Udine, servizio idrico in Fvg: Patto per l’Autonomia rilancia la gestione pubblica regionale
Conferenza stampa a Udine: al centro il referendum 2011, la scadenza della concessione a Trieste e il nodo delle tariffe.
UDINE - A un anno dalla scadenza della concessione del servizio idrico a Trieste, il Patto per l’Autonomia rilancia la proposta di una gestione pubblica regionale dell’acqua in Friuli-Venezia Giulia. La richiesta è stata avanzata l’11 giugno 2026 in una conferenza stampa a Udine, dove il movimento ha indicato nella fine del rapporto con Hera un passaggio decisivo per riaprire il confronto sulla governance del servizio.
Il dato politico da cui parte l’iniziativa è duplice: da un lato i promotori richiamano il referendum del 2011 sull’acqua bene comune, che in regione vide il 95% dei votanti esprimersi a favore dei quesiti; dall’altro sottolineano che oggi, rispetto ad allora, esisterebbero strumenti normativi e finanziari per costruire un soggetto interamente pubblico. Sullo sfondo c’è anche la differenza di costo indicata durante l’incontro: secondo quanto riferito, a Trieste l’acqua costerebbe il 75% in più rispetto a Udine.
La conferenza si è tenuta alla Caffetteria da Romi – Al Vecchio Tram, in piazza Garibaldi. Il giorno precedente, il 10 giugno, sullo stesso tema si era svolta a Trieste un’assemblea promossa da Adesso Trieste insieme al Patto per l’Autonomia.
Sono intervenuti Federico Pirone, responsabile Enti Locali del Patto per l’Autonomia, Marco Iob del CeVI – Centro di Volontariato Internazionale di Udine e Tommaso Fattori, tra i promotori dei referendum per l’acqua bene comune. Presenti anche i consiglieri comunali di Udine Stefania Garlatti Costa e Lorenzo Croattini.
Il nodo Trieste: concessione in scadenza e tariffe
Il punto più immediato riguarda Trieste, dove il prossimo anno scadrà la concessione del servizio ad Hera. Per i promotori dell’iniziativa, quel passaggio può diventare il momento in cui decidere se mantenere un assetto affidato a soggetti privati oppure avviare una gestione completamente pubblica.
Tommaso Fattori ha collegato la discussione attuale all’esito del referendum del 2011, sostenendo che proprio Trieste oggi rappresenti un’occasione concreta per tradurre quell’indicazione in una scelta amministrativa. Nel suo intervento ha affermato che Hera, in dieci anni, ha distribuito un miliardo di euro di utili ai soci privati, risorse che, ha detto, provengono anche dalle bollette pagate dai cittadini triestini.
Fattori ha anche insistito sul confronto tra tariffe, definendo Trieste tra le realtà più care del Nord Italia. Da qui la richiesta di una decisione politica esplicita sul futuro del servizio, accompagnata dall’idea che esistano già soluzioni tecniche per affidarlo a un soggetto totalmente pubblico.
Le basi normative richiamate dal Patto per l’Autonomia
Secondo Federico Pirone, il quadro attuale sarebbe diverso rispetto al 2011 perché la Regione dispone oggi di strumenti che allora non c’erano. Il riferimento principale è alla legge regionale 5 del 2024, indicata come una norma che promuove le fusioni per incorporazione delle società in house dei servizi pubblici locali e che, nelle intenzioni del Patto, potrebbe essere utilizzata per superare la frammentazione della gestione idrica in Friuli-Venezia Giulia.
A questo si aggiunge, sempre secondo quanto riferito nella conferenza, un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale, richiamato come ulteriore atto politico favorevole a una gestione coordinata e pubblica del servizio idrico integrato.
Pirone ha sostenuto inoltre che la Regione disponga di una solidità finanziaria sufficiente per accompagnare la nascita di un eventuale gestore pubblico. La posizione espressa dal Patto è che l’autonomia speciale del Friuli-Venezia Giulia debba tradursi anche nella capacità di riportare un servizio essenziale sotto un controllo pienamente pubblico. Il tema si inserisce nelle più recenti iniziative del Patto per l’Autonomia sul ruolo delle istituzioni regionali.
CeVI: decisioni pubbliche e confronto con i territori
Durante l’incontro Marco Iob ha ricordato il ruolo del CeVI nella campagna referendaria del 2011 e ha posto l’accento soprattutto sul metodo con cui dovranno essere prese le prossime decisioni. La richiesta rivolta a sindaci, Giunta regionale e Consiglio regionale è di chiarire quale modello intendano perseguire: un soggetto pubblico regionale con competenze e capacità operative oppure una gestione privata.
Per il CeVI, qualunque scelta sul futuro dell’acqua in Friuli-Venezia Giulia dovrà essere assunta in modo pubblico, trasparente e condiviso con i territori. È su questo terreno che la conferenza di Udine ha cercato di spostare il dibattito: non solo una discussione sulla scadenza triestina, ma una valutazione più ampia sull’assetto del servizio idrico regionale.
La richiesta emersa dall’incontro è quindi quella di aprire un confronto politico e istituzionale sul futuro della gestione dell’acqua, partendo da alcuni punti già messi sul tavolo: la concessione in scadenza a Trieste, il tema delle tariffe, la possibilità di riorganizzare le società in house e il ricorso agli strumenti regionali già approvati.