sensibilità di associati, sostenitori e simpatizzanti.
Giurovich e Ceriello infine rivolgono un appello formale e pubblico a chiunque abbia assistito all’uccisione del cigno o ne sia a conoscenza per qualsiasi ragione: la testimonianza non è soltanto un atto di civiltà e di giustizia verso una creatura indifesa, ma costituisce un preciso dovere giuridico. “Coloro che tacciono pur essendo a conoscenza di reati, ovvero che abbiano in qualsiasi modo favorito i responsabili, rischiano di essere imputati per concorso nei reati, favoreggiamento o omessa denuncia”.