Udito, nuova classificazione internazionale: il Burlo di Trieste tra gli autori
Le nuove raccomandazioni BIAP aggiornano la scala del 1996 e introducono criteri più precisi per misurare e descrivere la perdita uditiva.
TRIESTE - Cambia la classificazione audiometrica internazionale usata per descrivere la perdita uditiva, con criteri aggiornati che puntano a rendere le valutazioni più precise e confrontabili tra Paesi diversi. Alla definizione delle nuove raccomandazioni BIAP 02/2 ha contribuito anche l’Italia attraverso la dottoressa Eva Orzan, direttrice della Struttura di Audiologia e Otorinolaringoiatria dell’IRCCS materno infantile Burlo Garofolo di Trieste.
La nuova classificazione, pubblicata nei giorni scorsi dal BIAP – Bureau International d’Audiophonologie, sostituisce quella del 1996 e si allinea al quadro di riferimento dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2021. L’obiettivo è standardizzare non solo i gradi della soglia uditiva, ma anche le modalità di misurazione, le condizioni dell’esame audiometrico e i termini con cui viene descritta l’esperienza uditiva.
Che cosa cambia nella valutazione dell’udito
Il punto centrale della revisione è che non basta più limitarsi a chiedere quanto una persona senta. La soglia audiometrica, da sola, non è considerata sufficiente a spiegare la complessità dell’ascolto nella vita reale. La comprensione del parlato, infatti, può cambiare in base a più fattori: il profilo della curva audiometrica, il tipo e la storia della perdita uditiva, le condizioni ambientali, le capacità individuali e le strategie comunicative.
Per questo la nuova BIAP associa ai diversi gradi della perdita anche descrittori funzionali, pensati per spiegare le possibili difficoltà di ascolto sia nel silenzio sia in presenza di rumore. Entrano così nella valutazione elementi concreti della quotidianità, come la necessità di alzare il tono della conversazione, la fatica nel seguire il parlato con rumore di fondo, il bisogno di ripetizioni o il maggiore ricorso agli indizi visivi.
Come sottolinea Eva Orzan, il valore della raccomandazione sta anche nella precisione con cui vengono definite sia le misure sia il linguaggio usato per descriverle. In sostanza, per confrontare dati raccolti in contesti diversi non basta avere gli stessi numeri: serve la certezza che siano stati ottenuti e interpretati con criteri condivisi.
I sette gradi previsti dalla nuova scala BIAP
La nuova scala BIAP prevede sette gradi per descrivere la perdita uditiva:
- grado 0: 20 dB HL, entro il range normale;
- grado 1: 20–35 dB HL, compromissione lieve;
- grado 2: 35–50 dB HL, compromissione moderata;
- grado 3: 50–65 dB HL, compromissione da moderata a severa;
- grado 4: 65–80 dB HL, compromissione severa;
- grado 5: 80–95 dB HL, compromissione da severa a profonda;
- grado 6: oltre 95 dB HL, compromissione da profonda a totale.
Le soglie vengono calcolate sulla base della media delle soglie in conduzione aerea a 500, 1.000, 2.000 e 4.000 Hz.
Il ruolo del Burlo Garofolo nella commissione internazionale
La commissione internazionale che ha elaborato la raccomandazione è stata co-presieduta dalla stessa Orzan, in qualità di delegata della Società Italiana di Audiologia e Foniatria, insieme al collega tedesco Thomas Wiesner. Il lavoro, spiegano i promotori, nasce dal contributo di clinici di numerosi Paesi, non soltanto europei.
La revisione punta anche a dare maggiore attenzione alle differenze tra i due orecchi e a evitare che termini solo apparentemente equivalenti vengano usati con significati diversi, creando problemi nella lettura e nel confronto dei dati.
Un altro passaggio chiave riguarda il rapporto tra test e vita reale: la cabina audiometrica resta uno strumento indispensabile per misurare la sensibilità uditiva, ma non coincide con l’ambiente in cui una persona vive, ascolta e comunica ogni giorno. È proprio da questa distinzione che nasce la scelta di affiancare alla misura tecnica una descrizione più aderente alle difficoltà concrete incontrate nell’ascolto.