Udine, Salmè: “Riabilitare il nome degli Arditi e intitolargli una piazza cittadina”

“Lettera aperta al sindaco di Udine e al Presidente del Consiglio regionale”Oggi pomeriggio il treno del “Milite Ignoto” arriverà nella stazione ferroviaria di Udine,ripercorrendo il percorso che, esa...

29 ottobre 2021 09:51
Udine, Salmè: “Riabilitare il nome degli Arditi e intitolargli una piazza cittadina” -
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“Lettera aperta al sindaco di Udine e al Presidente del Consiglio regionale”

Oggi pomeriggio il treno del “Milite Ignoto” arriverà nella stazione ferroviaria di Udine,ripercorrendo il percorso che, esattamente un secolo fa, dalla Basilica di Aquileia condusse il feretro del Milite Ignoto (scelto dalla madre italiana Maria Bergamas) fino all’Altare della Patria. Sette delle undici salme di soldati ignoti, transitarono nella nostra città e furono custodite nella Chiesa di Santa Maria in Castello e, d’altronde, non poteva essere diversamente, stante l’eccezionalità del ruolo della nostra città in quel dramma storico. Udine fu, a tutti gli effetti, la “Capitale della Grande Guerra”, riconosciuta (e per molti conosciuta per la prima volta) da tutta la Nazione e dai molti corrispondenti di guerra esteri che la descrissero al mondo nei loro articoli.

Il rito
collettivo del Milite Ignoto unì per la prima volta, in modo universale, tutta
la Nazione. Il progetto della classe dirigente risorgimentale, “Abbiamo
fatto l’Italia, ora bisogna fare gli italiani”,
si era finalmente concluso
anche nelle coscienze.

Ma se la
memoria del Milite Ignoto non è mai stata fortunatamente inquinata da squallide
discussioni ideologiche o politiche, purtroppo così non è stato per un’altra
pagina storica che ha riguardato la nostra città durante il primo conflitto. Mi
riferisco alla “Battaglia di Udine”, combattuta tra il 27 e il 28 ottobre del
1918, l’unica importante battaglia urbana della Grande Guerra. Rimase
per molto tempo misconosciuta, stretta tra le necessità di non smentire il mito
negativo della disfatta di Caporetto come conseguenza di uno “sciopero
militare”, nella ricostruzione fascista del primo dopoguerra e, nel secondo
dopoguerra, di non dover troppo riconoscere i meriti di  quegli Arditi
che, nonostante i grandi sacrifici di sangue versato sul campo di battaglia,
una certa storiografia aveva etichettato come “precursori” del fascismo.
Così, quella eroica pagina di storia locale e nazionale, venne relegata nella
soffitta della memoria, quasi che a scoperchiarla chissà quali fantasmi
avrebbero nuovamente aleggiato.

Ma se la storia è sicuramente scritta dai vincitori, il
tempo è spesso galantuomo anche per i dimenticati. È così che lentamente anche
quell’episodio, rivisitato, analizzato, ha squarciato una certa retorica
disfattista sulla battaglia di Caporetto,  dimostrando come fu proprio
l’eroismo di capitani e soldati semplici a salvare, con ripetute “battaglie di
retroguardia”, l’esercito italiano, consentendogli un relativo
ordinatoripiegamento fino al Piave.
Quella ritirata biblica dall’Isonzo al Tagliamento, due milioni di soldati,
mezzo milione di profughi, che tanto contribuì alla formazione di una coscienza
unitaria nazionale, non avrebbe mai potuto trasformarsi, come poi fu, in una
grande vittoria, senza il  sacrificio di quei soldati e di quegli
ufficiali che, quasi senza ordini, rallentarono l’avanzata austro germanica il
tempo necessario a consolidare le difese sul Piave.

Ma se nel giugno di quest’anno, il Consiglio regionale ha
approvato una sacrosanta legge, per la riabilitazione storica di quei soldati
italiani condannati alla fucilazione dasommari processi dei tribunali militari
dell’epoca, non si capisce come ci si possa sottrarre oggi alla rivisitazione
dei giudizi diffamatori di quei soldati che difesero fino alla morte la città
di Udine e con essa l’intera Nazione. E’ tempo che il Comune di Udine dedichi
una piazza alla “Battaglia di Udine” e agli “Arditi d’Italia”.

Dott. Stefano Salmè

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