Vicino/Lontano, a Udine le anteprime tra Gaza, il terremoto del ’76 e cinema
Dal 30 aprile al 5 maggio mostre, libri, cinema e installazioni in attesa dell’edizione 2026 del festival.
UDINE – Prende il via con un calendario diffuso di appuntamenti il programma di anteprima di Vicino/Lontano 2026, in attesa del festival in programma dal 7 al 10 maggio. Al centro della ventiduesima edizione c’è la parola “respiro”, filo conduttore scelto dalle curatrici Paola Colombo, Franca Rigoni e Álen Loreti.
I due appuntamenti del 4 maggio
La giornata di lunedì 4 maggio concentra due degli eventi principali, entrambi nella chiesa di San Francesco. Alle 18 è prevista la prima presentazione assoluta di “L’estate indiana del ’76”, nuovo libro-memoir di Angelo Floramo pubblicato da Bottega Errante. In dialogo con la giornalista Maria Luisa Colledani, lo scrittore ripercorrerà il terremoto del 1976 attraverso lo sguardo del bambino che era allora, sullo sfondo di un Friuli segnato dalla tragedia e dal cambiamento. Un appuntamento che si inserisce anche nel clima delle iniziative per i 50 anni dal sisma, tema al centro di riflessioni e memoria in tutta la regione, come nel ricordo del terremoto del 6 maggio 1976.
Alle 21, sempre in San Francesco, andrà in scena “Specchi. Gaza e noi”, dialogo teatrale in forma di studio scritto e interpretato da Paola Caridi e Tomaso Montanari, con la partecipazione di Nabil Bey Salameh e la produzione della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Lo spettacolo affronta il tema di Gaza intrecciando parole, musica e poesia.
Al termine del dialogo sarà esposto anche un grande sudario collettivo realizzato a Tolmezzo dal gruppo Carnia per la Pace. Il telo bianco, lungo 25 metri e largo 7, riporta i nomi scritti a mano di 18.457 bambine e bambini uccisi a Gaza dai bombardamenti e dai droni israeliani. L’opera, nata dall’“Elegia per i sudari di Gaza” pronunciata da Caridi a Vicino/Lontano 2025, prosegue così il suo percorso come memoriale itinerante.
Cinema e montagna il 5 maggio
Martedì 5 maggio il programma si sposta al Cinema Visionario, in Sala Astra, con due proiezioni organizzate in collaborazione con il CEC-Centro Espressioni Cinematografiche. Alle 18 sarà proposto “Il tempo della montagna. ArchitetturAlpinA in dieci storie”, firmato da Francesca Molteni e Davide Fois e dedicato a dieci progetti che raccontano il rapporto tra architettura e comunità alpine. Interverranno gli architetti Federico Mentil, Marco Ragonese e Francesca Rizzani, presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Udine.
Alle 20 è invece in programma, in anteprima, il documentario “Quello che resta. Tre riti nelle montagne del Friuli” del regista Marco D’Agostini, che sarà presente insieme all’antropologa Marta Pascolini. Il film attraversa le comunità di Rodda, Erto e Cercivento, unite dalla persistenza di un patrimonio rituale condiviso. Per entrambe le proiezioni l’ingresso è libero.
Mostre, inclusione e progetti sociali
Il percorso di avvicinamento al festival si apre giovedì 30 aprile alle 18 alla Stamperia d’arte Albicocco con l’inaugurazione di “Ritmi e pause”, personale di Giorgio Griffa curata da Luca Pietro Nicoletti. La mostra resterà visitabile fino al 12 luglio.
Domenica 3 maggio, alle 16, l’azienda agricola Giuseppe Maggiori di Colloredo di Monte Albano ospiterà “Pesci fuor d’acqua”, mostra-mercato dei lavori su alluminio nati durante il laboratorio dell’artista Cattivo Frank con i tirocinanti del progetto di agricoltura sociale Primo Passo. Il ricavato sarà destinato al sostegno del progetto, coordinato da Igor Peres. L’appuntamento si inserisce in un territorio già attento alle iniziative tra arte e comunità, come nel caso di Colloredo di Monte Albano.
Sempre martedì 5 maggio, alle 18, alla Galleria Fotografica Tina Modotti sarà inaugurato il “Sensory Shelter - Rifugio sensoriale”, che resterà a disposizione del pubblico per tutta la settimana del festival. L’installazione, realizzata nell’ambito del progetto BeSenshome dell’Università di Trieste, nasce da una ricerca sull’abitare neurodivergente e punta a rendere più accessibile l’esperienza del festival, riconoscendo la pluralità delle percezioni e dei bisogni del pubblico.